menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Morto sul lavoro: titolare rinviato a giudizio ma l'assicurazione non paga

A denunciare l'episodio è lo Studio 3A, che assiste la famiglia di Eugenio Grasso, il 42enne deceduto lo scorso aprile a San Pietro di Legnago nella ditta di cui era dipendente

Nell’udienza preliminare del 13 aprile, in Tribunale a Verona, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero, la dottoressa Elvira Vitulli, titolare del procedimento penale per la “morte bianca” di Eugenio Grasso, il Gip, la dottoressa Giuliana Franciosi, ha rinviato a giudizio per il reato di omicidio colposo M. N., 42 anni, di Peschiera del Garda, legale rappresentante dell'impresa di cui il 41enne operaio di Isola della Scala era dipendente, la Nicolini Marco Group srl di Legnago: prima udienza del processo il 13 giugno, alle 9.30, sempre avanti il Tribunale di Verona in composizione monocratica, giudice dott.ssa Alessia Silvi.

Ma anche a fronte di questo punto fermo, Studio 3A (società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini) informa che tuttavia la compagnia con cui l’azienda è assicurata, Vittoria Assicurazioni, a oltre un anno di distanza dalla tragedia, avvenuta il 5 aprile 2017, continua a sottrarsi ad ogni richiesta di risarcimento, che mai come in questo caso non è un capriccio: la vittima ha lasciato la moglie e due figli di 10 e 15 anni, oltre alla mamma e a quattro fratelli, i quali, per fare piena luce sui fatti e ottenere giustizia, tramite il consulente personale Riccardo Vizzi, si sono rivolti alla società. 

Grasso era un autista e operatore di automezzi d'opera specializzato ed esperto nel campo dei trasporti eccezionali, l'attività svolta dalla Nicolini, la quale, con gru e moderne attrezzature, si occupa del sollevamento, della movimentazione e del montaggio di macchinari e impianti. Ma quel giorno, nel capannone di viale dell'Industria 16, a San Pietro di Legnago, qualcosa è andato storto. Alle 14.30 l’addetto era intento ad apprestare l'ennesimo carico; stava eseguendo da solo lo smontaggio delle pesanti rampe di acciaio dal bordo posteriore del pianale di un autocarro della ditta, in vista di un lavoro da eseguire l'indomani con l'automezzo, e che sarebbe stato precluso con quell'ingombro. Grasso aveva già smontato la rampa sinistra, ma, facendo altrettanto con quella di destra, quest'ultima gli è franata improvvisamente addosso dalla sua posizione verticale, colpendolo violentemente alla testa e scaraventandolo sul pavimento dell'opificio. Inutile l'allarme lanciato dai colleghi e l'intervento del 118 con l'elisoccorso: troppo gravi i traumi riportati, i sanitari hanno potuto solo constatare il decesso.

Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri di Cerea e gli ispettori dello Spisal dell'Ulss 9 Scaligera, che hanno condotto le indagini e gli accertamenti per chiarire la dinamica e le cause dell'ennesimo infortunio sul lavoro, su disposizione della Procura di Verona, la quale ha aperto d'ufficio un fascicolo per omicidio colposo a carico del titolare della ditta. E gli esperti del Servizio di Prevenzione Igiene e Sicurezza Ambienti di Lavoro hanno concluso che “l'infortunio si ritiene avvenuto a causa di inosservanza delle Norme speciali in materia di sicurezza sul lavoro”: norme di cui era “destinatario”, e che doveva applicare, “il titolare della ditta”, per citare il rapporto finale. In particolare, si contesta all’imputato, come recita il decreto che dispone il giudizio, di aver “cagionato per colpa la morte del dipendente Eugenio Grasso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro”, non avendo effettuato “una corretta valutazione dei rischi, con riferimento all’operazione (periodicamente effettuata all’interno del deposito) di smontaggio delle pesanti rampe metalliche degli automezzi in uso alla ditta”, non avendo elaborato “un idoneo documento” (il DVR), non avendo “messo a disposizione dei lavoratori attrezzature adeguate al lavoro” e non avendoli “informati e addestrati adeguatamente sull’uso delle stesse al fine di far svolgere i lavori in condizioni di sicurezza”.

Sulla base di tali conclusioni il Pubblico Ministero ha chiesto il rinvio a giudizio e il giudice per le indagini preliminari ha dunque accolto la richiesta. Ma neanche a fronte di questo provvedimento si è spostato di un millimetro il muro eretto dalla compagnia di assicurazione dell’impresa, Vittoria Assicurazioni, che continua a non rispondere alle richieste di risarcimento presentate da Studio 3A per conto dei propri assistiti, rifiutandosi anche, semplicemente, di sedersi a un tavolo e di aprire una trattativa per trovare una soluzione extragiudiziale. Con il risultato che i familiari dell’operaio, dopo aver perso all’improvviso il proprio caro a soli 41 anni ed essere rimasti privi anche del suo sostegno economico, dovranno pure intentare una causa civile per ottenere giustizia. “Purtroppo siamo alle solite, all’ennesimo caso di mala assicurazione – commenta, amaro, Riccardo Vizzi, Area Manager di Studio 3A – Anche di fronte alle ormai assodate responsabilità che emergono dal procedimento penale in capo ai propri assicurati, Vittoria si sottrae ai suoi obblighi e specula sulla pelle di una giovane vedova e di due ragazzini rimasti orfani, calpestando i loro diritti e il loro stesso futuro. Ma, oltre a denunciare all’opinione pubblica questo inaccettabile atteggiamento, non ci fermeremo finché non avremo ottenuto quanto spetta loro”.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
  • Benessere

    Pasta di legumi: benefici e ricetta

  • social

    Aperti online i Casting dello Zecchino d’Oro

  • social

    L'Acqua in uno scatto: concorso a premi

Torna su

Canali

VeronaSera è in caricamento