Su 350 mila spettatori un solo positivo, ma il Dpcm chiude teatri e cinema: «Scelta grave»

AGIS: «Su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti con una media di 130 presenze per ciascun evento si registra un solo caso di contagio»

«Su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) ad inizio ottobre, si registra un solo caso di contagio da Covid-19 sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali». È quanto emergeva già lo scorso 11 ottobre 2020 e riportato dall'AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo che in una nota evidenziava come si trattasse di una percentuale «pari allo zero e assolutamente irrilevante che testimonia quanto i luoghi che continuano ad ospitare lo spettacolo siano assolutamente sicuri».

Lo studio, grazie all’App Immuni, aveva individuato «un solo "caso positivo"» e inoltre, a seguito di accertamenti sanitari, aveva peraltro «certificato la negatività di tutti gli spettatori entrati in contatto con lo stesso». Insomma, i protocolli al cinema e nei teatri non solo sarebbero stati rispettati in Italia, ma avrebbero anche funzionato e bene. La domanda allora sorge spontanea: come mai nell'ultimo Dpcm in vigore da oggi, lunedì 26 ottobre, è stata presa quella che il premier Giuseppe Conte ha definito la «sofferta decisione» di chiuderli da un giorno all'altro. Stupisce peraltro l'assenza di spiegazioni al riguardo, là dove le stesse Regioni tramite una lettera dei governatori indirizzata all'esecutivo chiedevano di rivalutare le chiusure di cinema, teatri, ma anche palestre e piscine, proprio tenendo in considerazione i dati epidemiologici.

In queste ore la stessa AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo ha indirizzato proprio al premier Conte ed al ministro della Cultura Dario Franceschini una nuova lettera nella quale si legge: «Come evidenziato dai dati di una ricerca da noi effettuata e trasmessa alle Istituzioni ed agli organi di informazione, i luoghi di spettacolo si sono rivelati tra i più sicuri spazi di aggregazione sociale. Riteniamo, pertanto, che la misura prevista sia ingiustamente penalizzante rispetto al nostro settore. Sono stati siglati accordi e protocolli a livello territoriale ed a livello nazionale con le organizzazioni di categoria per garantire la salute e la sicurezza e tutte le imprese del comparto si sono adeguate, assumendosi onerosi investimenti per elevare il livello di prevenzione sia per i lavoratori che per gli spettatori».

Il mondo della cultura si è mobilitato anche in altre forme, ad esempio con un appello rivolto sempre al premier Conte ed al ministro Franceschini e che ha raggiunto oltre 63 mila firme in poche ore nel quale, tra le altre cose, si legge: «Siamo importanti per la società civile perché vi supportiamo nel vostro difficile compito istituzionale a mantenere elevato lo spirito dei cittadini, nella piena consapevolezza delle sofferenze che stanno incontrando a livello personale, familiare e professionale. È soprattutto in questa seconda ondata che ne avremmo più bisogno. Il teatro e il cinema non possono fermarsi perché sono la riserva invisibile di senso, per la vita pubblica e individuale dei nostri concittadini». Parole che risuonano echeggianti anche in quelle del celebre direttore d'orchestra Riccardo Muti: «Chiudere le sale da concerto e i teatri è una decisione grave. L’impoverimento della mente e dello spirito è pericoloso - scrive in una lettera aperta pubblicata dal Corriere della Sera il direttore Riccardo Muti - e nuoce anche alla salute del corpo. Definire, come ho ascoltato da alcuni rappresentanti del governo, come "superflua" l’attività teatrale e musicale è espressione di ignoranza, incultura e mancanza di sensibilità».

La replica social del ministro della Cultura Dario Franceschini

La risposta agli appelli (ed alle critiche) da parte del ministro della Cultura Dario Franceschini, è stata affidata ad un video sui social nel quale il ministro ha richiamato tutti al senso di responsabilità ed auspicato la massima «coesione sociale», sottolineando che «forse non si è capita la gravità della situazione». Il ministro Franceschini nel corso del video ha anche mostrato un grafico che illustra l'andamento della curva epidemiologica in Italia, ribadendo che la scelta di chiudere teatri, cinema, ma anche palestre e piscine o i locali (alle ore 18), «è dovuta alla necessità di limitare il più possibile la mobilità delle persone».

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