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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca Centro storico / Piazza Bra

Secondo Adinolfi l'Italia ha dichiarato guerra alla Russia, Pdf Verona: «Scelta incostituzionale del governo Draghi»

Draghi al Senato: «Disegno del presidente Putin si rivela oggi con contorni nitidi, aggressione premeditata e immotivata». Critiche dal Popolo della Famiglia: «Costituzione lesa causando innalzamento del livello di violenza e rendendo sempre meno praticabile la via della pace. Poi è Putin ad essere pazzo…»

A cinque giorni dall'invasione dell'Ucraina da parte dell'esercito russo, la notte che la capitale si appresta a vivere pare essere meno la vigilia del secondo round di un negoziato di pace che non di una drammatica battaglia. I morti sono già tanti, troppi, non solo tra i militari ma anche tra la popolazione civile, bambini compresi. Secondo l'Onu sarebbero ad oggi oltre 130 le vittime solamente tra i civili, mentre fonti ucraine riferiscono di circa 5.700 soldati russi uccisi. Al di là dei numeri, la cronaca di oggi segna un intensificarsi notevole dell'azione militare russa, in particolare a Kiev dove, secondo le autorità ucraine, la torre della Tv della capitale è stata colpita dalle forze armate russe, causando almeno altre cinque vittime.

L'esercito russo colpisce non solo obiettivi militari, ma anche luoghi tradizionalmente frequentati dai civili e di questi ultimi sta causando la morte. È questo il messaggio di giornata che lo stesso presidente ucraino Zelenski ha cercato in ogni modo di affermare dinanzi alla comunità internazionale. La retorica russa dell'«operazione militare speciale» per «denazificare» l'Ucraina e soccorrere le «popolazioni russe» del Donbass che avrebbero chiesto aiuto a Mosca, inizia dunque a vacillare dinanzi allo scenario sempre più brutale della guerra: edifici sventrati, volti di uomini, donne e bambini sfigurati dal terrore, bombe che piovono dal cielo a due passi da palazzi governativi o edifici residenziali, talvolta li centrano.

Se anche ucraini e russi fossero davvero «uno stesso popolo», così come vorrebbe il sedicente storiografo Putin, la domanda sorge spontanea: quale popolo vorrebbe un presidente che fa piovere bombe sulla sua testa? A rendere ancora più drammatiche le ulltime fasi di questo primo giorno di marzo era stato l'annuncio di Mosca che, tramite l'esercito, invitava tutti i cittadini di Kiev residenti nei pressi dei ripetitori di telecomunicazioni a «lasciare le loro case». E come detto, poco dopo la torre della Tv di Kiev è stata colpita. L'ambasciata ucraina presso la Santa Sede avrebbe inoltre fatto sapere che «secondo l'intelligence le truppe russe stanno preparando un attacco aereo sulla Cattedrale di Santa Sofia a Kiev, patrimonio dell'Unesco». Vi è da augurarsi che la notizia venga smentita.

Invasione russa in Ucraina, Draghi: «Era tutto premeditato da tanto tempo»

II presidente del Consiglio Mario Draghi è intervenuto stamane e poi nel pomeriggio per un'informativa al Senato in merito alla guerra in corso alle porte dell'Europa: «L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia segna una svolta decisiva nella storia europea. Negli ultimi decenni, molti si erano illusi che la guerra non avrebbe più trovato spazio in Europa. Che gli orrori che avevano caratterizzato il Novecento fossero mostruosità irripetibili.  Che l’integrazione economica e politica che avevamo perseguito con la creazione dell’Unione europea ci mettesse a riparo dalla violenza. Che le istituzioni multilaterali create dopo la Seconda Guerra Mondiale fossero destinate a proteggerci per sempre.  In altre parole, che potessimo dare per scontate le conquiste di pace, sicurezza, benessere che le generazioni che ci hanno preceduto avevano ottenuto con enormi sacrifici. Le immagini che ci arrivano da Kiev, Kharkiv, Maripol e dalle altre città dell’Ucraina in lotta per la libertà dell’Europa segnano la fine di queste illusioni».

In merito ala «necessità della diplomazia» e alla «necessità del dialogo», il presidente Mario Draghi al Senato ha detto: «Ho sperato, come avete visto, che fino alla fine si potesse evitare questa mostruosità. Non ci siamo riusciti, in parte perché - secondo me - era tutto stato premeditato da tanto tempo. Man mano che andiamo avanti, vediamo certe azioni: per esempio, le riserve della Banca centrale russa sono state aumentate sei volte dall’invasione della Crimea a oggi. Perché in quell’occasione effettivamente ci fu una grossa difficoltà. Come si fa di solito, alcune sono state lasciate in deposito presso altre banche centrali in giro per il mondo e altre depositate presso banche normali. Non c’è quasi più nulla, è stato portato via tutto. Queste cose non si fanno in un giorno, si fanno in molti mesi. Quindi non ho alcun dubbio che ci fosse molta premeditazione, molta preparazione».

