Cronaca Avesa / Piazza Plebiscito

Emergenza profughi: arrivati 50 nuovi rifugiati ad Avesa, nella tenuta Costagrande

Il flusso di profughi in arrivo a Verona è continuo, ma la maggior parte preferisce partire per il Brennero e lasciare l'Italia

Un gruppo di 50 profughi è stato accolto nella tenuta di Costagrande, nell'ex collegio universitario Don Mazza di Avesa. Lo stabile è stato appena acquistato dall'imprenditore Pietro Delaini, attivo nel settore turistico. Questi sono solo gli ultimi rifugiati arrivati a Verona nell'ultimo anno e altri ne arriveranno in tutta la provincia.

"Il gruppo è di una cinquantina di persone di diverse nazionalità, uomini e donne. Mi è stato richiesto di mettere a disposizione la struttura, visto che Verona si trovava sprovvista di ulteriori posti. Io ho acconsentito. È successo tutto in fretta". Queste le parole di Delaini riportate dal quotidiano L'Arena. Tuttavia, in molti sono pronti a prendere un treno per il Brennero per superare il confine italiano e dirigersi in Germania e in Scandinavia. In Italia, infatti, gli stessi rifugiati vedono poche prospettive per il futuro.

Gianluigi Rispoli, dirigente del Compartimento di polizia ferroviaria di Verona, ha spiegato molto bene a L'Arena quali siano le intenzioni dei tanti profughi che arrivano in Italia: "Tantissimi migranti provano a valicare il confine. È gente che ha attraversato il deserto africano e il Mediterraneo, e ora non teme di affrontare le Alpi. Molti di loro ce la fanno; ma ultimamente in misura minore, perché l'Austria ha intensificato i controlli in occasione del G7. Ogni giorno, dal Brennero, diverse decine di migranti vengono rimandate in Italia. Infatti, le Ferrovie ci informano di molte richieste di rimborso dei biglietti per Monaco". Verona è dunque un punto strategico per raggiungere il nord Europa, infatti continua Rispoli: "Verona è un grande snodo di transito del flusso migratorio. Da qui passa la maggior parte dei profughi che lasciano i centri d'accoglienza del Veneto per tentare di arrivare in Europa del nord. Un flusso continuo, che ha toccato il suo picco, ma che ora sta lentamente diminuendo proprio a causa della maggiore difficoltà a passare il confine".

Il dirigente della Polfer ha spiegato ai microfoni de L'Arena anche cosa succede a queste persone, una volta respinte dall'Austria: "Tornano nei centri d'accoglienza italiani, perlopiù a Milano, dove possono trovare più assistenza. Ma molti di loro ritenteranno l'impresa una, due, 10 volte. Hanno le idee molto chiare. Non sono venuti dall'Africa per stare in Italia. Una parte rilevante di loro ha i documenti, almeno il passaporto. Ma scappano alla vista dei nostri agenti per paura di essere fotosegnalati e costretti a chiedere asilo in Italia, il primo Paese europeo in cui hanno messo piede, come impone il trattato di Dublino. Invece, la trafila regolare per chi di loro vuole andare all'estero sarebbe questa: in Italia dovrebbero inoltrare la richiesta per lo status di rifugiato politico. Una pratica per cui occorrono mesi, e dall'esito incerto. Solo se ottenuto questo, si può far richiesta in questura di un titolo di viaggio della durata di tre mesi". Dunque, la burocrazia in materia è talmente macchinosa che i profughi preferiscono tentare la sorte in altro modo.

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