Covid e scuola, D'Arienzo contro Zaia: «Si appropria di scelte non sue»

Il senatore veronese del Partito Democratico: «Il ministro della salute Roberto Speranza estenderà anche alle scuole i tamponi rapidi». Un replica alle richieste avanzate dal presidente del Veneto

Studente a scuola con la mascherina (Foto generica di repertorio)

«È finita la campagna elettorale, ma il giochino di Zaia continua. Si appropria delle scelte del Governo e del Comitato tecnico scientifico, annunciandole prima della decisione finale. E Lo fa da mesi, ormai». È il senatore veronese del Partito Democratico Vincenzo D'Arienzo a prendersela con il rieletto presidente del Veneto Luca Zaia. Un commento alla conferenza in cui Zaia ha comunicato alcune richieste di modifica dei protocolli Covid che riguardano le scuole. «I test rapidi a scuola non sono una decisione di Zaia - ha spiegato D'Arienzo - I test rapidi in circostanze come negli aeroporti e nelle scuole, non danno sicurezza al cento per cento, ma consentono di identificare super diffusori e sono uno strumento importante. L'Italia, grazie alle scelte del Governo, ha iniziato ad applicarli negli aeroporti e adesso il ministro della salute Roberto Speranza li estenderà anche alle scuole. Zaia, quindi, non c'entra proprio nulla. Il suo dovere sarà quello di garantire un piano di diffusione dei test ovunque e scommettiamo che se non sarà in grado di farlo, darà la colpa al Governo?».

CHE COSA AVEVA DETTO LUCA ZAIA

«Per ora nelle scuole veneto un'emergenza sanitaria per il Covid non c’è, ma sulla prevenzione e la gestione dei casi si può essere più performanti in sole tre mosse, che abbiamo proposto al Ministero della salute». Questo era stato l'annuncio di ieri, 28 settembre, del presidente del Veneto, a cui poi D'Arienzo ha replicato.
«Proponiamo - ha proseguito Zaia - l'utilizzo del tampone rapido come strumento dello screening scolastico; l'effettuazione del tampone rapido antigenico a tutta la classe ove si sia riscontrata una positività e la permanenza a scuola del resto della classe, con un secondo tampone rapido di verifica dopo una settimana; l'assegnazione ai pediatri e ai medici di famiglia della facoltà di decidere se prescrivere o no il tampone ai loro assistiti, che ben conoscono, e che presentino dei sintomi. In questo modo saremo più performanti nei tempi di risposta senza diminuire l'attendibilità dei test e risolveremmo molti problemi che stanno incontrando le famiglie».

IL MONITORAGGIO NELLE SCUOLE VENETE

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Il fatto che Zaia possa dire che un'emergenza sanitaria per il Covid non sia presente nelle scuole venete è dimostrato dai numeri che lo stesso presidente ha diffuso ieri. Al 28 settembre, sono 90 le realtà scolastiche venete con almeno un caso attualmente positivo al coronavirus. In quasi la totalità delle situazioni il caso individuato è l'unico positivo (solo in 3 casi sono stati registrati casi secondari nella stessa scuola tra loro correlati). Nella maggior parte degli eventi il caso è stato uno studente/alunno (85%) e solo in una minima parte si trattava di un operatore (docente o non docente). Tutti i soggetti ad oggi risultati positivi hanno presentato sintomatologia lieve o sono addirittura asintomatici. Nelle 90 scuole venete con almeno un caso, su un totale di 707.814 frequentanti, si registrano a oggi 85 positivi, pari allo 0,02%. I bambini in quarantena preventiva perché legati alle positività sono in tutto 970, pari allo 0,14%. Sui 95.786 operatori totali, 120 sono in quarantena preventiva, pari allo 0,13%.
I dati della Regione Veneto aggiornati a ieri, dunque, hanno mostrato che nelle scuole i positivi sono 90 (85 studenti e 5 operatori scolastici) e, di questi 90, ce ne sono 17 nella provincia di Verona.

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