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Giuseppe Conte e Babbo Natale - foto d'archivio pre-Covid via Today.it

Giuseppe Conte e Babbo Natale - foto d'archivio pre-Covid via Today.it

Circolare ai prefetti: spostamenti vietati tra Comuni a Natale e anziani soli, il paradosso

Andare a trovare una persona autosufficiente, ma che abita da sola, è una «situazione di necessità»? I paradossi di un Dpcm che a Natale potrebbe produrre delle discriminazioni

In merito all'ultimo Dpcm entrato in vigore il 4 dicembre e che resterà valido fino al prossimo 15 gennaio 2021, è stata inviata nelle scorse ore una circolare interpretativa ai prefetti a firma del capo di Gabinetto del ministero dell'Interno, il Dott. Bruno Frattasi. Il documento è importante perché chiarisce alcuni aspetti del nuovo decreto, lasciando però ancora un margine d'incertezza circa quello che è senza dubbio l'argomento più sentito dagli italiani in vista del Natale, vale a dire quello degli spostamenti nei giorni del 25, 26 dicembre ed il primo dell'anno.

Il testo del nuovo Dpcm: spostamenti, negozi, pranzi di Natale e Capodanno, tutte le novità

La circolare ai prefetti che fornisce le indicazioni sui profili attuativi del Dpcm del 3 dicembre 2020, anzitutto sottolinea come sia stata «ribadita la tripartizione territoriale secondo la quale, oltre alle misure generali di contenimento del contagio, valevoli sull’intero territorio nazionale (area gialla), sono definite ulteriori più restrittive misure di prevenzione e contrasto inerenti a progressivi scenari di gravità e livelli di rischio (area arancione e area rossa)». In sostanza come ormai noto, l'Italia può essere divisa in tre diverse fasce di rischio e per ciascuna di esse vi è una normativa apposita.

Dpcm, cosa si può fare nel Veneto zona gialla e nelle altre aree di rischio: un po' di chiarezza

Tuttavia, la stessa circolare ai prefetti pone l'attenzione sul fatto che «nel periodo temporale correlato alle festività natalizie, tradizionalmente caratterizzato, in condizioni di normalità, da significativi spostamenti di persone sul territorio nazionale, l’art. 1, comma 2 del decreto-legge n.158/2020 detta una normativa specifica in materia». Si tratta del decreto-legge che è stato approvato nella notte tra il 2 ed il 3 dicembre, istituendo, tra le altre cose, per i giorni di Natale, Santo Stefano ed il primo dell'anno, il divieto di spostamento tra Comuni diversi anche interni ad una stessa Regione, oltre al divieto di spostamento tra tutte le Regioni dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021.

Governo approva decreto-legge: spostamenti vietati tra Regioni dal 21 dicembre, stop seconde case

Lo ricorda così la circolare ai prefetti: «In particolare, dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 opera il divieto di spostamenti tra Regioni o Province autonome diverse, indipendentemente dal rispettivo livello di rischio, salvo che non ricorrano comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. Nell’ambito del suddetto arco temporale, nei giorni 25 e 26 dicembre 2020 e 1° gennaio 2021, sono vietati, in un’ottica più restrittiva, che tiene conto della maggiore propensione alla mobilità, anche gli spostamenti tra Comuni, restando ferme le stesse cause eccettuative». La medesima circolare interpretativa inviata ai prefetti, correttamente poi ricorda che anche in tale periodo, cioè dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021, «resta comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra Regione o Provincia autonoma». Stessa cosa dicasi anche per i giorni di Natale, Santo Stefano e primo dell'anno, ma come ricordato dalla circolare ai prefetti «nelle giornate del 25 e 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021, il suddetto divieto vige anche con riferimento alle seconde case ubicate in altro Comune». 

Giunti a questo punto, la circolare ai prefetti affronta il grande tema che sta a cuore agli italiani: «Si evidenzia che tra le situazioni di necessità, per le quali resta fermo l’uso del modulo di autodichiarazione, può farsi rientrare, a mero titolo di esempio, l’esigenza di raggiungere parenti, ovvero amici, non autosufficienti, allo scopo di prestare ad essi assistenza, secondo quanto già chiarito in apposita FAQ pubblicata sul sito web del Governo». Tutto qui, la circolare ai prefetti purtroppo non fa altro che ricordare ciò che era già noto. Sul punto, infatti, il Dpcm del 3 dicembre non si discosta da quello del 3 novembre, e la FAQ ricordata nella circolare era ben nota, uguale per tutte e tre le are di rischio (gialla, arancione e rossa): «Posso andare ad assistere un parente o un amico non autosufficienti?»La risposta ufficiale del Governo è la seguente: «, è una condizione di necessità e quindi non sono previsti limiti orari. Nel caso si tratti di persone anziane o già affette da altre malattie, ricordate però che sono categorie più vulnerabili e quindi cercate di proteggerle dai contatti il più possibile». In sostanza, per raggiungere e prestare assistenza a quelle persone che per i più svariati motivi non sono autosufficienti, indipendentemente dalla loro età anagrafica, il Dpcm precedente come quello ad oggi in vigore prevedono sempre che si possa derogare al divieto di spostamento, sia tra Regioni che tra Comuni ed in ogni orario, anche durante il cosiddetto "coprifuoco". 

