Cronaca Via Belobono

Dopo i morti di Corinaldo, la gang in azione anche al Dorian Gray di Verona

Alcuni membri della banda presenti a Verona per la serata con Gabri Ponte il 9 marzo 2019

discoteca - immagine d'archivio

Nella tarda serata di venerdì i carabinieri del comando provinciale di Ancona, supportati nella fase esecutiva da quelli di Modena, Genova e Ravenna, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette giovani tra i 19 e i 22 anni, tutti domiciliati nella provincia di Modena. Per tutti l'accusa è quella di "associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti con strappo e rapine" e, per sei di loro, vengono riferite anche quelle di "omicidio preterintenzionale", "lesioni personali" e singoli episodi di "rapine e furti con strappo".

I sette indagati, in breve, secondo gli inquirenti sarebbero coinvolti nei gravi eventi che si sono verificati all’interno della discoteca "Lanterna Azzurra Clubbing" di Corinaldo, durante la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, nel corso della quale trovarono la morte sei giovani, cinque dei quali minorenni, ed altre 200 persone circa rimasero ferite. Quella notte nel club era in corso un concerto del celebre artista trap Sfera Ebbasta. Nel  corso delle indagini, gli inquirenti hanno raccolto elementi a carico dei sei giovani, i quali unitamente ad un 19enne deceduto nel corso dell’indagine a seguito di un incidente stradale, la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 sarebbero stati presenti all’interno della "Lanterna Azzurra Clubbing" di Corinaldo e, secondo le accuse, si sarebbero resi responsabili di rapine ai danni di cinque giovani avventori del locale e di un furto con strappo di collane in oro.

Secondo gli inquirenti, in quella circostanza, la banda avrebbe utilizzato dello spray al peperoncino, in concomitanza con l’annuncio dell’arrivo del trapper Sfera Ebbasta e l’emissione dei fumi coreografici, al fine di «agevolare le loro azioni predatorie». Le conseguenze sono purtroppo note alle cronache. Ma il drammatico episodio di Corinaldo non sarebbe stata l'unica scorribanda del gruppo. Durante le investigazioni, i carabinieri di Ancona riferiscono infatti di aver accertato «l’operatività di un vero e proprio sodalizio criminale composto dai medesimi soggetti che erano presenti a Corinaldo», i quali avrebbero partecipato a «decine di eventi musicali organizzati presso varie discoteche del centro – nord Italia».

La notte veronese

Ad essere privilegiati, secondo i militari, sarebbero stati gli eventi «che prevedevano l’esibizione di artisti di musica "trap" e, di conseguenza, una maggiore affluenza di pubblico giovanile». Ma vi sarebbe stato anche un recente caso "veronese", avvenuto nel marzo del 2019, più esattamente nella discoteca "Dorian Gray" situata nella frazione di Ca' di David. Secondo gli inquirenti, alcuni componenti della banda avrebbero infatti compiuto «un furto con strappo» all'interno del locale veronese, nel corso della notte tra il 9 e 10 marzo 2019, quando all'interno della discoteca si stava esibendo l'artista Gabry Ponte. Si tratterebbe dunque, in questo caso, di un furto compiuto dopo l'episodio dei morti di Corinaldo al live di Sfera Ebbasta che, per l'appunto, avvenne nel dicembre 2018. Resta inoltre da capire, e anche di questo si occuperanno verosimilmente gli inquirenti nel prosieguo delle loro indagini, se un altro episodio veronese piuttosto simile, con al centro un furto e dello spray urticante, avvenuto sempre al "Dorian Gray", ma questa volta nel gennaio del 2018 (anche in quell'occasione suonava Gabry Ponte), abbia o meno a che fare con gli indagati.

Tornando invece alla notte recente del 9 e 10 marzo 2019, secondo gli inquirenti, tre componenti della banda ad oggi indagati, avrebbero preso parte alla serata veronese con il chiaro intento di commettere furti. Dalle intercettazioni riportate nell'ordinanza firmata dal Gip di Ancona, emerge il quadro nel quale si sarebbe dunque compiuta l'operazione delittuosa: l'azione del furto sarebbe stata preparata in anticipo, con uno dei tre adibito a fare da "palo" e un altro con il ruolo di «strappatore» (questo il gergo impiegato dai tre durante il viaggio in auto), colui cioè cui spetterebbe di eseguire materialmente lo «strappo» della collana o del braccialetto. Sorta di "gold rush" degli anni duemila, l'azione della banda, in generale, sembrerebbe essere stata proprio orientata in prevalenza ai monili e preziosi, da riscattare poi grazie alla complicità di un "Compro Oro" modenese che avrebbe garantito loro l'acquisto in denaro contante

I rivali e il magro bottino

Sempre dalle intercettazioni, emergono inoltre particolari interessanti, quali ad esempio l'esistenza di bande rivali, una di queste nominata quale quella dei «genovesi» e del relativo rischio d'incontrarla all'interno del "Dorian Gray" con il conseguente pericolo di vedersi sottrarre potenziale refurtiva utile. Per ovviare a tale imprevisto, uno degli indagati riferisce ai compagni di viaggio di essere pronto a «simulare un furto a sua carico - come si legge sempre nell'ordinanza - segnalando agli addetti alla sicurezza la presenza dei loro rivali, in modo da garantire al suo gruppo una refurtiva maggiore».

In realtà la serata del 9 e 10 marzo 2019 per il gruppo parrebbe essere finita piuttosto male. Secondo gli inquirenti, dalle intercettazioni all'uscita del locale veronese, infatti, si evincerebbe un certo malcontento sul proprio operaro da parte dei tre che si lamenterebbero dello scarso bottino ottenuto. A guastare le loro mire, infatti, sarebbe intervenuto l'annuncio fatto dare tramite speaker dai responsabili del locale, subito dopo la prima segnalazione di un furto che sarebbe avvenuto all'interno, circa appunto il pericolo per la clientela di subire ulteriori furti. Oltre a ciò, dalle intercettazioni tratte nel corso del viaggio di ritorno, secondo gli inquirenti, emergerebbe tra i componenti del gruppo anche il sospetto che «una delle collane possa essere falsa e, pertanto, si pentono di essere usciti subito dal locale».

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