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Da Roma verdetto Glaxo: "Non si deve chiudere"

Da Roma verdetto Glaxo: "Non si deve chiudere"

Da Roma verdetto Glaxo: "Non si deve chiudere"

Ieri il confronto tra rappresentanze: "Ma gli sviluppi non sono ancora chiari"

Comune, Provincia, prefetto e Governo nazionale. E’ un “poker d’assi” quello che si è messo in moto per la salvaguardia del centro ricerche Glaxo di Verona, che rischia l’immediata chiusura dopo le decisioni unilaterali prese, nei giorni scorsi, dai vertici londinesi. Sono 710 i dipendenti del colosso farmaceutico che potrebbero perdere il lavoro, divisi tra reparto ricerche, amministrazione e generici. Ma i numeri si innalzano a 2400 considerando l’indotto, tra aziende per i servizi e imprese subordinate. Ora la situazione si potrebbe sbloccare.

Nella giornata di ieri sono giunte rassicurazioni da tutte le autorità nazionali e provinciali. Un corteo organizzato dai sindacati dei lavoratori ha mosso verso il palazzo Scaligero e il prefetto Stancari ha condiviso con il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, le decisioni di “tutelare ad ogni costo la permanenza del centro ricerche di via Fleming”. E un sospiro di sollievo è giunto anche da Roma, durante nel pomeriggio, dove si stava avviando il confronto interministeriale, voluto dal Governo, con le dirigenze Glaxo e le rappresentanze sindacali. Un appoggio “totale” alle istanze dei lavoratori è emerso dal colloquio tra i ministri Sacconi, Fazio e Scajola, il rappresentante sindacale Francesco Crespi e l’amministratore delegato GlaxoSmithKline, Luc Debruyne. “Il Governo ha deciso di appoggiare la nostra battaglia a favore dei lavoratori- ammette Crespi- ribadendo l’importanza del polo farmaceutico nel campo della ricerca italiana e mondiale. Dalle autorità è giunta la richiesta di analizzare i dati aziendali per verificare il presunto bilancio passivo”. Ancora un po’ di pazienza, quindi, per tutti i dipendenti che cominciano già ad incrociare le dita: fra un mese, verso gli inizi di aprile, verrà convocato il tavolo congiunto della Capitale e tirare le somme.

Continua Crespi: “I ministri hanno disposto ‘l’insindacabile’ giudizio sulla permanenza dell’impianto ma non sono ancora del tutto chiari gli sviluppi”. Un colloquio “nebuloso” quello avvenuto, che secondo Crespi, “non manca di qualche lacuna” poiché “non è del tutto sicura la conferma di ogni lavoratore. Con tutta probabilità un tavolo di trattative era già stato avviato tra i ministeri e le dirigenze, già prima del nostro incontro. Nessuno ieri ha alimentato l’ipotesi che la ricerca debba essere trasferita in Cina. Ma le possibilità, secondo me, sono molto presenti”.
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