Dpcm di Natale tra aperture e prudenza: quali regole per le festività in clima di pandemia?

Negozi aperti o chiusi, cenoni sì o no, spostamenti ed il fatidico meccanismo dell'esenzione previsto dal Dpcm. Che festività natalizie saranno quelle al tempo della pandemia?

Cenone - immagine d'archivio

Si avvicina il Natale, prim'ancora Santa Lucia e pure l'Immacolata. Ma che festività saranno quelle del 2020, hannus orribilis della pandemia da coronavirus Sars-CoV-2? Ad oggi le feste sono tecnicamente vietate, sia nei luoghi pubblici che in quelli privati, così come sono vietati gli assembramenti ed è pure «fortemente raccomandato» evitare di ricevere a casa persone che non siano conviventi. Gli spostamenti sono rigidamente normati e limitati nelle zone rosse, così come anche in quelle arancioni, mentre meno stringenti appaiono le regole per le aree gialle del Paese dove di fatto vige il cosiddetto "coprifuoco" dalle ore 22 alle 5 che, tuttavia, già basterebbe di per se stesso a rovinare la vigilia di Natale o, a maggior ragione, il Capodanno. 

Coprifuoco speciale per la vigilia di Natale e Capodanno?

Insomma, fare festa quest'anno, oltre che difficile sotto il profilo morale dinanzi al numero considerevole di vittime che ci si porterà appresso, sarà molto complesso anche sotto il profilo tecnico. Una delle ipotesi in campo al momento è quella legata appunto alla previsione di uno slittamento verso la mezzanotte o l'una per il 24 ed il 31 dicembre dell'orario d'inizio del "coprifuoco". Bisognerebbe però che a quel punto l'Italia intera fosse diventata zona gialla, circostanza certo auspicabile ma non scontata. Dunque, meglio forse sarebbe prevedere una sorta di deroga speciale per tutte le Regioni, valida in via esclusiva alla vigilia di Natale ed all'ultimo dell'anno, indipendentemente dal colore e dunque dalla fascia di rischio dei vari territori. Non a caso, infatti, sempre in queste ore si parla di converso anche di una possibile generale anticipazione dell'orario d'inizio del "coprifuoco" dalle attuali 22 alle ore 20 o alle 21, tranne evidentemente che per il 24 ed il 31 dicembre. 

Negozi, bar e ristoranti

Il vero tema ad oggi, indipendentemente da veglioni e cenoni casalinghi, resta però quello dei "consumi" e dunque dell'apertura o meno di bar e ristoranti, oltre che naturalmente dei negozi anche nelle Regioni dove ad oggi risultano chiusi. Una delle ipotesi di cui si sta parlando, ma non è affatto chiaro in quali aree di rischio verrebbe concesso, è quella di permettere agli esercizi commerciali di restare aperti fino alle ore 22 per evitare resse, diluendo gli accessi nel tempo e scaglionando ovviamente gli ingressi. In merito ai locali di ristorazione potrebbe essere prevista la riapertura al pubblico con servizio al tavolo anche la sera, ma ciò dovrebbe eventualmente riguardare solo le Regioni zona gialla e rimarrebbe il limite massimo delle 4 persone non conviventi sedute insieme. Al netto dei tanti dubbi e delle ipotesi di queste ore, è però certo che qualche concessione per favorire lo shopping e i consumi verrà probabilmente prevista anche nelle zone arancioni e rosse. 

Spostamenti tra Regioni?

Resta poi l'enorme tema degli spostamenti, in particolare quelli tra Regioni, con le limitazioni imposte dall'attuale Dpcm «in entrate e in uscita» dalle zone arancioni e da quelle rosse, ma anche con i vincoli ad oggi previsti per gli spostamenti intercomunali in queste stesse aree. Potrebbero essere previste deroghe specifiche per il periodo delle feste, ma ad oggi sembrerebbe prevalere il profilo "prudenzialista" di chi teme che sdoganare gli spostamenti avrebbe effetti devastanti nelle diffusione del virus. Difficile per non dire impossibile, dunque, immaginare una completa riapertura dei confini. Più verosimile, invece, è che vengano stabilite nuove ulteriori "deroghe" al divieto di spostamento, in modo quindi da ampliare, senza però eccedere, la casistica degli spostamenti consentiti.

Il meccanismo dell'esenzione dalle restrizioni all'interno di una Regione

L'unica vera e propria indiscrezione che ad oggi parrebbe poter avere riscontri fattuali nel prossimo Dpcm, sembrerebbe però essere l'orientamento volto all'identificazione ancora più particolareggiata delle varie zone di rischio, suddividendo le località più colpite non solo su base regionale, ma addirittura provinciale o sub-provinciale. Traducendo, con il nuovo Dpcm potrebbe trovare applicazione, e forse anche riformulazione, una disposizione già contenuta in quello al momento vigente, ma di fatto non applicata finora. Si tratta del cosiddetto meccanismo di "esenzione" dalle restrizioni nei confronti di un'area specifica che presenti dati favorevoli sotto il profilo epidemiologico, anche se all'interno di una Regione arancione o rossa.

L'attuale Dpcm lo prevede agli articoli 2 e 3 (sempre comma 2), dove viene specificato che, tramite ordinanza del ministro della Salute d'intesa con il governatore di una Regione, «può essere prevista, in relazione a specifiche parti del territorio regionale, in ragione dell’andamento del rischio epidemiologico, l’esenzione dell’applicazione delle misure di cui al comma 4» (cioè appunto le misure più restrittive previste in area arancione o rossa). Naturalmente potrebbe però trovare applicazione anche il procedimento inverso, vale a dire l'introduzione di aree di rischio arancione o rosso a livello provinciale o addirittura comunale, in Regioni gialle quale ad oggi è il Veneto. Tutto ciò consentirebbe di particolareggiare ancor di più la definizione del quadro epidemiologico in Italia, circoscrivendo le restrizioni più severe solo a quelle aree dove effettivamente i dati lo richiedano. Insomma, più che un'Italia "colorata" e suddivisa a livello regionale, si finirebbe con l'avere una nazione pointilliste, un'Italia a pois con innumerevoli «specifiche parti» del territorio di una Regione rossa che, poniamo, risultino essere arancioni o gialle. Allo stesso modo, vi potrebbero essere altre «specifiche parti» in Regioni arancioni che vengano ad essere identificate come gialle e, di converso, talune altre «specifiche parti» di una Regione gialla o arancione potrebbero invece essere definite, a seconda dei casi, arancioni o rosse qualora risultino particolarmente problematiche. 

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