Crisanti non ha dubbi: «Numeri fuori controllo, serve un reset con tre mesi di restrizioni»

Il direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell'università di Padova giudica «impensabile» un lockdown nazionale, ma al tempo stesso ritiene necessarie «restrizioni più severe» al fine di «abbattere i numeri e riportarli a livelli gestibili dal contact tracing»

Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell'università di Padova

«I numeri testimoniano l'inutilità dei sacrifici fatti da milioni di italiani e la perdita di 8 punti di Pil, siamo di nuovo al punto di partenza», con queste parole il professor Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell'università di Padova, ha commentato l'attuale situazione in Italia di fronte alla pandemia da coronavirus Sars-CoV-2 nel corso di un'intervista a Piazza Pulita su La7. Lo stesso prof. Andrea Crisanti ha quindi aggiunto: «Il sistema di tracciamento italiano si è già sbriciolato più di una settimana fa, oggi considerando i 16 mila casi positivi, con 10 contatti medi per ciascun caso, per rintracciare le catene, ricostruirle e bloccarle significherebbe individuare circa 160 mila persone. Non esiste sistema al mondo in grado di fare questo, già a 4 o 5 mila siamo al punto di rottura. Il sistema italiano per come è pensato oggi non credo possa farne più di 2 mila al giorno, tanto è vero che dopo che i casi hanno raggiunto questa quota non c'è stato più controllo».

Il microbiologo dell'ateneo patavino Andrea Crisanti, in merito agli scenari possibili futuri per cercare di arginare nuovamente il dilagare del contagio da coronavirus, è stato abbastanza netto: «L'unico scenario possibile sono misure restrittive e di distanziamento sociale, ma il problema non è solo di ridurre il contagio, perché questo lo abbiamo già fatto a marzo ed aprile. Il problema è, supponendo che le nuove misure messe in atto facciano effetto, ci dobbiamo poi chiedere: come consolidiamo questi risultati? Perché altrimenti ricominciamo questo ciclo perverso un'altra volta fino a quando non arrivi un possibile vaccino o una possibile terapia, ma penso che due o tre cicli di questi "alti" e "bassi" sarebbero in grado di distruggere qualsiasi economia e di minare la coesione sociale».

Sulle strategie da adottare in questa delicata fase di risalita della curva dei contagi, il prof. Andrea Crisanti ha quindi ribadito le sue idee espresse anche in passato: «L'ho già detto due o tre mesi fa in una serie di colloqui informali, - ha precisato il prof. Crisanti - prefigurando esattamente questo scenario e avevo suggerito di creare un sistema di sorveglianza che fosse in grado di fare 400 mila tamponi al giorno, proprio per ricostruire le catene di contagio e interromperle, potenziando il contact tracing ed il network testing, cioè testare tutte le persone coinvolte in una rete di contatti, quindi creare la logistica necessaria per rendere i tamponi accessibili alla popolazione».

Sul delicato tema di un eventuale nuovo lockdown nazionale protratto per l'inverno, il prof. Andrea Crisanti ha detto chiaramente che anche secondo lui è oggi «impensabile» attuarlo. In merito, il direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell'università di Padova ha quindi precisato: «Credo che oggi noi dovremmo guadagnare tempo, dobbiamo mettere in atto questo piano, arrivare in due o tre mesi a un reset, fare tre mesi di restrizioni un po' più severe per abbattere i numeri e riportarli a livelli che possano essere gestiti dal contact tracing, altrimenti non se ne esce».

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