Strage del bus ungherese, croci e lumini davanti alla casa dell'autista

Protesta civile organizzata dal parente di una delle 17 vittime. Le croci portate sono 18 per ricordare la recente scomparsa di un sopravvissuto. «Riteniamo la sua morte una conseguenza dell'incidente»

Le croci per i morti dell'autobus ungherese andato a fuoco in A4

«Il 25 dicembre, durante la sera di Natale, abbiamo posto davanti alla casa dell'imputato della tragedia del pullman di Verona, 18 croci e 18 lumini; 18 perché la morte recente dell'insegnante Vigh Gyorgy la riteniamo una conseguenza dell’incidente», queste le parole di Endre Szendrei riportate dall'associazione italiana familiari e vittime della strada (Aifvs), la quale sta seguendo la vicenda giudiziaria legata alla strage avvenuta il 20 gennaio 2017 vicino al casello di Verona Est sulla A4. In quella notte, un autobus che trasportava una scolaresca ungherese di ritorno da una gita scolastica andò a sbattere contro un pilone e prese fuoco, provocando 17 morti tra ragazzi e accompagnatori. Endre Szendrei è lo zio di una delle vittime e ha voluto ricordare anche Vigh Gyorgy, un professore che sopravvisse all'incidente e che cercò di portare in salvo altri passeggeri. Vigh Gyorgy è recentemente deceduto e per Szendrei anche la sua morte è da conteggiare insieme a quella delle 17 vittime della strage della A4.

Per quella strage, gli indagati sono sei, tra cui l'autista dell'autobus Varga Janos. E proprio davanti alla sua casa, in Ungheria, Endre Szendrei ha portato le croci e i lumini. «Varga Janos - ha detto Szendrei all'Aifvs - negli ultimi tre anni non ha avuto il coraggio di guardare negli occhi i familiari, non ha osato chiedere scusa perché non era riuscito a salvare la vita dei passeggeri affidatagli, non era riuscito a portarli a casa in sicurezza. Questa nostra protesta è indipendente dal fatto che l'incidente sia stato causato da lui o meno. Non è riuscito, insieme al suo compagno autista, a portare a termine il proprio compito. Egli ha scritto una e-mail alla scuola frequentata dagli studenti, chiedendo scusa alla stessa e poi ha aggiunto alla fine della lettera che se la scuola avesse ritenuto opportuno, avrebbe potuto inviarla ai familiari. Questo è un comportamento vergognoso. Negli ultimi mesi sta provando a dimostrare, attraverso una perizia fattagli su richiesta, di non aver guidato il pullman al momento della tragedia, ma che sia stato il suo compagno autista deceduto. Con il suo collega aveva un legame di amicizia decennale, nonostante ciò, non ha mai fatto le condoglianze alla famiglia. Siamo stati là per questo motivo, il giorno di Natale abbiamo voluto oscurare le luci colorate di questa festività con un pezzo del nostro dolore».

Alberto Pallotti, presidente dell'Aifvs, recentemente è stato in Ungheria ed ha dichiarato: «Questo gesto eclatante è lo specchio di un sistema che non ci protegge in alcun modo. Una tragedia molto grave che ha scosso tutta l'Ungheria. Uno dei peggiori incidenti della storia recente in Europa. Eppure tanto non basta per evitare che in tribunale accadano i soliti facili rimbalzi di responsabilità. L'autista non ha mai fatto un gesto, chiesto scusa, le famiglie si sentono offese e beffate da questo comportamento vile. Per questo, a Natale, hanno ricordato che 18 persone non festeggiano più con i loro familiari apponendo 18 croci fuori dalla casa di chi invece, poteva festeggiare assieme ai propri cari. È una forma di protesta che in realtà lancia un appello dovuto a chi tratta la strage stradale: vogliamo giustizia e protezione dallo Stato, siamo pronti a forme di protesta civili e ferme, come queste. Non ci tireremo indietro».

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