Il tema però oggi è un altro: nei giorni di Natale, Santo Stefano ed il primo dell'anno il decreto-legge prima citato ed il Dpcm del 3 dicembre istituiscono un divieto di spostamento tra Comuni interni ad una stessa Regione anche se zona gialla, salvo le motivazioni eccettuative solite delle «comprovate esigenze lavorative», «situazioni di necessità» e «motivi di salute». Orbene, come da noi più volte evidenziato nel corso dell'ultimo anno in cui la proliferazione di dettami amministrativamente costituiti è giunta a livelli esasperanti, la più grande ambiguità sotto il profilo giuridico è sempre stata quella legata all'espressione «situazione di necessità». Cos'è per il Governo una «situazione di necessità»? Soggettivamente ciascuno di noi può avere la propria interpretazione, ma oggettivamente qual è la risposta ufficiale? Il Governo ci ha detto che andare a fare la spesa al supermercato è una «situazione di necessità», ma anche che lo è acquistare un qualsiasi bene in un negozio legittimamente aperto ai sensi del Dpcm, quali un libro nelle librerie o una pianta in un vivaio, poiché anche nelle zone rosse tali esercizi di vendita al dettaglio possono restare aperti e quindi essere raggiunti dai clienti per farvi degli acquisti. 

Ora, chiarito che assistere una persona non autosufficiente sia a tutti gli effetti da sempre considerata da qualunque Dpcm sin qui emanato una «situazione di necessità», può forse esserlo anche l'andare a far visita ad un parente anziano che la vita ha costretto in solitudine, qualora però questi sia perfettamente autosufficiente? In fondo una persona anziana (ma vale per chiunque indipendentemente dall'età) costretta a restare da sola il giorno di Natale e pure a Santo Stefano, poiché i suoi parenti abitano in un Comune diverso seppur in una medesima Regione zona gialla, potrebbe in alcuni casi finire con il deprimersi: ovviare a questa sua tristezza, cioè ad una condizione di malessere psicologico, può considerarsi una «situazione di necessità» per un parente o amico che voglia spostarsi di Comune per fare anche un semplice saluto a questa persona sola? Sul punto la risposta fatalmente manca, e tuttavia proprio ieri il ministro Francesco Boccia se ne è uscito con questa frase scritta in un lungo post Facebook: «Nessun anziano passerà perché obbligato dalla Legge il Natale da solo». Il ministro ha poi aggiunto: «Nessun non autosufficiente sarà privato di assistenza, nessuna famiglia sarà privata del Natale». I casi a nostro avviso sono due: o qui si sta facendo confusione, oppure il Governo attraverso le prossime FAQ darà effettivamente un'interpretazione più estensiva di cosa sia una «situazione di necessità» in merito alla specifica possibilità di fare visita a persone anziane e sole anche se autosufficienti.

Il ministro Boccia: «Nessun anziano passerà il Natale da solo perché obbligato dalla legge»

È evidente che a tutto questo si è arrivati poiché in vista del Natale si rischia seriamente di trovarsi in una ben strana situazione che, con qualche ragione, è a nostro avviso possibile definire a tutti gli effetti discriminatoria. In una città come Roma, o in un'altra metropoli come Milano, centinaia di migliaia di persone potranno liberamente spostarsi all'interno del proprio Comune per fare visita ai propri parenti. E questo potrà avvenire, sia se tali parenti vivano da soli o meno, sia che siano anziani o meno, sia che risultino autosufficienti o meno, anche durante i giorni di Natale, Santo Stefano ed il primo dell'anno, senza peraltro dover fornire alcuna giustificazione o aver valide motivazioni, dunque senza nemmeno dover compilare l'autocertificazione per gli spostamenti, a patto solo che la loro Regione, e quindi il loro Comune (Roma o Milano nel nostro esempio), risulti zona gialla o, si badi bene, zona arancione dove ugualmente la mobilità intracomunale (cioè interna al proprio Comune) non è soggetta a restrizioni tra le ore 5 del mattino e le 22.

