Zaia: «Il virus non se n'è andato, ma ad oggi l'impatto sugli ospedali non c'è»

Il presidente del Veneto fa il punto sull'emergenza Covid-19: «Il virus non se n'è andato, ma dà sicuramente dei segnali diversi dal punto di vista clinico»

 

Il governatore del Veneto Luca Zaia è intervenuto nella giornata di oggi, lunedì 27 luglio, nel corso di una conferenza stampa a Marghera per fare il punto sulla situazione legata all'emergenza coronavirus in Veneto. Il governatore ha inaugurato l'intervento ricordando il numero di tamponi sin qui svolti: «Abbiamo fatto 1.184.670 tamponi fino ad oggi, e li stiamo continuando a fare, a nessuno venga in mente di dire che abbiamo smesso. Il tampone è l'unico strumento ad oggi grazie al quale è possibile fare una diagnosi». Zaia ha quindi sottolineato come negli ultimi 70 giorni siano diminuiti gli isolamenti, così come i ricoverati negli ospedali ed al contempo vi siano stati «500 dimissioni in più». Zaia ha poi ricordato: «Il 18 maggio avevamo 51 terapie intensive, oggi ne abbiamo 6 e tutti pazienti negativizzati al virus».

Il presidente del Veneto Luca Zaia ha quindi aggiunto: «Abbiamo 38 focolai, di questi 19 sono autoctoni, cioè li avevamo in casa, altri 19 alloctoni, cioè stranieri e importati dall'estero. Non bisogna abbassare la guardia, - ha aggiunto Zaia - il virus non se n'è andato, ma dà sicuramente dei segnali diversi dal punto di vista clinico. È fondamentale rispettare le indicazioni del Dpcm e delle nostre ordinanze, dall'uso della mascherina al chiuso al rispetto del distanziamento sociale e l'igienizzazione delle mani. Ad oggi l'impatto del virus sugli ospedali, dobbiamo dire che non c'è. Non siamo davanti a una situazione drammatica, il 70% dei positivi sono asintomatici, oggi aumentano i positivi ma non si parla di ospedale, e vediamo un abbassamento dell'età media dei contagiati di circa 20 anni».

Il governatore ha quindi ricordato che il 31 luglio scadrà il Dpcm ed anche lo "stato di emergenza", annunciando quindi che i nuovi provvedimenti anche a livello regionale dovranno essere presi sulla scorta delle prossime decisioni a livello nazionale. Zaia ha poi rivelato di aver «sollecitato il ministero della Salute a rivedere l'indice "Rt" per una distinzione tra focolaio che arriva da "fuori" e quello che invece ho "in casa". Se arriva un treno, un pullman carico di turisti provenienti dall'estero e sono positivi - ha chiarito il presidente del Veneto Luca Zaia - non possono poi mettere il numero in conto al Veneto come focolai nostri. Abbiamo registrato un "Rt" 1,6 per via del focolaio serbo e di quello africano, per le badanti arrivate con un pulmino, ma non sono focolai autoctoni».

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