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Fieracavalli, tanto rumore per nulla

Fieracavalli, tanto rumore per nulla

Fieracavalli, tanto rumore per nulla

Troppa acerba la Fiera di Milano per competere veramente con la ribalta veronese

Venerdi sono stato in fiera a Milano per verificare a che punto è la "guerra delle fiere" per i cavalli. Se chi si è dato tanto da fare per scomodare i politici in difesa della Fieracavalli, sindaco Tosi in testa, avesse fatto la fatica di prendere la macchina, o il treno, e avesse visitato la nuova manifestazione avrebbe constatato di persona che la strada da fare per i milanesi, prima di diventare una valida alternativa alla fiera di novembre, è ancora molta.

Tutte le argomentazioni usate nella conferenza stampa di giovedì sono fuori luogo: "Cavalli a Milano" non è un prodotto di Fieremilano bensì il risultato dello sforzo di un nutrito gruppo di espositori di Fieracavalli, capeggiati dall'editore Alessandro Pellegrini, di dimostrare che i dirigenti di Fieracavalli non possiedono un format ineguagliabile, senza concorrenti e senza confronti bensì sono i proprietari di spazi espositivi e di alcune idee, principalmente legate alla formula sportiva, spettacolare, mercantile e folcloristica, che possono essere copiate a patto di avere risorse, energie e grande motivazione. E tale motivazione Pellegrini l'ha trovata dopo anni di assenza di dialogo, atteggiamenti provocatori e rifiuti sdegnati opposti alle legittime rivendicazioni di fior di espositori, i clienti piu' importanti della Fiera. E non parliamo di alcune procedure in vigore a Verona che, a detta di alcuni tra loro, sono sentite inutilmente vessatorie....

Un concetto che ho già espresso su queste colonne è che non esiste il primariato di nessuna fiera su un'altra in Italia: in assenza di un piano integrato nazionale che riconosca ai territori eccellenze da salvaguardare, ogni città puo' decidere di investire sul settore e, a seconda delle risorse che riesce a convergere, ottenere risultati straordinari. In questo contesto di massima libertà (autolesionista) sarà la capacità del management, la motivazione dei dirigenti, la sensibilità della filiera economica che affolla l'indotto ad escogitare i rimedi per fronteggiare le proposte concorrenti. Non il ricorso alla visibilità della politica che è esclusivamente autoreferenziale, quando non usa toni inopportuni. All'Ente Fiere invece, hanno fatto i professori, col duplice effetto di far nascere un concorrente (che non c'era) e creare un termine di paragone e, in prospettiva, dimostrare ad altri tentativi fino ad ora abortiti (mi viene in mente lo sforzo di copiare Vinitaly) che i tempi sono cambiati ed una speranza c'è. Se, come afferma qualcuno, molte delle eccellenze veronesi (Aeroporto, Fiera, Autostrada, Agsm) sono sulla difensiva rispetto ad operatori piu' dinamici e motivati, casualmente tutti lombardi ed altre realtà future sono sogni nel cassetto, penso all'Alta Velocità e ad Expo 2015, per le quali Verona non esiste, non sarà che, come per questo episodio, sono i veronesi inadeguati?
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