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Venerdì, 27 Maggio 2022
Cronaca Centro storico / Piazza Bra

Emergenza Ucraina, Zaia vara modello sanitario per la cura dei profughi in Veneto

In qualità di commissario delegato, il presidente della Regione ha firmato un'ordinanza che stabilisce tre scenari in base alla presenza di sfollati ucraini. Tutti dovranno comunque essere sottoposti al tampone

Non è intestata su carta della Regione Veneto perché non è firmata in qualità di presidente della Regione. Luca Zaia ha sottoscritto ieri, 10 marzo, due nuove ordinanze come commissario delegato per l'emergenza Ucraina. Dopo averle annunciate e brevemente riassunte al mattino, Zaia ha varato i due provvedimenti che sono stati poi diffusi nel pomeriggio. Il primo è un'integrazione ad un'ordinanza precedente, con cui il governatore ha aggiunto altri nomi alla lista dei soggetti attuatori, ovvero coloro che possono intervenire con delle iniziative dirette a fronteggiare in Veneto le conseguenze dell'invasione russa dell'Ucraina. Iniziative che i soggetti attuatori possono però attivare solo negli ambiti di competenza individuati da Zaia.

Scarica qui il Modello organizzativo sanitario del Veneto per l'emergenza Ucraina

Più importante, però, è la seconda ordinanza di ieri, perché introduce il modello organizzativo che dovrà essere seguito dalla sanità veneta nei confronti dei profughi ucraini.
Il modello indica chi si deve prendere carico degli ucraini scappati in Veneto dalla guerra. Vengono individuati tre scenari, in base alla presenza di profughi sul territorio. Con meno di 4mila presenze, la presa in carico è affidata ai centri vaccinali e in caso di necessità anche ai punti tampone. Questo perché tutti i profughi devono essere sottoposti ad un test per scoprire se sono positivi o negativi al coronavirus. E, se lo vogliono, possono anche ricevere un vaccino anti-Covid e possono anche essere vaccinati per altre malattie come la tubercolosi o il morbillo. Tra 4mila e 10mila presenze, si attivano delle grandi strutture di accoglienza, ad esempio negli ex ospedali, per supportare il lavoro di centri vaccinali e punti tampone. Infine, con più di 10mila presenze, vengono individuate ulteriori strutture di supporto in ogni provincia. Nel Veronese queste strutture sono il distretto sanitario di Via del Capitel a Verona, gli ospedali di San Bonifacio e di Legnago ed il centro polifunzionale di Bussolengo.

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