Al contrario, invece, i componenti di una famiglia residente in un piccolo Comune e che sono separati dai propri genitori, magari anziani, o da uno solo di essi rimasto appunto solo, i quali vivono in città o anche in un altro piccolo Comune, magari persino confinante ma comunque diverso da quello dei figli e dei nipoti, ebbene i membri di tale famiglia non potranno spostarsi a Natale, Santo Stefano ed il primo dell'anno per far visita ai propri parenti, quale che sia il colore della loro Regione, anche fosse zona gialla. A meno che, come ricordato prima, autodichiarino che il tal genitore o parente non è autosufficiente.

Il paradosso, tuttavia, è però proprio qui: se la Lombardia, poniamo, restasse zona arancione a Natale (non è un augurio, sia ben chiaro) i milanesi potranno comunque far visita a chiunque vogliano all'interno del loro enorme Comune esercitando quindi un grande impatto in termini di mobilità, mentre un abitante di un Comune come Erbezzo nella provincia di Verona, dunque nel Veneto che si auspica resti zona gialla (questo sì è un augurio), non potrà fare pochi chilometri per spostarsi ed andare a salutare il proprio genitore che vive a breve distanza, ma nel confinante piccolo Comune di Bosco Chiesanuova e, dunque, in un Comune diverso. Dove sia la logica in tutto questo, anche e sopratutto sotto il profilo epidemiologico, è assai arduo da dire. Tenuto inoltre conto che nelle grandi città vi è pure una maggiore densità di popolazione e gli spostamenti, dunque, comportano anche all'interno dello stesso Comune una maggiore esposizione al rischio di contagio. È vero, certo, che il Dpcm «raccomanda fortemente» sia in zona gialla che arancione di evitare di ricevere a casa persone non conviventi, ma non ci si nasconda dietro un dito: un conto è un'esortazione, un altro è un divieto vero e proprio come quello sulla mobilità tra Comuni a Natale con effetti evidentemente illogici e contraddittori quali quelli appena esposti.

Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella sua presentazione in conferenza stampa del nuovo Dpcm del 3 dicembre ha ricordato che «nei casi di necessità rientra anche la possibilità di prestare assistenza a persone non autosufficienti». Ma il tema, come poc'anzi evidenziato, non è purtroppo questo. Il problema è per qual motivo città capoluogo di provincia o addirittura di Regione nelle giornate di Natale, Santo Stefano ed il primo dell'anno potranno vedere enormi flussi di persone che si spostano all'interno del territorio comunale per fare visite ai parenti e scambiarsi gli auguri in zona gialla o persino arancione senza necessità di avere alcuna motivazione diversa dalla volontà di farsi visita, mentre gli abitanti di piccoli Comuni saranno costretti a rinunciare a far visita ai propri parenti se questi abitano in un Comune diverso e sono da considerarsi, bontà loro, autosufficienti. 

La cosa ha evidenti impatti anche in termini economici, poiché se un pranzo di Natale al ristorante è ammesso in zona gialla, è altrettanto vero che non tutti i Comuni hanno un ristorante al loro interno. Ve ne sono infatti di così piccoli che mancano di tale tipologia di attività. Dunque, non solo i ristoranti perderebbero potenziali clienti provenienti da altri Comuni, ma taluni abitanti di piccoli Comuni risulterebbero così discriminati rispetto a quelli che vivono in una città come la stessa Verona, pur essendo tutti quanti sempre nella medesima zona di rischio gialla. Sul punto, tuttavia, si potrebbe però ricordare che il Dpcm consente di spostarsi, ad esempio in zona arancione dove la mobilità intercomunale è vietata, anche verso un differente Comune rispetto al proprio per usufruire di servizi o attività non sospesi ma fattualmente non presenti nel prorpio territorio Comunale. Potrebbe valere tutto questo anche per Natale nella zona gialla in materia di ristoranti? Cioè, in breve, se abito in un Comune così piccolo della zona gialla che non possiede nemmeno un ristorante, posso a Natale spostarmi verso il Comune a me più vicino in grado di fornirmi tale servizio per fare un pranzo natalizio in famiglia? Vi sono buone ragioni quantomeno per porre il quesito.

Su tutti questi temi, ma anzitutto sulla solitudine di una persona anziana, indipendentemente dalla sua autosufficienza o meno, e la conseguente possibilità di derogare al divieto di spostamenti tra Comuni previsto dal Dpcm per Natale, Santo Stefano e l'1 gennaio 2021, non interviene in alcun modo la circolare inviata ai prefetti. Sarebbe auspicabile lo facessero finalmente, in un senso come nell'altro, le prossime FAQ del Governo, chiamate ora più che mai a chiarire una buona volta cosa sia, ai sensi del Dpcm, una «situazione di necessità».

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