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Giovedì, 7 Dicembre 2023
Cronaca Centro storico / Piazza Bra

Disagio giovanile, Velotta: «Servono interventi strutturali su scuola e salute mentale»

La coordinatrice della Rete degli Studenti Medi di Verona ha commentato i recenti casi di tentato suicidio avvenuti in un liceo veronese: «Peso di pandemia e malessere sociale schiacciano la nostra generazione»

Un giovane che si è lanciato dalla finestra ed una ragazza svenuta per aver ingerito troppi ansiolitici. Due studenti che per fortuna non hanno perso la vita. Due fatti avvenuti nel giro di 24 ore in una scuola veronese e che sono solo la punta dell'iceberg di una situazione allarmante a Verona e nel resto d'Italia.

Con la pandemia, i casi di ricovero giovanile all'interno delle cliniche psichiatriche sono aumentati in maniera vertiginosa. Sono soprattutto casi di depressione, ansia e disturbi dell'alimentazione. Casi che, se trascurati, possono poi portare all'autolesionismo e ai tentativi di suicidio. Dati indicativi di un malessere vissuto dai giovani. Un malessere a volte non viene intercettato dalle scuole, come testimonia l'aumento anche dell'abbandono scolastico.
«Da subito abbiamo chiesto che si intervenisse seriamente in ambito di salute mentale, per evitare che il peso della pandemia, che si aggiunge a un generale malessere sociale che caratterizza questi decenni, potesse schiacciare la nostra generazione», ha dichiarato Camilla Velotta, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi di Verona.

Per la Rete degli Studenti Medi, la scuola deve avere un ruolo centrale per arginare il disagio giovanile. E i due episodi avvenuti nei giorni scorso in un liceo veronese potrebbero dimostrare che sono proprio gli spazi scolastici il luogo in cui i ragazzi in difficoltà decidono di mandare richieste d'aiuto. Richieste che devono essere ascoltate e affrontate in un clima diverso, stimolante, che non sia di altra ansia e altro stress. «Servono interventi seri, ora più che mai, per tutelare il benessere psicofisico di ognuno, dentro e fuori dalle mura scolastiche - chiede Velotta - Non possiamo permetterci di restare immobili davanti a queste situazioni, che soprattutto non possono passare all'opinione pubblica come casi isolati o sporadici episodi di cronaca, perché non lo sono. Non servono altre dimostrazioni, vogliamo interventi strutturali sul modello scolastico e sulla salute mentale».

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