Primi casi positivi al coronavirus accertati a Verona nell'hotel che accoglie i migranti in Zai

Nella struttura di via Torricelli presenti in prevalenza soggetti giovani e asintomatici

La camionetta dei carabinieri all'esterno dell'hotel che ospita i migranti in via Torricelli

Non solo ospedali e case di riposo, tra i potenziali focolai del virus inevitabilmente sono finite anche quelle strutture che accolgono i migranti. Rispetto alle prime due, queste hanno allo stesso tempo un vantaggio e uno svantaggio, vale a dire il fatto di ospitare soggetti in prevalenza giovani e, dunque, dal punto di vista sanitario meno inclini a sviluppare forme gravi della patologia connessa al virus, la Covid-19. Dall'altro lato, ad essere sicuramente non semplice è la comunicazione ai soggetti coinvolti, anche a fronte delle inevitabili "barriere" linguistiche, dei rischi connessi all'emergenza e delle relative prescrizioni da rispettare. 

Nella struttura alberghiera che a Verona in via Torricelli accoglie poco più di 140 persone, la presenza del coronavirus si è manifestata per la prima volta una decina di giorni fa. Un giovane di nazionalità pakistana tra i migranti accolti ha evidenziato sintomi riconducibili al virus ed è stato accompagnato in ospedale, dove all'esito degli accertamenti è stata verificata la sua positività. Inevitabilmente sono quindi scattate tutte le misure previste dal protocollo, con l'isolamento nelle rispettive stanze degli altri ospiti che erano entrati a contatto con il soggetto risultato positivo. Allo stesso tempo sono stati fatti i tamponi a tutte le persone che gravitano nella struttura, non solo i migranti ma anche i dipendenti della cooperativa che gestisce il centro. 

All'esterno dell'hotel di via Torricelli ormai da giorni è possibile notare la presenza delle forze dell'ordine. Da quando sono infatti scattate le restrizioni sugli spostamenti anche gli ospiti del centro hanno dovuto sottostare alle nuove norme come tutti i cittadini. Molti degli ospiti hanno un lavoro e dunque legittimamente rivendicavano il diritto di poter continuare ad uscire per lavorare, così come quello di poter andare a fare la spesa nei supermercati per i beni di prima necessità. Onde evitare che qualcuno se ne approfittasse un po' troppo, sono stati sin da subito disposti dei controlli specifici su quanti avessero effettivamente titolo per spostarsi o meno, di qui anche la presenza all'esterno della struttura degli agenti delle forze dell'ordine.

Oggi al di fuori dell'hotel è presente non solo la polizia, ma anche i carabinieri, alternandosi così nel monitorare la situazione. L'esito della prima rilevazione con i tamponi avrebbe rivelato che la stragrande maggioranza degli ospiti è positiva al virus, per questo la prefettura di Verona starebbe valutando l'ipotesi di un trasferimento dei soggetti negativi in altri luoghi per tutelarli, ma non è da escludere che ad essere trasferiti possano essere proprio i soggetti positivi. Una procedura naturalmente in entrambi i casi non semplice ed immediata da realizzare. Resta comunque il fatto che dei positivi accertati solo una minima parte, si contano sul palmo di una mano, avrebbe sviluppato sintomi e comunque non gravi, si tratterebbe infatti di semplici stati febbrili.

L'attenzione resta ad ogni modo e giustamente molto alta, tanto è vero che ad essere "tamponati" sono stati non solo gli ospiti del centro d'accoglienza, ma anche gli stessi dipendenti della cooperativa che lavorano quotidianamente nella struttura. A quest'ultimi è già stato annunciato che i tamponi verranno nuovamente effettuati per almeno altre due volte ogni quindici giorni, ciò proprio per assicurarsi che non vi siano casi di "falsi negativi" e quindi poter gestire al meglio la situazione. Proprio a tutela della salute di tutti i presenti nel centro, sono stati forniti agli stessi lavoratori ormai da tempo, sin dall'inizio dell'emergenza sanitaria, tutti i dispositivi di sicurezza, dalle mascherine protettive ai guanti e tute isolanti. Oltre a ciò sono stati fatti seguire degli appositi corsi, tenuti da personale specializzato, per l'apprendimento e il rispetto delle norme e delle misure di sicurezza necessarie al contenimento del contagio.  

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Nel corso del consueto punto stampa di oggi, mercoledì 15 aprile, dedicato all'emergenza coronavirus, a precisa domanda circa la situazione attuale nella struttura in Zai, il sindaco di Verona Federico Sboarina ha spiegato che dalla prefettura, ente competente in materia, sono arrivate già da qualche giorno disposizioni per «una vigilanza fissa 24 ore su 24 e una sorveglianza fiduciaria», aggiungendo poi che «quindi si è nella massima tutela sia dal punto di vista sanitario, sia dal punto di vista della sicurezza loro e di tutti». Sboarina ha poi specificato che «la prefettura sta cercando di trovare una soluzione dal punto di vista logistico rispetto al posizionamento dei contagiati».

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