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Coronavirus, Rezza: «In Veneto, incidenza delle infezioni al 18%»

Il dato è balzato agli occhi del direttore generale della prevenzione nel Ministero della salute, ma per la Regione Veneto la stessa percentuale è più bassa perché tiene il conto anche dei test rapidi

 

Più di 3mila nuovi positivi scoperti in un giorno in Veneto. È il dato che oggi, 15 dicembre, è balzato agli occhi del professor Giovanni Rezza, direttore generale della prevenzione nel Ministero della salute. «È vero che si fanno abbastanza test in Veneto però la percentuale è alta - ha dichiarato Rezza - Siamo su circa 3.300 positivi a fronte di circa 17mila tamponi, quindi un tasso di positività molto elevato del 18%».

Un tasso diverso da quello indicato questa mattina dal presidente del Veneto Luca Zaia durante il suo consueto aggiornamento. E il motivo non è un'improvvisa impennata di contagi dal bollettino delle 8 a quello delle 17, ma il fatto che Zaia tiene in considerazione anche tutti i tamponi rapidi eseguiti ogni giorno, mentre nel calcolo di Rezza probabilmente sono conteggiati solo quelli molecolari. Due modalità differenti per descrivere l'andamento della pandemia in Veneto. Una differenza che la Regione vorrebbe eliminare, facendo però prevalere il proprio procedimento e quindi chiedendo che a livello nazionale venissero conteggiati insieme tamponi molecolari e tamponi rapidi.
«Nelle ultime 24 ore, in Veneto, sono stati effettuati 16.810 tamponi molecolari e 35.831 tamponi rapidi, per un totale complessivo di 52.641 test - ha specificato la Regione - Sono state riscontrate 3.320 nuove positività. La percentuale di tamponi positivi rispetto al totale dei tamponi effettuati sulla popolazione esposta al contagio è quindi pari al 6,3%».

Ed un altro punto di disaccordo a distanza tra Giovanni Rezza e Luca Zaia è la reale efficacia delle misure di contenimento. Rezza, questo pomeriggio, ha citato come esempio virtuoso la Campania dove i dati migliorano dopo il passaggio della regione per la zona rossa e per la zona arancione. Zaia, invece, in questi giorni usa come metro di paragone il Friuli Venezia Giulia che per un periodo è stata zona arancione ma questo pare che non abbia influito in modo decisivo sul calo dei contagi.
«Le misure hanno funzionato molto - ha dichiarato Rezza - Alcune regioni in zona gialla vedono aumentare l'incidenza delle infezioni, mentre quelle che stavano in zona rossa e in zona arancione ora hanno numeri più bassi. È importante quindi trovare un equilibrio tra le misure di contenimento e l'incidenza dei contagi».

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