Cronaca Piazza Brà

Protesta dei dipendenti di Fondazione Arena dopo le parole del sindaco Tosi

Il buco economico di 30 milioni, la necessità di un nuovo rilancio che sia anche artistico culturale dopo una fase di declino. Flash mob di protesta dei lavoratori di Fondazione e dei sindacati che li difendono

Da Maria Callas a Belen Rodriguez, se si tratta di presenze in Arena a Verona, il passo è breve. L'accusa arriva secca e virulenta da parte di chi nell'anfiteatro simbolo della città scaligera ci lavora con grande passione, il professore d'orchestra Carlo Miotto. Il problema principale lamentato da più parti, in buona sostanza è l'assenza di un vero e proprio piano di rilancio, non solo economico, ma anche culturale. Il buco economico esiste, ed è chiaro che 30 milioni di deficit non sono uno scherzo per nessuno, ma ciò che in tanti lamentano è in primis l'assenza di idee, la mancanza di una visione ampia, comprensiva di un progetto artistico che renda onore al glorioso passato, anche quello più lontano, dell'Arena di Verona.

Così i tanti dipendenti di Fondazione che si sono ritrovati per un flash mob dinanzi all'anfiteatro, hanno chiesto anzitutto chiarezza e trasparenza nella gestione di un patrimonio universale che riguarda loro direttamente in quanto lavoratori, ma anche milioni di turisti che da tutto il mondo affluiscono ogni anno per visitare il monumento più prestigioso della città, o per assistere agli spetacoli organizzati al suo interno. Ed i problemi economici di Fondazione, a detta dei numerosi lavoratori, non possono essere affrontati così come il suo presidente era recentemente parso intenzionato a fare: le parole di Tosi che stigmatizzavano il costo medio di un dipendente di Fondazione Arena come troppo elevato, non sono naturalmente piaciute ai diretti interessati.

Sul tema così come riferito dal quotidiano l'Arena, è intervenuto il segretario generale della Cisl Massimo Castellani: "Servono denari per ripianare il debito di quasi 30 milioni e soprattutto idee e un piano di rilancio, ma non devono essere i lavoratori a pagare colpe non loro". E come già indicato il problema non pare essere riducbile soloamente alla mera questione economica, o meglio ad essa strettamente relata è altresì la necessità che venga presentato un progetto artistico valido e innovativo. Di quest'avviso, stando alle sue parole riportate dall'Arena, è il professore d'orchestra Carlo Miotto: "Chi dice che con la cultura non si mangia dice una gran stupidaggine perché la storia e la cultura sono il petrolio dell'Italia, come lo è l'Arena per Verona. Nel 1913, ad assistere alla prima c'erano regnanti da tutta Europa e in platea, inviato da un giornale cecoslovacco, sedeva Kafka... Siamo passati da Maria Callas a Belen Rodriguez, mi viene da piangere".

Certo il declino dell'Arena va di pari passo coi tempi che corrono (mica facile trovare un'altra Callas in Italia), ciò non toglie che il problema indicato dal professor Miotto esista davvero e non possa essere ignorato facilmente. A loro volta i sindacati, così come riporta l'Arena, hanno anch'essi voluto smentire quanto dichiarato dal sindaco e presidente di Fondazione Flavio Tosi: "Si vogliono spostare sui lavoratori le responsabilità di una gestione improduttiva. Dalla città le risorse stanno arrivando, ma se non ci sono idee il denaro non basta, è indispensabile tutelare l'integrità di orchestra, ballo, coro e laboratori perché sono dei gioielli. I contratti sono fermi da un decennio, quello che serve è un gruppo dirigente all'altezza". Ancor più esplicito in questo senso l'intervento di Dario Carbone della Fials, così come riportato dall'Arena: "Per il sindaco rifondare significa ridimensionare e il prospettato abbandono del Filarmonico a favore del Ristori è un esempio di ciò perché non si potranno più fare grandi allestimenti".

Insomma polemiche accesse e che non sembrano volersi placare in quest'estate che ha visto l'anfiteatro scaligero finire spesso al centro di numerosi dibattiti. Ad ogni modo pare difficile, ma certo ancora nulla è perduto e la partita tutta da giocare, intravvedere spiragli possibili di conciliazione tra le posizioni manifestate dai sindacati e dai dipendenti di Fondazione, con quelle invece che continua a sostenere il primo cittadino veronese, così almeno stando alle sue recenti parole che hanno sostanzialmente ribadito con fermezza, concetti già espressi in precedenza.

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