Meno traffico, meno inquinamento; ma il legame non è così diretto

Arpav: «L'analisi di tutti i fenomeni che concorrono all'inquinamento atmosferico è particolarmente complessa, ma per arrivare ad una sua diminuzione è sempre auspicabile adottare delle misure di riduzione delle emissioni»

Foto di repertorio

L'inquinamento atmosferico è un argomento che deve essere sempre trattato con grande rigore scientifico. Infatti discutere di inquinamento atmosferico tout court, senza entrare nel merito del comportamento dei singoli inquinanti può portare a trarre conclusioni errate o vere solo in parte.

Nuovo intervento da parte dell'Arpav sul legame tra l'abbassamento dell'inquinamento atmosferico e la drastica riduzione del traffico nelle strade. L'emergenza coronavirus impone ai cittadini di restare a casa. Si può uscire solo per ragioni di necessità, di lavoro o di salute e questo ha provocato una netta diminuzione di auto e moto in giro.
Meno veicoli inquinanti in giro, quindi meno inquinamento? Alcuni dati sembrano sostenere questa teoria, visto anche anche gli stessi bollettini dell'Arpav indicano che a Verona, come nel resto della regione, i livelli di allerta inquinamento sono al minimo.

Eppure, proprio l'agenzia per l'ambiente del Veneto era stata la prima a spiegare che la dispersione delle polveri sottili in questi giorni di quarantena era più legata a motivi meteorologici che non alla diminuzione del traffico. Una posizione che Arpav è tornata a sostenere.

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Si è molto parlato della riduzione delle concentrazioni degli ossidi di azoto a seguito della diminuzione delle emissioni da traffico veicolare - si legge in un comunicato dell'agenzia - In questo caso le concentrazioni degli ossidi di azoto in aria hanno mostrato delle riduzioni, soprattutto negli ultimi 20 giorni. Bisogna tuttavia sottolineare che le concentrazioni totali di ossidi di azoto potrebbero essere state influenzate, oltre che dalla riduzione delle emissioni da traffico, anche dalle condizioni dispersive dell'atmosfera in seguito ad episodi di instabilità meteorologica. Inoltre, si deve tenere conto che una parte delle emissioni di ossidi di azoto è legata al riscaldamento domestico, che, anche durante le misure di contenimento degli ultimi giorni, non sono variate apprezzabilmente. E si deve considerare che taluni inquinanti atmosferici hanno origine in parte primaria, cioè vengono emessi come tali in atmosfera, e in parte secondaria, venendo generati in atmosfera da reazioni chimiche di altre sostanze.
Per avere un'idea di come sono diminuite le concentrazioni di inquinanti da traffico può essere opportuno analizzare le variazioni di concentrazione, ante e post restrizioni, del monossido di azoto, inquinante esclusivamente primario, che nei pressi delle arterie viarie è un tipico tracciante delle emissioni dei veicoli e non risente molto a scala locale della variabilità meteorologica. In effetti, analizzando nelle stazioni da traffico della Pianura Veneta le concentrazioni medie orarie del monossido di azoto, si può osservare che i livelli di questo inquinante hanno avuto riduzioni molto significative, dell'ordine del 60-80%. Questo ci dà un'idea della riduzione delle emissioni direttamente collegate al traffico veicolare.
Per quanto riguarda invece il particolato atmosferico (PM10), si deve ricordare che una sua percentuale significativa è di origine primaria e viene emessa, principalmente, dal settore del riscaldamento civile. Ad essa si aggiunge una frazione di particolato di origine secondaria, legata alla formazione di polveri sottili in atmosfera da inquinanti quali gli ossidi di azoto e l'ammoniaca. Se è ragionevole pensare che la formazione di particolato secondario si sia ridotta nelle ultime settimane, a causa della diminuzione di emissioni di ossidi d’azoto da traffico, è rimasta sostanzialmente inalterata la componente emissiva primaria da riscaldamento civile, che potrebbe anche essere aumentata per effetto dell’obbligo di permanenza nelle abitazioni.
È ragionevole pensare che le condizioni di instabilità atmosferica verificatesi tra la fine di febbraio e la prima metà di marzo abbiano giocato un ruolo fondamentale nel disperdere, in via generale, gli inquinanti, specie quelli di origine secondaria, e quindi nel tenere basse in tale periodo anche le concentrazioni di PM10. Viceversa, anche nel pieno delle misure restrittive, in presenza di situazioni meteorologiche poco dispersive, si sono comunque registrati alcuni episodi di accumulo del PM10, con concentrazioni anche superiori al valore limite giornaliero. In tal senso generalmente non si riscontra un collegamento diretto tra emissioni di inquinanti e le concentrazioni dei medesimi in atmosfera. In occasione di condizioni di stabilità atmosferica, si potrebbe verificare un aumento delle concentrazioni di alcuni inquinanti, anche a seguito di una riduzione delle emissioni, per effetto della forzante meteorologica.
L'analisi di questi fenomeni è dunque particolarmente complessa, ma per arrivare ad una diminuzione delle concentrazioni degli inquinanti è sempre auspicabile adottare delle misure di riduzione delle emissioni. Ad esempio le misure di riduzione del traffico, a prima vista poco efficaci, riducono le emissioni di ossidi di azoto, che sono precursori del particolato secondario. Infine, per analizzare con rigore e in maniera esaustiva i livelli degli inquinanti atmosferici, specialmente se provenienti da diverse sorgenti emissive, evidenziando possibili trend di riduzione, è necessario considerare serie di dati sufficientemente lunghe che consentano di prescindere dall’effetto delle condizioni meteorologiche. Anche nel caso delle misure restrittive in atto per il coronavirus, al fine di esprimere una valutazione compiuta sui loro effetti sulla qualità dell’aria, è auspicabile disporre di un set di informazioni capace di tener conto di tutte le variabili in gioco.

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