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Cts e modifiche al Dpcm, weekend zona rossa: parrucchieri chiusi e niente più visita a casa

Attesa per la Cabina di regia: la zona gialla «non funziona» e per il fine settimana il governo studia nuove restrizioni, ma non mancano i contrasti tra rigoristi ed "aperturisti"

Potrebbe essere oggi, mercoledì 10 marzo, il giorno delle decisioni importanti per il governo Draghi in merito alla strategie di contenimento e diffusione del contagio da virus Sars-CoV-2. Il Dpcm vigente dopo soli quattro giorni di efficacia pare già vecchio, insufficiente ed inadeguato. Ergo, nuove misure più stringenti e rigorose in tutte le aree di rischio potrebbero essere previste con opportune modifiche. Ieri i componenti del Comitato tecnico scientifico, interpellati sul tema dal governo, si sono espressi esattamente in questa direzione.

Due le richieste principali del Cts: la prima è quella di prevedere non solo la possibilità di chiusura delle scuole in quei territori dove l'incidenza di positività settimanale superi i 250 casi ogni 100 mila abitanti, ma direttamente l'istituzione automatica della zona rossa con tutti gli annessi e connessi. Vale a dire, negozi chiusi salvo quelli essenziali, si esce di casa solo con motivazioni valide, centri estetici e parrucchieri chiusi, niente più possibilità giornaliera di fare una visita a casa di amici o parenti, nemmeno dentro il proprio Comune. Un'altra richiesta è però quella di rafforzare le misure anche in quelle aree di rischio dove oggi sono meno stringenti, in particolare la cosiddetta zona gialla che, non è la prima volta che lo si sente dire, «non funziona più». In particolare ad essere osservati speciali sono i weekend: il modello natalizio dei fine settimana e giorni festivi in zona rossa potrebbe, come anticipato già ieri, essere riattualizzato per le prossime settimane fino alle festività pasquali.

Inutile dire che la compagine di governo sia tutt'altro che unita però sull'eventualità di imporre nuove restrizioni ai cittadini. L'ala rigorista e quella aperturista del governo Draghi stanno vivendo in questa fase ore di certo poco tranquille. L'obiettivo indicato dai tecnici della salute è quello di riportare l'indice Rt medio nazionale sotto la soglia di preoccupazione del valore 1, cioè una persona in media ne contagia un'altra. Dall'altro lato il governo vuole evitare un nuovo lockdown nazionale in stile 2020, ma vi è anche chi non nasconde perplessità circa chiusure generalizzate. Matteo Salvini, ad esempio, dice chiaramente «no ad interventi in modo generico», mentre è favorevole ad intervenire «ma in modo chirurgico» ed ha anche aggiunto che «nei weekend non servono più chiusure, ma più controlli». La ministra Maria Stella Gelmini in un post Facebook dell'11 gennaio scorso parlava di «promesse disattese per un governo che ha messo la scuola in coda alle sue priorità». Oggi che del governo è parte integrante in un ruolo di primissimo piano, da ministro degli Affari regionali, nella gestione della pandemia il suo primo atto formale è stato presentare ufficialmente un Dpcm che prevede la Dad in modo ancora più semplice, anche però in quelle Regioni come il Veneto, classificate in arancione, dove contestualmente restano aperti i negozi ed i centri commerciali. 

A dare indicazioni sul da farsi sarà la nuova Cabina di regia che dovrebbe tenersi oggi, ma l'ipotesi al momento più verosimile è che effettivamente si giunga ad una stretta generalizzata nel weekend, mentre per gli altri giorni della settimana le Regioni potrebbero anche mantenere il loro "colore" originario. Potrebbero essere previsti degli interventi di rafforzamento per la zona gialla, ma ad esempio sembra essere tramontata l'idea di un'anticipazione del "coprifuoco" che parrebbe invece destinato a restare quello di sempre. Di certo c'è ancora una volta la grande incertezza in cui il Paese e soprattutto i cittadini si ritrovano. Da quando c'è Draghi le associazioni di categoria sembrano aver smesso di lamentarsi, l'opposizione politica è ridotta a (quasi) zero e quindi dalla Lega a Leu gli esponenti politici nazionali e locali usano sempre il fioretto e mai la sciabola.

Noi proviamo ad attenerci ai dati concreti: un Dpcm last minute presentato il 2 marzo ed entrato in vigore il 6 marzo sta per essere modificato in senso restrittivo già la settimana successiva. Prima si invocavano riaperture di scuole e ristoranti anche la sera, oltre a palestre, piscine e impianti da sci, oggi che Draghi c'è le istituzioni scolastiche chiudono, si pensa alla serrata generale nei weekend e la zona rossa prevede già di per sé, da Dpcm vigente, la chiusura per barbieri e centri estetici nonostante lavorino ormai da tempo attraverso protocolli validati e non risultino avere "pubblica evidenza" eventuali dati su contagi e focolai esplosivi in tali settori. La riapertura di teatri, cinema, sale da concerto prevista per il 27 marzo nelle zone gialle, oggi più che mai pare star traballando e con essa a rischio potrebbero essere anche gli stessi musei che finalmente avevano riaperto, pur restando chiusi in zona arancione dove è ammesso andare in un centro commerciale ma non ad ammirare un quadro.

A tutto questo aggiungiamo un'ulteriore annotazione che molti forse riterranno marginale, ma che a noi pare al contrario un grave vulnus democratico: il Dpcm è datato 2 marzo, molti suoi aspetti come sempre hanno dei lati opachi, o meglio che meritano esplicitazioni ulteriori e a questo servono le Faq ufficiali del governo. Faq che, tuttavia, in perfetta continuità con le tempistiche del precedente governo, ad oggi 10 marzo, cioè più di una settimana dopo la firma del decreto, risultano ancora non essere state aggiornate. Il rischio è che l'aggiornamento avvenga per l'ennesima volta fuori tempo massimo, quando magari, nel mentre, nuove disposizioni saranno state fissate dal governo modificando il Dpcm.  

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