Cronaca Centro storico / Piazza Brà

L'acqua che non c'è. Esplode l'emergenza idrica in tutto il territorio veronese

Sono ben 25 i Comuni scaligeri che per far fronte alla scarsità d'acqua hanno dovuto emanare ordinanze che vietino gli sprechi. La siccità colpisce soprattutto la provincia, mentre in città i disagi restano più limitati

Come se non bastassero i quaranta gradi all’ombra di queste calde giornate estive, a rendere ancora più difficoltosa la vita quotidiana di molte persone ci ha pensato quella che, senza troppe esagerazioni, si potrebbe definire una vera e propria emergenza idrica. Dai paesi del basso e alto lago, fino a Verona e passando dalla Valpolicella, sono moltissimi, forse troppi, i casi in cui centinaia di famiglie si sono viste costrette a fronteggiare l’improvvisa assenza di acqua dai rubinetti. Talvolta la situazione problematica si risolve nell’arco delle ventiquattr’ore con qualche chiamata in Prefettura o ai Vigili del Fuoco, in altri casi invece il disagio può continuare per diversi giorni. Per fronteggiare la cosa sono già corsi ai ripari ben 25 Comuni del territorio veronese, emanando una serie di ordinanze che vietino il consumo non legato ai bisogni primari di acqua. Una strategia che però non può pretendere di risolvere granché, casomai soltanto di limitare i danni.

Alla base della diffusa scarsità d’acqua, si pone ovviamente il grande periodo di siccità che stiamo attraversando, ma forse anche l’impreparazione di fronte a tale stato di cose, da parte di chi avrebbe magari potuto fare qualcosa in più per prevederlo e affrontarlo adeguatamente. Interpellato dall’Arena, il Presidente di Acque Veronesi Niko Cordioli si è comunque speso rinnovando “l'appello al buonsenso di tutti. Le autocisterne continuano a girare per riempire i serbatoi, che subito si svuotano. L'azienda è disponibile ad affiancare la polizia municipale per vigilare contro qualsiasi spreco”.

Nell’area urbana di Verona in quest’ultimo periodo, la richiesta idrica si aggira attorno ai 320mila metri cubi al giorno, contro i 300mila e i 200mila rispettivamente di inizio luglio e dei mesi di maggio e giugno. Un aumento che comunque, rispetto alle zone di provincia, non pare aver condotto a situazioni troppo gravi in città. Da registrare tuttavia durante lo scorso fine settimana, nella regione collinare che va dalla Cola a Costagrande sopra Avesa, i gravi problemi causati dalla pressoché totale assenza d’acqua ai ristoratori dell’area, ma anche al centro che ospita circa 300 profughi.

Non va meglio in Valpolicella dove a Castelrotto circa duecento famiglie sono rimaste a secco da sabato fino a ieri, quando la situazione è leggermente migliorata, senza che però si possa escludere un nuovo possibile venir meno del servizio idrico. Va ancora peggio per la proprietaria del Castrum Relais Paola Giorgi, la quale intervistata dall’Arena racconta: “Stiamo rinunciando a molte prenotazioni. Per noi il disservizio, in piena stagione turistica, è un grave danno economico e d’immagine. Non credo che la situazione non fosse prevedibile; sarei riuscita a organizzarmi”.

Nonostante la presenza delle acque lacustri, anche paesi come Rivoli, Sant'Ambrogio, San Zeno di Montagna, Brenzone, Malcesine, Peschiera, Lazise, Cavaion e Bardolino, si sono tutti visti costretti ad affrontare questa emergenza idrica cercando di sensibilizzare la popolazione contro gli sprechi, arrivando persino a vietare durante il giorno l’irrigazione di giardini e campi coltivati.

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