Il premier Mario Draghi, in uno dei passaggi più significativi del suo discorso, ha quindi aggiunto: «L’aggressione, premeditata e immotivata, della Russia verso un Paese vicino ci riporta indietro di oltre ottant’anni. Non si tratta soltanto di un attacco a un Paese libero e sovrano, ma di un attacco ai nostri valori di libertà e democrazia e all’ordine internazionale che abbiamo costruito insieme. Come aveva osservato lo storico Robert Kagan, la giungla della storia è tornata, e le sue liane vogliono avvolgere il giardino di pace in cui eravamo convinti di abitare. Ora tocca a noi tutti decidere come reagire. L’Italia non intende voltarsi dall’altra parte. Il disegno del presidente Putin si rivela oggi con contorni nitidi, - ha chiarito Mario Draghi - nelle sue parole e nei suoi atti. Nel 2014, la Russia ha annesso la Crimea con un referendum illegale, e ha incominciato a sostenere dal punto di vista finanziario e militare le forze separatiste nel Donbass. La settimana scorsa, ha riconosciuto le due cosiddette repubbliche di Donetsk e Lugansk. Subito dopo, in seguito a settimane di disinformazione, ha invaso l’Ucraina con il pretesto di "un’operazione militare speciale". Le minacce di far pagare con "conseguenze mai sperimentate prima nella storia" chi osa essere d’intralcio all’invasione dell’Ucraina, e il ricatto estremo del ricorso alle armi nucleari, ci impongono una reazione rapida, ferma e soprattutto unitaria. Tollerare una guerra d’aggressione nei confronti di uno Stato sovrano europeo vorrebbe dire mettere a rischio, in maniera forse irreversibile, la pace e la sicurezza in Europa. Non possiamo lasciare che questo accada».

Per quanto riguarda gli aiuti all'Ucraina, il premier Draghi ha detto: «L’Italia ha già contribuito in modo considerevole all’emergenza con un finanziamento di 110 milioni di euro a favore di Kiev come sostegno al bilancio generale dello Stato.
Abbiamo stanziato un primo contributo del valore di un milione di euro al Comitato Internazionale della Croce Rossa, donato oltre 4 tonnellate di materiale sanitario, e offerto tende familiari e brandine. Abbiamo in programma l’invio di beni per l’assistenza alla popolazione, l’invio di farmaci e dispositivi sanitari e il dispiegamento di assetti sanitari da campo».

Sul piano più strettamente militare, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha poi elencato quali siano finora le iniziative da parte dell'Italia: «Il Comandante Supremo Alleato in Europa ha emanato l’ordine di attivazione per tutti e 5 i piani di risposta graduale che ho illustrato la settimana scorsa. Questo consente di mettere in atto direttamente la prima parte dei piani e incrementare la postura di deterrenza sul confine orientale dell’Alleanza con le forze già a disposizione. Mi riferisco al passaggio dell’unità attualmente schierata in Lettonia, alla quale l’Italia contribuisce con 239 unità. Per quanto riguarda le forze navali, sono già in navigazione sotto il comando Nato. Le nostre forze aeree schierate in Romania saranno raddoppiate in modo da garantire copertura continuativa, assieme agli alleati. Sono in stato di pre-allerta ulteriori forze già offerte dai singoli Paesi membri all’Alleanza: l’Italia è pronta con un primo gruppo di 1.400 militari e un secondo di 2.000 unità».

In conclusione, il premier Mario Draghi ha quindi ribadito: «L’invasione da parte della Russia non riguarda soltanto l’Ucraina. È un attacco alla nostra concezione dei rapporti tra Stati basata sulle regole e sui diritti. Non possiamo lasciare che in Europa si torni a un sistema dove i confini sono disegnati con la forza. E dove la guerra è un modo accettabile per espandere la propria area di influenza. Il rispetto della sovranità democratica è una condizione alla base di una pace duratura». 

Pdf Verona: «Scelta in contrasto con la carta costituzionale»

Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia, contesta le decisioni del governo italiano nel conflitto con la Russia: «Prima con il Consiglio dei ministri di ieri e con il discorso in Senato di oggi di Mario Draghi, poi con la risoluzione votata dall’Europarlamento, Italia ed Unione Europea hanno sostanzialmente dichiarato guerra alla Russia schierandosi con sanzioni, uomini e mezzi. Questa scelta bellicista è folle e incostituzionale: "L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali", recita la nostra Carta all’articolo 11. Ancora una volta la Costituzione viene lesa causando un innalzamento del livello di violenza e rendendo sempre meno praticabile la via della pace. Poi è Putin ad essere pazzo…io non ci sto più, i pazzi siete voi».

Mario Adinolfi Popolo della Famiglia - Guerra Ucraina - Russia

Lo stesso Adinolfi ha quindi chiarito così la sua posizione: «Proteggiamo i civili ucraini dai folli che li stanno mandando a fronteggiare i tank russi armandoli con molotov e fucili, basta massacri, fermate l’inutile strage. Citiamo come Popolo della Famiglia la celebre frase di Benedetto XV non a caso. Da cristiani impegnati in politica auspichiamo un’azione congiunta di pace di Papa Francesco e del Patriarca Kirill, che sostituisca le trattative-farsa avviate in Bielorussia».

Anche il Circolo di Verona del PdF, secondo quanto si legge in una nota a firma di Danilo Bassan per il Coordinamento Veneto de Il Popolo della Famiglia, condanna la decisione del governo nel conflitto con la Russia: «L’ennesima scelta in contrasto con la carta costituzionale effettuata da un governo che non ha ben chiaro il significato di diplomazia. Dobbiamo cercare una soluzione diplomatica al conflitto, - si legge sempre nella nota del Popolo della Famiglia - che non aggravi la situazione già difficile e compromessa dei civili, anche questa volta ostaggi di una guerra e che stanno pagando un prezzo altissimo di sofferenza e morte».

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