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Sabato, 27 Novembre 2021
Cronaca

Delitto di Ronco all'Adige arrestato operaio 35enne

Un veronese tra i maggiori indiziati: era coinvolto con la vittima in un traffico di droga

E’ stato arrestato ieri mattina uno dei maggiori indiziati per l’omicidio di Mohamed El Archi, 41 anni, dello scorso 15 ottobre a Ronco all’Adige. A finire in manette è stato Fabio Piga, 35enne operaio elettricista residente a Isola Rizza, coinvolto, secondo i carabinieri del nucleo investigativo di Verona, nell’uccisione del cittadino di origini marocchine.

Nuovi sono i risvolti venuti a galla e che collegano vittima e presunto omicida al traffico internazionale di cocaina organizzato tra malavita nordafricana e italiana. A muovere la mano armata dell’operaio, infatti, sarebbe stato un debito di 70mila euro legato a qualche partita di droga. Pendenza che avrebbe aggravato la situazione economica famigliare dell’operaio, già sposato. L’inizio delle indagini risale al 16 ottobre, giorno successivo al rinvenimento del cadavere di El Archi, imprenditore nel campo della compravendita di macchine agricole usate, crivellato di colpi e lasciato sulle rive di un canale d’irrigazione nelle campagne di Ronco dell’Adige. E sono state le numerose intercettazioni telefoniche e le testimonianze raccolte dai cugini della vittima, anch’essi coinvolti nel traffico di droga, a permettere di risalire a Piga e a chiarire il quadro criminale.

Ad insospettire i carabinieri è stato un primo colloquio, ritenuto lacunoso e poco credibile, con il veronese: nel racconto aveva, infatti, confermato un incontro con l’imprenditore la sera precedente all’omicidio, verso le 21, per scambiare qualche chiacchiera in auto con l’amico imprenditore. Sotto richiesta di quest’ultimo, poi, l’aveva lasciato in una stradina abbandonata nei campi di Albaro, piccola frazione periferica di Ronco all’Adige. Sarebbe stata la notizia del rinvenimento del cadavere letta sui giornali ad allarmare Piga e spingerlo a fornire la sua collaborazione alle forze dell’ordine il giorno successivo. Da lì i dubbi sempre più presenti dei carabinieri, che hanno chiarito l’opera di depistaggio messa in atto dall’operaio, anche in forza delle testimonianze dei cugini della vittima e dalle chiamate presenti nel cellulare.

Le intercettazioni hanno fatto il resto: secondo gli inquirenti operaio ed imprenditore avevano da tempo imbastito un traffico di cocaina di “medio livello” che arrivava a spacciare un chilo di cocaina al mese in tutto il Veronese e che faceva capo ad un’organizzazione criminale che comprendeva marocchini e italiani. Vari gli arresti di alcuni spacciatori minori a riscontro delle operazioni: “Il quadro deve essere ancora completato- precisa il tenente colonnello dell’Arma, Pier Paolo Mason- ma ci sono forti indizi che collegano questi eventi al grosso quantitativo di armi e droga sequestrato l’estate scorsa. Per ora si sta facendo luce sull’omicidio e il maggiore indiziato è attualmente in carcere. Non si esclude né che egli sia l’esecutore materiale, né che sia stato uno dei complici”.

“Eventuale concorso in omicidio e traffico di droga”: queste le accuse che hanno fatto scattare l’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip Paolo Scotto Di Luzio e che hanno aperto le porte del carcere di Montorio all’operaio 35enne veronese.

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