Meno auto per il coronavirus, meno smog. Arpav: «Non è proprio così»

L'analisi dell'Osservatorio Aria dell'agenzia regionale per l'ambiente lascia pensare che la dispersione delle PM10 di questi giorni sia più legata a fattori meteorologici che non alla diminuzione del traffico

Foto di repertorio

Il coronavirus ha imposto a tutti gli italiani di stare a casa. Si può uscire solo per ragioni di necessità, per lavoro o per motivi di salute. E, salvo qualche caso, gli italiani hanno accettato questo sacrificio alla loro libertà pur di superare il più in fretta possibile questa emergenza sanitaria ed economica.
Gli italiani, quindi, stanno a casa. E si vede. Il traffico stradale di questi giorni è diminuito drasticamente rispetto a quello dei giorni pre-coronavirus. Questo fatto avrà portato ad un'altrettanto drastica diminuzione delle polveri sottili? La risposta di Arpav è no.

Nonostante anche l'ultimo bollettino dell'agenzia regionale dell'ambiente attesti uno smog ad allerta zero in tutta la regione, molti hanno osservato che in questi ultimi giorni le centraline Arpav non hanno rilevato valori molto bassi di inquinamento da polveri. «Il motivo principale - ha spiegato Luca Marchesi, direttore generale di Arpav - è la stretta correlazione fra polveri e meteo. Quest'ultimo è comunque e sempre nel breve termine il fattore determinante e prevale rispetto agli altri fattori emissivi. Inoltre, più persone a casa significa più riscaldamento acceso».
Ma la notizia positiva diffusa da Marchesi è che in primavera le condizioni meteo sono favorevoli alla dispersione degli inquinanti e quindi nel prossimo periodo l'aria dovrebbe migliorare.

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Nel dettaglio, l'analisi dell'Osservatorio Aria di Arpav indica che da oltre 20 giorni in Veneto le concentrazioni di PM10 rilevate dalla rete di monitoraggio sono piuttosto basse. Pertanto dal 25 febbraio il livello di allerta in tutta la regione è verde (livello 0). Tale situazione è strettamente legata alle condizioni meteorologiche. Nelle ultime due settimane vi è stata una serie di impulsi perturbati dopo un quasi un mese e mezzo di stabilità atmosferica e scarsità di precipitazioni. L’instabilità ha favorito la dispersione degli inquinanti abbassando significativamente le loro concentrazioni in aria.
È importante tenere conto che il traffico impatta principalmente sulle emissioni di ossidi di azoto, mentre per quanto riguarda il particolato atmosferico, una percentuale significativa del PM10 viene emessa dai riscaldamenti delle case. Ad essa si aggiunge una parte di particolato di origine secondaria, legato alla formazione di polveri sottili in atmosfera da inquinanti primari, come gli ossidi di azoto e l'ammoniaca.
È ragionevole pensare, secondo Arpav, che la formazione di particolato secondario si possa essere ridotta nelle ultime settimane, a causa della diminuzione di emissioni di ossidi d’azoto da traffico mentre è rimasta sostanzialmente inalterata la componente emissiva primaria da riscaldamento civile. Per questo motivo, ad oggi, non è possibile effettuare una correlazione tra la generale diminuzione di polveri occorsa negli ultimi giorni e le misure di restrizione della circolazione della popolazione dovute al coronavirus.
È invece ragionevole pensare che le condizioni di instabilità atmosferica abbiano giocato un ruolo fondamentale nel disperdere gli inquinanti e nel tenere basse le concentrazioni di PM10. E c'è un indizio che gioca a favore di quest’ultima ipotesi: dall'8 al 13 marzo, nel pieno delle misure restrittive, si sono avuti alcuni giorni di parziale stagnazione degli inquinanti e, in tutta la regione, si è registrato un trend di accumulo con aumento dei livelli di PM10 fino a concentrazioni oltre il limite giornaliero. E l'arrivo di un'ulteriore instabilità ha riportato i livelli di polveri significativamente al di sotto del limite.

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