«Non siamo onnipotenti. Il coronavirus ci ha fatto riscoprire fragili»

In un'intervista, il professore dell'università di Verona Claudio Baccarani ha spiegato come il virus sta cambiando la società ed ha aggiunto alcune linee di azione per le imprese

Claudio Baccarani (Fermo immagine video Youtube - Università di Verona)

È venuto meno il nostro senso di onnipotenza e di invulnerabilità ai quali la scienza e la tecnica ci avevano abituati. Così ci siamo scoperti fragili come mai avremmo pensato di poter essere. Il coronavirus che aveva colpito la Cina era sullo sfondo dei nostri media perché lontano e problema di altri, è diventato in men che non si dica un problema anche nostro, né più né meno. L’evoluzione dei due fenomeni si è presentata in modo molto simile, primi focolai, isolamento di zone via via più ampie, fino, nel nostro caso, ad arrivare, primi al mondo, all'isolamento di tutta la nazione. Pur con tutte le difficoltà connesse alla rinuncia di un’ampia parte delle libertà individuali, il cambiamento nello stile di vita della popolazione è stato radicale ed è sotto gli occhi di tutti, con le conseguenti ripercussioni negative su un sistema economico già in difficoltà nella sua componente internazionale.

In un'intervista ad Ansa, il professor emerito di economia e gestione delle imprese dell'università di Verona Claudio Baccarani ha spiegato così in che modo il coronavirus ha cambiato le nostre vite. Ma il docente di marketing territoriale e socio della Sima (Società italiana di management) è stato ancor più dettagliato, spiegando anche che l'epidemia di Covid-19 ha di fatto cancellato i confini nazionali, i quali non sono stati una valida protezione dal virus. «Questo aspetto sarà di primaria importanza per la rivisitazione delle relazioni internazionali e dei processi di globalizzazione quando l'emergenza sarà finita», ha detto Baccarani. E un altro espetto evidenziato dal professore è la gestione confusa della prima parte della crisi, la quale ha dissuso un senso di insicurezza in tutta la popolazione. «L'attenzione di salvaguardia tipica della paura si è trasformata in incapacità di vivere il pericolo con cognizione di causa tipica dell'angoscia - ha aggiunto Claudio Baccarani - L'atmosfera da guerra conclamata con lo svuotamento dei supermercati ne è stata una chiara espressione. Ben presto questo ciclone si è spostato sui mercati con il crollo della borsa, l'innalzamento dello spread e le voci del catastrofismo radicale che hanno inondato i media evocando i rischi della crisi di mercato, della recessione e della disoccupazione, con le richieste al governo di interventi di sostegno alle imprese con risorse in deroga ai patti di stabilità definiti nell’ambito dell'Unione Europea. Così, accanto al prioritario problema sanitario si è profilato un problema economico che richiede interventi di sicurezza nell'immediato e rilancio nel medio periodo».

Gli interventi pubblici saranno fondamentali per sostenere il tessuto economico sfibrato da questa crisi, ma il professor Baccarani ha aggiunto tre consigli per le imprese: «Armonizzazione dell'emergenza e della prospettiva, rimodulazione del processo decisionale, consolidamento e rafforzamento della fiducia che scorre nelle relazioni aziendali».

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La rimodulazione del processo decisionale richiede la consapevolezza che l'imprevedibile non può essere affrontato con la sola razionalità e nemmeno con il solo intuito, occorre combinarli in un percorso meta-razionale, o se vogliamo più semplicemente di buon senso. Questo significa lasciare spazio anche a scelte fuori dagli schemi consolidati entro i quali ci si è mossi - ha spiegato il professore dell'ateneo scaligero - Il consolidamento e il possibile rafforzamento della fiducia che scorre nelle relazioni d'impresa richiede una puntuale attenzione alle esigenze delle persone che lavorano in azienda, ai partner della fornitura di materie e componenti, ai partner finanziari e ai clienti, oltre che alla comunità e alle sue organizzazioni. Quella che stiamo vivendo è una sfida dai tratti del tutto nuovi per il sistema Paese, per l'Unione europea, per le imprese e per gli individui in ragione dell'incertezza e dell'indeterminatezza che porta con sé. Ma proprio questa forza negativa, se vissuta nella giusta prospettiva, potrà generare nuove opportunità, come peraltro sta già facendo con l'accelerazione dello sviluppo dello smart working e l'apertura a nuove dimensioni delle relazioni all’interno dell'Unione Europea.

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