Ponte sul canale Zerpano a Veronella, denunciata una sospetta frode

La presunta vittima è un subappaltatore di Gambellara, nel Vicentino, il quale punta il dito contro l'appaltatore privato e contro il mancato controllo del committente pubblico

Il cantiere dell'incompiuto ponte sullo Zerpano a Veronella (Foto Milioni)

Alla base del calvario per la mancata realizzazione del ponte sul canale Zerpano a Veronella ci sarebbe, tra le altre, una frode perpetrata dall'appaltatore privato a danno di un subappaltatore di Gambellara nel Vicentino: il tutto con l'aggravante che il committente pubblico dell'opera, il Consorzio Alta Pianura Veneta, non avrebbe attentamente sorvegliato sull'iter. È questo il contenuto di una articolata denuncia inoltrata il 21 luglio alla Procura di Verona che ora dovrà indagare a fondo in merito alle gravi e circostanziate notizie di reato contenute nell'esposto indirizzato alla magistratura.

IL PROLOGO

L'intera vicenda ruota attorno alla mancata realizzazione del ponte sul canale Zerpano a Veronella. Stando al cartello di cantiere, i lavori si sarebbero dovuti ultimare il 20 giugno. Si tratta di un'opera attesa da molto tempo perché l'assenza di quel collegamento da mesi sta dando parecchi problemi alla popolazione. Il ponte fu dichiarato inagibile nel lontano 2014 e da allora i residenti hanno sempre patito l'alterazione della viabilità locale. Ne avevano fatto le spese anche gli automobilisti che abitualmente debbono spostarsi verso Albaredo d'Adige.

DISAGI NEL COMPRENSORIO

Durante gli anni, gli abitanti avevano più volte invocato un finanziamento della Regione Veneto per fare fronte al rifacimento del ponte che è di proprietà del Consorzio Alta Pianura Veneta, un ente di bonifica il quale de facto è una escrescenza della stessa Regione. Ed effettivamente i soldi Palazzo Balbi ce li aveva messi: ben 200mila euro che si andavano ad aggiungere ai 100mila erogati da Comune e Provincia, più una piccola tranche di 50mila erogati dallo stesso consorzio. La somma totale era pari a 350mila euro ovvero la stima del costo complessivo.
Tuttavia l'iter si era arenato quando l'appaltatore incaricato dal consorzio aveva chiesto un aumento a causa di una asserita complicazione sul piano geologico. Il consorzio all'epoca aveva reputato non accettabile quella pretesa: aveva chiuso i rapporti con il primo appaltatore e ricominciata da zero, la procedura era giunta fino all'affidamento alla Brunelli Placido Franco srl di Roveré Veronese.

LA COMMESSA

Tuttavia, i problemi si ripresentano quando, per una commessa di tipo specialistico, la Brunelli chiama la vicentina Green Walls Costruzioni di Gambellara. Una srl molto nota nell'ambito dei lavori di consolidamento del suolo. Ed è proprio di consolidamento del suolo che la ditta berica deve occuparsi «con un contratto di subappalto avente oggetto il consolidamento strutturale del collettore sullo Zerpano». La Green Walls, stando alle carte depositate in procura dall'amministratore unico e legale rappresentante della ditta gambellarese Giampaolo Guarda, aveva accettato di buon grado l'incarico anche perché il consorzio, come previsto dalla legge, aveva assentito al pagamento diretto del subappaltatore. Si tratta di una possibilità prevista dal codice degli appalti che serve a dare maggiori garanzie proprio ai subappaltatori a fronte di eventuali rovesci o condotte scriteriate degli appaltatori. L'importo concordato al 31 gennaio 2020 è inizialmente pari a 15mila euro che salgono poi a un totale di quasi 45mila euro in seguito ad una integrazione contrattuale datata 18 febbraio 2020.

LE CARTE IN PROCURA

Detto in estrema sintesi l'imprenditore (che corrobora la sua ricostruzione «con 72 pagine di allegati» tra atti consortili, atti notarili e documenti camerali) alla magistratura indirizza una denuncia molto precisa. Poco prima di incassare il saldo per il pagamento delle spettanze pattuite per i lavori realizzati «con celerità e impegno e rispettando il cronoprogramma fissato dalla Brunelli» la stessa Brunelli (è l'11 marzo 2020) fa sapere a Green Walls che la società di Roveré ha chiesto al Consorzio Alta Pianura di sospendere «ogni pagamento diretto a favore dei subappaltatori affinché le medesime somme fossero versate direttamente all'appaltatore... quindi alla Brunelli... nel rispetto della par condicio creditorum» a causa «di un recente contenzioso... oggi sfociato in contenzioso giudiziario» che aveva portato la società scaligera a deliberare l'accesso alla proceduta di concordato.

ENTE PUBBLICO «ACRITICO» VERSO LA BRUNELLI

L'evolversi degli eventi insospettisce la Green Walls che ne ha anche per il consorzio: «Soltanto in data 20 marzo 2020 il Consorzio Alta Pianura Veneta, per il tramite del responsabile unico del procedimento l'ingegnere Luca Pernigotto, comunicava a Green Walls che l'appaltatrice Brunelli aveva depositato ricorso per concordato preventivo». Si tratta di una procedura prevista dalla legge fallimentare per le società che versano in difficoltà economiche e che rispondono a precisi requisiti. Poi un altra stilettata: «In buona sostanza il consorzio aderiva acriticamente» alle richieste della ditta veronese nonostante il subappaltatore berico avesse regolarmente presentato il documento «attestante» lo stato di avanzamento dei lavori (Sal).

ACCUSE AD ALZO ZERO

A pagina 5 dell'esposto le accuse si fanno più pesanti, le parole si fanno pietre. «Risulterebbe che la Brunelli abbia percepito l'intero importo del primo Sal da parte del consorzio» che avrebbe lasciato a bocca asciutta la società vicentina quindi, il quale consorzio «a semplice richiesta» della stessa Brunelli, «nonostante fosse contrattualmente previsto il pagamento diretto del subappltatore... avrebbe eseguito il pagamento senza svolgere alcuna verifica preliminare» ovvero senza verificare che «attraverso il ricorso all procedura concordataria si ponessero in essere comportamenti fraudolenti a danno delle maestranze dei sub-appaltatori e dei fornitori». E ancora: «La condotta tenuta dalla Brunelli presenta tutti i tratti della truffa contrattuale aggravata posta in danno della Green Walls... le ragioni e contenzioso con terzi... ove effettivamente esistenti appartengono a un periodo storico decisamente precedente a quelle oggetto del contratto di sub-appalto». Poi un ultimo colpo: «È opinione della scrivente società che quando la Brunelli scrive che la causa di deposito del concordato preventivo andrebbe individuata in un recente contenzioso... rende una una affermazione fatalmente inverosimile e gravemente falsa... La condotta della Brunelli appare... inevitabilmente fraudolenta...» anche perché la Green Walls «ignorando i debiti e la crisi d'impresa della propria controparte contrattuale si è sentita garantita dalla possibilità di essere pagata dalla stazione appaltante» ossia il consorzio.

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Ma come la pensano i controinteressati? Chi scrive ha chiesto ragguagli al riguardo sia alla Brunelli, sia al consorzio, sia all'assessore veneto alle infrastrutture Elisa De Berti. Dai tre però, almeno per il momento, non è giunto alcun commento.

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