«Fabbrica di evasione fiscale» a Brescia, coinvolto anche il Veronese

Grazie ad un'indagine della guardia di finanza di Brescia è stato possibile scoprire un'organizzazione criminale specializzata nella frode fiscale e al riciclaggio di denaro

Foto di repertorio

C'è anche Verona nella lunga lista delle province coinvolte da un'indagine della guardia di finanza di Brescia che ha permesso di scoprire in uno studio commercialista bresciato una «fabbrica di evasione fiscale», come è stata definita dai finanzieri. L'inchiesta, coordinata dalla Procura e supportata dello Scico di Roma (Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata, ha toccato i territori di Brescia e Verona, ma anche Bergamo, Milano, Roma, Parma, Mantova, Perugia, Lodi, Modena, Reggio Emilia, Torino, Bari, Vicenza, Pavia e Napoli. Al centro di tutto ci sarebbe un giro di fatture falso da mezzo miliardo di euro, che avrebbe fatto guadagnare circa 80 milioni di euro all'organizzazione criminale. I presunti responsabili finiti in carcere sono 17 e per altri 5 sono scattati gli arresti domiciliari. L'accusa è associazione per delinquere, aggravata dalla transnazionalità, finalizzata alla frode fiscale e al riciclaggio di denaro

Il gruppo criminale era ben organizzato, con professionisti incaricati di produrre servizi tributari illeciti, attraverso prestanomi e società di comodo anche all'estero, ed altri membri che, invece, si occupavano della ricerca di imprenditori potenzialmente interessati ai servizi illegali forniti dall'associazione criminale, la quale si avvaleva anche di intimidatori, che all'occorrenza facevano visita a chi pensava di collaborare con le forze dell'ordine, oppure di faccendieri che potevano informarli di eventuali indagini in corso. I malviventi si erano dunque creati anche una rete di protezione, che però non ha funzionato. Inoltre, l'organizzazione si occupava anche del riciclaggio del denaro, attraverso conti esteri da cui poi veniva prelevato il contante e riportato in Italia attraverso una rete di corrieri.

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Oltre agli arresti, i finanzieri hanno sequestrato oltre due milioni di euro, la maggior parte del quale era custodito in una banca estera.

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