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Epatite nei bambini, coronavirus e vaccini: Iss esclude connessione

L'Istituto superiore di sanità ha risposto ad alcuni interrogativi sorti attorno ai casi di epatite acuta di natura ignota in età pediatrica

Le ipotesi sulla loro origine, l'evoluzione a partire dai primi casi e come si stanno affrontando in Italia. L'Istituto superiore di sanità (Iss) ha pubblicato oggi, 26 aprile, alcune risposte ai primi interrogativi sorti attorno ai casi di epatite acuta di natura ignota in età pediatrica. Casi che riguardano anche il Veneto, dove finora si sono contati sette minori ricoverati per questa particolare infiammazione del fegato.

Sono sostanzialmente due i fattori che hanno generato un allarme in Italia e in Europa: la crescita del numero dei casi e l'origine ignota di queste epatiti. «Al momento nessuna delle teorie formulate sull'origine ha avuto un riscontro attraverso evidenze scientifiche - ha spiegato l'Iss - Ogni anno in Italia, come negli altri paesi, si verifica un certo numero di epatiti con causa sconosciuta, e sono in corso analisi per stabilire se ci sia effettivamente un eccesso. Le ipotesi iniziali del team di indagine nel Regno Unito proponevano una eziologia infettiva o possibile esposizione a sostanze tossiche. Informazioni dettagliate raccolte attraverso un questionario relativo a cibi, bevande, abitudini personali dei casi non hanno evidenziato esposizioni comuni. Le indagini tossicologiche sono in corso, ma una eziologia infettiva sembra essere più probabile in base al quadro epidemiologico e clinico. Le indagini microbiologiche hanno escluso virus dell’epatite A, B, C, D ed E in tutti i casi. E tra 13 casi notificati dalla Scozia, per cui sono disponibili informazioni di dettaglio sul testing, tre avevano una infezione confermata da coronavirus, 5 erano negativi e 2 avevano avuto una infezione da Covid-19 tre mesi prima. Cinque casi avevano un test positivo per adenovirus tra gli 11 dei 13 casi per cui erano disponibili dati su questo tipo di test».

Proprio dal Regno Unito, il 5 aprile scorso, è partita l'allerta che poi si è propagata in tutta Europa. «La presentazione clinica dei casi nel Regno Unito era di epatite acuta grave e in molti casi ittero - ha riferito l'Iss - Nelle settimane precedenti, alcuni casi avevano presentato sintomi gastro-intestinali tra cui dolore addominale, diarrea e vomito. La maggior parte dei casi non ha presentato febbre. Alcuni casi hanno usufruito di cure specialistiche in unità epatologiche pediatriche e alcuni di questi hanno ricevuto un trapianto di fegato».
Dopo quelli del Regno Unito, nuovi casi sono stati segnalati in Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Olanda, Romania, Spagna, potenzialmente in Svezia, in Israele e dal 20 aprile anche in Italia. «La maggior parte dei paesi riporta un numero di casi limitato - ha proseguito l'Iss - Fa eccezione il Regno Unito che, al 21 aprile 2022, aveva identificato oltre 100 bambini di età inferiore a 10 anni con epatite acuta di origine ignota e in totale 8 bambini hanno ricevuto un trapianto di fegato».

Sull'ipotesi di connessione tra questo aumento di epatiti e la vaccinazione anti-Covid, l'Iss ha riferito che «non ci sono elementi che suggeriscano» la presenza di un legame. Anzi, ci sarebbero dei dettagli che porterebbero ad escludere questa connessione. «Nella quasi totalità dei casi in cui si è a conoscenza dello status, i bambini colpiti non erano stati vaccinati - ha dichiarato l'Iss - E l'ipotesi che sia un adenovirus a causare le epatiti, avanzata da qualche ricercatore, è di per sé improbabile, in quanto questo tipo di virus normalmente non è associato a malattie epatiche. In ogni caso, l'adenovirus contenuto nei vaccini a vettore adenovirale anti-Covid (AstraZeneca e Janssen), è geneticamente modificato in modo da non replicare nelle cellule del nostro organismo. Allo stato attuale delle conoscenze quindi, non sembrano biologicamente possibili i fenomeni di ricombinazione tra adenovirus circolanti e ceppo vaccinale. Questi infatti presuppongono il rimescolamento di geni tra virus mentre questi si moltiplicano, ma questo non è possibile per il vettore utilizzato per la vaccinazione».

Infine, l'Istituto superiore di sanità ha concluso la comunicazione odierna indicando che «al momento sono diverse le strutture che si sono attivate» tra cui la Rete Seieva (Sistema Epidemiologico Integrato dell’Epatite Virale Acuta), che è il sistema di sorveglianza speciale dell’epatite acuta, e il Sistema Informativo delle Malattie Infettive e Diffusive (Simid) gestito dal Ministero della Salute. A queste strutture è stata affiancata una condivisione di dati relativi al sequenziamento dei ceppi di coronavirus nei casi pediatrici di epatite acuta di natura ignota. Una affiancamento che permetterà di capire meglio se effettivamente c'è un rapporto di causa ed effetto tra Covid-19 e queste forme di epatite. Inoltre, è stata anche istituita una sorveglianza basata sui casi in Italia. Una sorveglianza coordinata dal Network Italiano di Epidemic Intelligence.

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