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Denunciò la professoressa per lesioni e minacce: studentessa condannata per calunnia

L'insegnante la sorprese in bagno con il cellulare durante il compito in classe, intenta a cercare aiuti sul dispositivo, e la portò quindi dal preside dopo averle sequestrato l'apparecchio

Durante il compito in classe si recò in bagno con il proprio cellulare alla ricerca di aiuti, ma l'insegnante la scoprì e l'accompagnò dal preside: da lì partitorono ben due inchieste che sembrano aver trovato il proprio epilogo. Come spiega L'Arena infatti, la studentessa dell'Istituto Fermi denunciò docente e preside, dichiarando però il falso, così l'insegnate a sua volta decise di citarla per calunnia. 

Era il 13 maggio 2011 quando M.V., alunna del Fermi, presentò alla Procura della Repubblica di Padova, la propria denuncia contro C.T., professoressa di lettere, accusandola di lesioni volontarie, ingiurie e minacce, mentre il preside R.B. venne citato solo per ingiurie. Stando infatti alla versione fornita dalla giovane, C.T. per ottenere il cellulare che la studentessa aveva portato ai servizi igienici, dopo essere stata certa che lo stesse utilizzando, l'avrebbe strattonata e trascinata in presidenza provocandole lesioni a un braccio e ad una spalla. Nel corso delle indagini condottre dalla Procura di Verona, docente e preside aveva respinto con forza fin dall'inizio ogni accusa, basandosi anche sulla testimonianza di un'altra ragazza che nell'occasione si trovava ai lavandini e che aveva sconfessato le parole dell'accusatrice. A ciò si aggiunse che al Pronto Soccorso le presunte lesioni riportate dalla giovane erano collegate ad una vecchia lussazione. 
Il 17 ottobre 2011 quindi il pm chiese, e ottenne dal gip, l'archiviazione del caso. La professoressa allora, costituitasi parte civile, decise di passare alla controffensiva, denunciando la ragazza, che nel frattempo aveva cambiato scuola, per calunnia. Il processo si è concluso davanti al giudice del tribunale di Padova, Claudio Marassi, l'altro giorno con la condanna a due anni di reclusione per la giovane, otto mesi in più di quanto richiesto dal pubblico ministero. La pena è stata in ogni caso sospesa ma la studentessa dovrà risarcire la sua ex professoressa con 5000 euro, oltre a rimborsare le spese legali. 

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