Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca Mezzane di Sotto / Via della Liberazione

Dato per morto in guerra, riapparve in paese dopo il funerale come uno "spettro"

Quando la signora Maria lo vide entrare nella sua osteria, scappò urlando nel retrobottega: la donna infatti era presente alla cerimonia funebre del soldato e pensava di avere davanti a sé un fantasma

Alla famiglia avevano comunicato che era morto, così anche il funerale era stato celebrato: per questo motivo quando lo videro riapparire in paese, alcuni pensarono si trattasse di un fantasma. Questa è una delle curiose storie riaffiorate nella ricerca che ha portato a redigere l'albo d'oro dei caduti di Mezzane di Sotto nella Prima Guerra Mondiale e che verrà narrata venerdì 26 giugno in Villa Maffei, sede comunale, alle 20,30. 

LA STORIA - Nel 1879, nel piccolo paese di Mezzane di Sotto, nacque Luigi Erbici, un bambino destinato a diventare protagonista di un fatto che gli sarebbe accaduto qualche anno dopo. Luigi, chiamato da tutti Giovanni, dopo le scuole e il lavoro nei campi, si trovava con gli amici e, con la sua simpatia e allegria, un giorno fece innamorare Emma che divenne poi sua moglie. Dal loro amore nacque Tarcisio. Erano anni felici per loro, ma ben presto una grave malattia si portò via Emma e il bimbo che aveva in grembo, lasciando così soli Giovanni e il piccolo Tarcisio. Erano anni difficili, ma Giovanni non perse mai il sorriso e la forza di andare avanti.
Nel 1914 scoppiò la Prima Guerra Mondiale e l'Italia chiamò tutti i suoi uomini a combattere.
Mezzane diede il suo contributo per la difesa della Patria e dal paese partirono giovani, uomini e padri di famiglia. Giovanni fu uno di loro. Lasciò il piccolo Tarcisio a sua madre Massimilla, che lo crebbe come un figlio. Nell'abbracciare il bambino, alla partenza per il fronte, Giovanni pensò che quella forse sarebbe stata l'ultima volta che l'avrebbe visto. Giovanni fu destinato alle valli del Pasubio, arruolato nel 6° Reggimento Alpini, 73ma Compagnia del Battaglione “Verona”. Durante i combattimenti, in trincea, fece amicizia con altri soldati ma si legò particolarmente a un commilitone che, per uno scherzo del destino, avevano lo stesso nome e il cognome molto simile, cioè Erbisti.
Prima di una battaglia che si annunciava particolarmente pericolosa, l'amico si confidò con Giovanni: temeva di non tornare più a casa. Giovanni lo rassicurò e gli diede un goccio di grappa per sconfiggere sia la paura sia il freddo. In quel combattimento però l'amico cadde sotto il fuoco nemico e di lui non si ebbero più notizie.
Così, il 4 febbraio 1916, il Capitano Giacomo Barucchi inviò un telegramma per comunicare la morte del militare Luigi Erbici a Celeste Venturi, Sindaco di Mezzane di Sotto, e zio di Giovanni, che dovette avvisare la madre Massimilla e il figlio Tarcisio. Disperati alla notizia della morte del loro caro, nonostante il corpo non fosse stato recuperato, decisero di celebrare il funerale, al quale partecipò tutto il paese. Nel frattempo, Luigi si era presentato alla compagnia come Erbisti e non Erbici. Il Capitano, accortisi dell'errore, scrisse una lettera a Don Giuseppe Venturi (cugino di Giovanni), nella quale comunicava che il soldato morto in battaglia, per un errore di omonimia, non era suo cugino ma un altro soldato. Il Capitano, contravvenendo alle leggi di guerra, decise di mandare a casa Luigi per un breve periodo di licenza, senza però spiegargli l'esatto motivo di quel premio. Giovanni, stupito, prese la via di casa e, dopo giorni di cammino, arrivò Verona. Era l'alba e decise di fermarsi in un'osteria gestita da una sua compaesana per rifocillarsi un po' prima di raggiungere i suoi cari. La signora Maria, che aveva partecipato al funerale, appena lo vide entrare nella locanda, urlando, si rifugiò nel retrobottega convinta di aver visto un fantasma. Giovanni, stupito, credette che la compaesana fosse diventata matta. Ma poi parlando davanti ad un bicchiere di vino, Maria gli spiegò il motivo di tanta emozione, così anche Giovanni si diede una risposta al perché aveva ricevuto dal Capitano una licenza premio. Si recò a questo punto alla parrocchia di Santa Chiara per chiedere consiglio e aiuto al cugino Don Giuseppe (in seguito sarebbe stato nominato vescovo di Chieti, diventando un eroe per aver salvato con la sua diplomazia la città dai bombardamenti tedeschi). Don Giuseppe con tatto avvisò Massimilla e Tarcisio e spiegò l'errore. Alla notizia inaspettata la madre e il figlio non credettero alle parole del prete, ma quando videro arrivare nella corte di casa il loro Giovanni, Massimilla svenne dall'emozione. Fu organizzata così una grande festa in paese: amici e parenti festeggiarono il ritorno di Giovanni. Giovanni, forse anche per ricordare l'amico morto in guerra, non perdeva occasione per rivivere l'accaduto e nelle cene con amici e parenti finiva la serata dicendo: "Vi racconto una storia...''.

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Telegramma che comunica il decesso di Erbici Luigi

Erbici2-2Lettera che comunica l’errore di Erbici Luigi

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Distintivo stellette d’argento di Erbici Luigi

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