rotate-mobile
Cronaca

Fatture false, riciclaggio e crediti fittizi: arresti, beni sequestrati e perquisizioni anche a Verona

L'operazione della guardia di finanza è nata da alcune verifiche fiscali eseguite a carico di società della provincia di Cremona. Al centro una presunta associazione per delinquere costituita da un imprenditore edile di Rudiano, il quale avrebbe avviato un’attività commerciale nel cuore del capoluogo scaligero

La guardia di finanza di Cremona, in collaborazione con i comandi provinciali di Brescia, Bergamo, Padova, Verona, Bolzano, Treviso ed il Reparto Operativo Aeronavale di Como, nella mattinata del 18 aprile ha dato il via all'esecuzione di un’ordinanza applicativa di misura cautelare e contestuale decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del tribunale di Brescia nei confronti di 24 società e 12 persone fisiche, destinatarie di misure cautelari personali (custodia cautelare in carcere e arresti domiciliari) e misure interdittive del divieto di esercitare attività imprenditoriale. Questo in seguito alle complesse indagini coordinate dai sostituti procuratori della Procura bresciana, Benedetta Callea e Carlotta Bernardini. 

Le indagini

Il giudice per le indagini preliminari infatti ha ritenuto fondati i gravi indizi relativi ad un’associazione per delinquere costituita da un imprenditore edile di Rudiano, in provincia di Brescia, il quale avrebbe operato attraverso un ufficio "occulto" situato a Urago d’Oglio. L’associazione avrebbe gestito una fitta rete di società intestate a prestanome compiacenti, aventi sede presso indirizzi inesistenti ed inserite in un complesso sistema di frode che avrebbe compreso: imprese dedite all’emissione di fatture per operazioni inesistenti; altre realmente operanti con alle dipendenze centinaia di operai edili, i cui contributi previdenziali e le ritenute Irpef venivano versate in frode all’Erario attraverso la compensazione con i crediti Iva inesistenti artatamente creati con l’utilizzo delle fatture false; mentre altre società erano appositamente costituite per riciclare i proventi illeciti accumulati.

Scaturita da alcune verifiche fiscali eseguite a carico di società della provincia di Cremona e sviluppata attraverso mirati approfondimenti, l'attività investigativa avrebbe consentito di individuare l’organizzazione criminale operante tra le province di Cremona, Brescia, Bergamo e Verona: un sodalizio che dal 2018 in avanti si sarebbe strutturato per mettere in atto gravissimi illeciti economico-finanziari. 

La gestione

Ogni componente del gruppo avrebbe avuto compiti specifici e distinti dagli altri, ma tutti sarebbero stati agli ordini dell'imprenditore di Rudiano, indicato dalle forze dell'ordine quale capo dell’associazione a delinquere e reale titolare di tutte le imprese. Una donna di Campagnola Cremasca avrebbe lavorato presso un ufficio "occulto" situato ad Antegnate, nel Bergamasco, svolgendo il ruolo di addetta alla gestione dei conti correnti intestati alle 21 imprese coinvolte mediante utilizzo delle credenziali informatiche dei numerosi “prestanome”, eseguendo poi, sulla base degli ordini ricevuti, le operazioni di riciclaggio consistenti nel trasfermimento di: 

  • 1,6 milioni di euro alla società immobiliare cremonese del gruppo;
  • 200 mila euro ad altra società del gruppo creata appositamente per l’acquisto ed il noleggio di autoveicoli di lusso;
  • 70 mila euro per la costituzione e l’avvio di un’attività commerciale nel centro di Verona;
  • 204 mila euro per l’acquisto da un negozio della provincia di Brescia di orologi Rolex in favore del capo dell’organizzazione.

Anche un’imbarcazione di pregio, un motoscafo Riva di 15 metri del valore di circa 100 mila euro, sarebbe stato fittiziamente intestato ad una delle società edili coinvolte nella frode fiscale ma utilizzato in via esclusiva dal capo dell’organizzazione criminale.

Gli illeciti proventi, così riciclati e reimpiegati, avrebbero avuto origine dal versamento dei contributi Inps ed Inail e delle ritenute Irpef degli operai edili attraverso modelli F24 con l’indebita compensazione, per 5,5 milioni di euro, dei crediti Iva fittizi artificiosamente creati con l’emissione di fatture per operazioni inesistenti "infragruppo" per 30 milioni di euro.
Inoltre sarebbero state intestate fittiziamente le quote di due società "cassaforte" ad una holding riconducibile alla stessa. La figlia si sarebbe occupata direttamente dell’emissione delle fatture per operazioni inesistenti, mentre gli altri due componenti dell’associazione si sarebbero occupati del coordinamento dei "prestanome", oltre ad assumere direttamente l’amministrazione di diverse imprese.

Durate le indagini sarebbe emerso anche il ruolo di un imprenditore di Adro, quale amministratore di fatto di due società edili intestate a "prestanome", che si avvalevano delle fatture per operazioni inesistenti emesse dall’organizzazione criminale per 26 milioni di euro, al fine di evadere l’Iva per 3,5 milioni di euro e creare crediti fittizi idonei ad effettuare indebite compensazioni nel versamento dei contributi degli operai per 1,5 milioni di euro. In questo caso i proventi illeciti accumulati sarebbero stati riciclati attraverso il trasferimento di 3 milioni di euro ad una società austriaca e ad un’altra della provincia di Padova, gestite da due italiani originari delle provincie di Padova e Treviso ma residenti in Austria.

La guardia di finanza sottolinea che il provvedimento cautelare è stato emesso ai sensi dell’art. 12 bis D.Lgs 74/2000 sino alla concorrenza dell’importo di oltre 10 milioni di euro per i reati tributari di cui agli artt. 2, 5 e 10 quater del medesimo decreto; ai sensi dell’art. 648 quater c.p. sino alla concorrenza dell’importo di oltre 2 milioni di euro per i fatti di riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego ex artt. 648 bis, 648 ter e 648 ter-1 codice penale; ai sensi degli artt. 512 bis e 240 bis codice penale relativamente agli immobili, alle autovetture ed all’imbarcazione intestate ad imprese le cui quote erano state intestate fittiziamente a soggetti compiacenti.
Le forze dell'ordine infine stanno procedendo, anche con l’ausilio di unità cinofile "cash dog", a perquisizioni di uffici ed abitazioni nelle province di Brescia, Bergamo, Cremona, Padova, Bolzano, Treviso, Verona ed al contestuale sequestro di 23 beni immobili, 21 autoveicoli, 1 imbarcazione, 30 rapporti finanziari, oltre a denaro contante ed orologi di lusso a disposizione dei destinatari del provvedimento cautelare.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Fatture false, riciclaggio e crediti fittizi: arresti, beni sequestrati e perquisizioni anche a Verona

VeronaSera è in caricamento