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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Evade 33 milioni di euro, arrestato 56enne di Soave

La Finanza stana un imprenditore conciario per fatture false. Due complici ancora latitanti

La guardia di finanza di Arzignano ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di P.G., 56 anni, di Soave, accusato di una frode fiscale milionaria nel settore della concia. Altri due sono sfuggiti alla cattura. È riuscito a scappare P.G., amministratore di fatto di due imprese, entrambe con sede a Chiampo, nel Vicentino, che per anni avrebbero consentito a concerie del distretto di Arzignano un'ingente evasione dell' Iva e delle imposte dirette.

È invece ricercato C.L. (53) di Chiampo, che avrebbe utilizzato varie società nel meccanismo evasivo per milioni di euro: l'uomo risulta essere nella Repubblica Dominicana (Paese con il quale esiste dal marzo 2010 un trattato per l'estradizione delle persone condannate) e, considerato il ruolo minore, non si esclude che possa rientrare in Italia per collaborare alle indagini. Fatture false per oltre 33 milioni di euro. L'attenzione dei finanzieri è per P.G., pluripregiudicato, che, pur non avendo formalmente alcuna carica sociale nelle due imprese coinvolte, è invece considerato l'ideatore e l'esecutore del meccanismo di frode che gli ha fruttato ingenti proventi, in parte individuati.


L'uomo avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti per oltre 33 milioni di euro, contabilizzato fittizie cessioni per oltre 10 milioni di euro di pellame formalmente destinato all'esportazione. Gli indagati, secondo quanto accertato, fingevano di acquistare pellame con Iva da operatori nazionali e di rivenderlo senza Iva, dichiarando che era destinato all'esportazione, maturando così un illecito credito tramite fatture false avallate da documenti emessi da compiacenti autotrasportatori. Ma a viaggiare erano solo le carte. Ottenuto fraudolentemente il credito Iva, gli indagati si accordavano con le concerie per importare pelli senza pagare le imposte, sfruttando il credito maturato. In altri casi, gli indagati, per consentire ad altre imprese di evadere anche le imposte dirette, si sono "limitati" a emettere fatture per cessioni di merci di fatto inesistenti. Per giustificare queste fatture, venivano emessi assegni che monetizzati dall'arrestato, li restituiva in contanti agli amministratori delle società.

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