Cronaca Via Tiberghien

Ex Tiberghien: si diffonde la paura, tra degrado e vincoli della Soprintendenza

La morte della donna 51enne avvenuta all'interno degli spazi abbandonati dell'ex lanificio Tiberghien, ha riportato al centro dell'attenzione pubblica un'area che un tempo fu importantissima per molte famiglie, ma che oggi è solo sinonimo di degrado

La recente morte di una donna di 51 anni, Natalia Oloco, moldava e senzatetto che si è sentita male all'interno dell'ex lanificio a san Michele ed è spirata l'altro giorno, ha portato nuovamente al centro dell'attenzione una zona della città di Verona che un tempo fu di fondamentale importanza per molte famiglie. Oggi invece i parenti stessi di quelle stesse famiglie, a causa di una situazione al limite del tollerabile, iniziano ad avere paura, a non sentirsi più poi troppo sicuri, per la vicinanza delle loro case o attività commerciali con i terreni dell'ex lanificio, dove al giorno d'oggi imperversano il degrado e l'abbandono indiscriminati.

Il giorno dopo il dramma, domenica 25 ottobre, in piazza a San Michele la gente del quartiere non parla d'altro, e stando alle parole degli intervistati riferite dall'Arena, nessuno si nasconde ormai più il problema: "Una volta il lanificio dava da vivere a un sacco di gente. Ogni famiglia a San Michele ha almeno un parente che è stato impiegato al Tiberghien, ma i dipendenti venivano da tutta Verona: erano più di un migliaio. Che peccato, oggi, vederlo così". E ancora: "Il Tibeghien in abbandono è diventato un disonore per il quartiere. Non ci sarà mai una recinzione in grado di renderlo inaccessibile. Bisogna pulire e riqualificare. Quand’è che si decidono a farlo? Fatti concreti non se ne vedono". 

Alla gente di San Michele inoltre non piace inoltre nemmeno il progetto nell'aria di costruire un altro supermercato, l'ennesimo, all'interno dell'area abbandonata, almeno stando a quanto riportato dall'Arena: "Tra pochi giorni a San Michele si inaugura l’ennesimo supermercato. Enorme. Il Tiberghien deve tornare a essere utile alla comunità: che senso ha volerci portare un altro supermarket, come dice il progetto? Passi l’albergo. Passi pure la parte residenziale. Ma basta grandi magazzini. A San Michele servono servizi e spazi verdi". Qualunque sia il progetto di riqualificazione, ad ogni modo il nodo principale resta quello dei numerosi vincoli imposti alla proprietà dalla Soprintendenza ai beni archeologici industriali, vincoli che stanno rallentando molto il percorso di risanamento della zona.

Che ne pensa il sindaco Tosi di tutta questa situazione a dir poco sconveniente? A sua detta i vincoli imposti dalla Soprintendenza non sarebbero nemmeno troppo giustificati, così come si evince dalle sue parole riferite dall'Arena: "Al Tiberghien non c’è alcunché di pregio. All’inizio la tutela riguardava solo la ciminiera, con in più l’obbligo di non superare la volumetria degli edifici già esistenti. In seguito però i vincoli sono stati estesi a ulteriori parti del complesso, frenando il progetto di recupero. Non va bene. I privati vanno messi nelle condizioni poter investire. Il problema di fondo sta in un impianto normativo che permette di imporre vincoli ottusi e di bloccare lo sviluppo. Ma come in tutte le cose, anche nela tutela occorre buonsenso, altrimenti si ottiene ciò che vediamo al Tiberghien: abbandono e degrado. Finora nessun governo ha voluto rimediare a questa assurdità. Spero lo faccia Renzi".

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