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Aperture rischio calcolato? Crisanti: «Numeri non le giustificano. Quanti morti tolleriamo?»

Il direttore di Microbiologia e virologia a Padova Andrea Crisanti: «Quanti morti siamo disposti a rischiare?». Poi ricorda che l'Inghilterra ha aperto con il 70% della popolazione vaccinata, mentre in Italia la situazione è diversa: «Non si vaccina in scenari ad alta trasmissione, perché si selezionano varianti resistenti al virus, è un azzardo biologico»

Continua a manifestare tutto il suo scetticismo e le sue perplessità il direttore di Microbiologia e virologia dell'università di Padova, professor Andrea Crisanti, riguardo alle annunciate riaperture previste dal prossimo lunedì 26 aprile. Il governo, come noto, in questi giorni provvederà ad emanare un nuovo decreto che stabilirà la ripresa della circolazione tra Regioni zona gialla, ma anche tra territori di colori diversi per i vaccinati, a chi avrà un tampone negativo nelle ultime 48 ore, oppure risulta guarito da Covid-19. Oltre a ciò, i locali della ristorazione in area gialla torneranno ad accogliere i clienti al tavolo seppur solo all'aperto, così come le scuole di ogni ordine e grado potranno tornare in presenza (anche se l'apertura totale è già stata messa in discussione). 

Si tratta insomma di uno slancio "aperturista" che, tuttavia, se da un lato pare non aver accontentato del tutto i rappresentanti delle categorie economiche, da Fipe a Confcommercio, dall'altro desta diversi dubbi in alcuni scienziati. A cominciare proprio dal prof. Andrea Crisanti, il quale giusto un paio di giorni fa aveva dichiarato che aprire già da lunedì significa con ogni probabilità dover richiudere in estate e, quest'oggi, ha ribadito il concetto: «Io penso che i numeri non giustifichino queste mosse, - ha detto il prof. Andrea Crisanti intervistato su Radio Capital - l'Inghilterra che ha oggi una situazione simile a quello che accadrà da noi con le nuove aperture, l'ha fatto però quando aveva 10 o 15 morti al giorno, 2 mila casi ed il 70% della popolazione vaccinata. Noi siamo in una situazione completamente differente».

Il prof. Andrea Crisanti aveva già in precedenza criticato severamente l'espressione «rischio calcolato» che il premier Mario Draghi ha impiegato annunciando le riaperture decise dal governo. Quest'oggi lo stesso direttore di Microbiologia e virologia dell'università di Padova ha polemizzato ulteriormente sul punto: «Mi piacerebbe sapere che cosa è stato calcolato, cioè quanti morti siamo disposti a rischiare? Quanto ancora siamo disposti a logorare il personale sanitario che non ne può più, quanto siamo disposti a ritardare tutte le altre cure perché abbiamo gli ospedali saturi di malati Covid?». Il prof. Crisanti ha poi anche evidenziato un altro problema: «Non si vaccina in scenari ad alta trasmissione, perché si selezionano varianti resistenti al virus, questa è la cosa più importante, è un azzardo biologico». 

Dal punto di vista delle proposte, lo stesso Crisanti ha ribadito che il modello per la campagna vaccinale dovrebbe essere anche per l'Italia quello dell'Inghilterra: «Bisogna diminuire le occasioni di contatto, vaccinare più persone possibile e preparare un programma di sorveglianza sulle varianti, perché se si vaccina in altro modo si dà al virus l'occasione di mutare». In merito alla copertura che gli attuali vaccini offrirebbero proprio nei confronti delle varianti del coronavirus, il prof. Crisanti è stato chiaro: «Quelle che più ci devono far preoccupare sono la brasiliana e la sudafricana, ma adesso è emersa anche una nuova variante che sembra addirittura più pericolosa delle altre e sta emergendo in India. Una variante "indiana" che ha un'alta capacità di trasmissione ed allo stesso tempo sembra sfuggire all'immunità indotta dai vaccini. Purtroppo siamo governati da persone che non hanno gli strumenti conoscitivi giusti». In merito alla paventata "immunità di gregge" il prof. Andrea Crisanti è stato lapidario: «In Italia non ci sono i numeri per raggiungerla». 

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