Il tasso di mortalità nei Comuni secondo l'Istat: a Verona 104 decessi in più nel 2020

Dall'1 gennaio al 4 aprile 2020 in città si sono avuti 919 morti, mentre l'anno precedente nello stesso periodo sono stati 815 e nel 2016, il dato più basso, furono 776, cioè 143 in meno

Le bare provenienti da Bergamo accolte a Verona

Non esiste ad oggi un dato su scala nazionale che possa certificare l'andamento dei decessi in Italia nel 2020 rispetto agli anni precedenti. Sui social sono girate nelle scorse ore vere e proprie fake news che avrebbero affermato non esserci stato alcun aumento del tasso di mortalità nei primi tre mesi dell'anno corrente rispetto al 2019. Allo stesso tempo un errore materiale dell'agenzia di stampa Ansa, poi ripreso senza ulteriori verifiche da alcuni quotidiani, ha fatto scrivere a diversi giornali titoli roboanti che indicavano un presunto aumento del tasso di mortalità in Italia pari addirittura al 20% per il 2020. Anche in questo caso, come poi specificato dall'Istat, il dato è totalmente campato per aria. Il problema è sorto poiché l'aumento del 20% del tasso di mortalità nei primi tre mesi del 2020 e rispetto al dato medio nel periodo dall'1 marzo al 4 aprile negli anni tra il 2015 e il 2019, è stato scelto dall'Istituto nazionale di statistica quale criterio per selezionare alcuni Comuni italiani sui quali svolgere l'indagine, ma è stato invece erroneamente interpretato dai giornali come fosse il risultato di tale indagine. 

L'insieme dei Comuni italiani scelti per l'indagine, in sostanza, non costituisce nemmeno un possibile "campione" rappresentativo del quadro nazionale, ma è più semplicemente l'analisi dettagliata del differenziale della mortalità in quei Comuni italiani che, è appunto il criterio in base al quale sono stati selezionati, «presentano un importante eccesso di mortalità rispetto agli anni precedenti». Lo stesso Istituto nazionale di statistica ha spiegato così il senso della propria indagine: «Questi Comuni non costituiscono un campione, meno che mai rappresentativo, dell’universo dei Comuni italiani, ma solo un loro sottoinsieme meritevole di attenzione: l’importante incremento dei decessi per il complesso delle cause, infatti, si è osservato proprio in concomitanza della diffusione dell’epidemia di Covid-19».

I dati nella provincia di Verona

Chiarito questo aspetto, i dati forniti dall'Istat hanno quindi un valore se letti Comune per Comune, raffrontando quindi il numero dei decessi nel periodo dall'1 gennaio al 4 aprile del 2020 rispetto a quello negli anni addietro fino al 2015. Se si prende ad esempio la città di Verona, si scopre che nel 2020 si sono avuti in questo determinato arco temporale 919 morti, mentre nel 2019 sono stati 815 e nel 2016 (dato più basso) furono 776. Insomma, il dato del 2020 è quello nettamente più alto. Prendendo un Comune come quello di Bussolengo è invece possibile notare una situazione pressoché stabile: nel 2020 i morti sono stati 45, mentre il dato che più si allontana è quello del 2016 quando furono 31 i decessi, ma nel 2015 si registrarono 44 morti, nel 2017 furono 45, così come 42 furono nel 2018 e 37 nel 2019.

Significativi sono i dati di un Comune come quello di Villa Bartolomea, dove per tutti e cinque gli anni presi in considerazione dal 2015 al 2019 si registra, rispetto all'anno corrente, un numero di morti pressoché dimezzato: nel 2020 si contano 43 decessi, nel 2019 furono 24, nel 2018 furono 29, nel 2017 furono 21, nel 2016 furono 17 e, infine, nel 2015 furono 24. In un Comune come quello di Valeggio sul Mincio, invece, si registra una controtendenza, con 43 morti nel 2019 e un calo a 35 nel 2020. Dato che trova conferma anche rispetto al 2018 (38 morti) e al 2015 (39 morti). 

Ancora più interessanti i dati lo divengono se si comincia a ragionare in termini di età anagrafica. Prendendo ad esempio il Comune di Verona e la fascia di popolazione d'età compresa tra i 65 anni fino ad oltre gli 85 anni (cioè più fragile dinanzi al coronavirus), si scopre che nel 2020 vi sono stati 849 morti, rispetto ai 737 del 2019, ai 762 del 2018, agli 805 del 2017, ai 704 del 2016 e ai 742 del 2015. I dati possono poi essere divisi per sesso, separando i morti di genere femminile da quelli di genere maschile. Prendendo in cosiderazione i soli uomini anziani, troviamo per il 2020 un numero di morti pari a 361, rispetto ai 296 del 2019, ai 332 del 2018, ai 333 del 2017, ai 322 del 2016 e ai 298 del 2015. Da segnalare come nel capoluogo scaligero i decessi nel 2020 siano stati più numerosi tra le donne (513) che non tra gli uomini (406), a fronte comunque di una popolazione residente in città a prevalenza femminile.

I dati nei Comuni di Bergamo e Brescia

Tra le aree più colpite dal coronavirus vi sono senz'altro i Comuni di Bergamo e Brescia ed in entrambe le città i dati Istat parlano abbastanza chiaro. Nella città di Bergamo si sono avuti 983 morti nel 2020, ben più del doppio rispetto ai 398 del 2019, così come nel 2018 furono 394, nel 2017 furono 437, nel 2016 furono 373 e nel 2015 furono 448. Se si prende poi la fascia di popolazione maschile e anziana, secondo i precedenti parametri impiegati, si scopre che negli anni dal 2015 al 2019 il numero di morti è oscillato tra i 142 e i 168, mentre nel 2020 i decessi di uomini tra i 65 e gli oltre 85 anni di età sono stati 442. Nel Comune di Bergamo, proprio come in quello di Verona, i morti si contano maggiormente tra le donne rispetto agli uomini: dei 983 decessi totali, infatti, sono 512 tra la popolazione femminile e 471 tra quella maschile.

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Analizzando i dati nella città di Brescia, troviamo nel 2020 ben 1.022 morti, rispetto ai 635 del 2019, ai 623 del 2018, ai 654 del 2017, ai 566 del 2016 e ai 660 del 2015. Anche in questo caso, dunque, un aumento consistente. Prendendo in cosiderazione la fascia di popolazione maschile ed anziana troviamo i seguenti numeri: nel 2020 si contano 477 decessi di uomini tra i 65 e gli oltre 85 anni di età, mentre dal 2015 al 2019 il dato oscilla tra un minimo di 216 (anno 2016) e un massimo di 259 (anno 2018). A differenza di Bergamo e Verona, nella città di Brescia a morire di più sono stati gli uomini, ben 526 dei 1.022 totali, rispetto ai 496 decessi che hanno coinvolto la popolazione femminile. 

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