Cade un'accusa, ma Andrea Miglioranzi resta ai domiciliari per corruzione

La decisione è stata presa dal Tribunale del Riesame di Venezia, il quale ha fatto cadere l' ipotesi di reato di tentata turbativa d'asta

Andrea Miglioranzi (Foto di repertorio)

L'ex presidente di Amia Andrea Miglioranzi rimane agli arresti domiciliari. La decisione è stata presa ieri, 1 luglio, dal Tribunale del Riesame di Venezia, il quale ha confermato per Miglioranzi l'ipotesi del reato di corruzione, mentre è caduta l'altra ipotesi di reato, tentata turbativa d'asta.

Miglioranzi era stato arrestato arrestato insieme all'ormai ex direttore generale di Amia Ennio Cozzolotto nell'ambito dell'operazione antimafia denominata Isola Scaligera, con la quale è stato bloccato un gruppo criminale veronese legato alla 'ndrangheta e potenzialmente in grado di avvicinarsi alla politica locale. Tra i reati contestati a Miglioranzi e a Cozzolotto, comunque, non figura il concorso esterno in associazione mafiosa. E dopo l'udienza di ieri, su Miglioranzi pende solo un'accusa, quella di essere stato corrotto con tremila euro da Francesco Vallone, gestore del Centro Fermi e presunto affiliato al clan 'ndranghetista fermato dall'operazione Isola Scaligera.

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Miglioranzi e Cozzolotto hanno avuto atteggiamenti diversi durante l'interrogatorio di garanzia. Più collaborativo Cozzolotto e più reticente Miglioranzi. E diverso è stato anche l'esito dell'udienza del Tribunale del Riesame, che ha revocato i domiciliari a Cozzolotto e li ha confermati all'ex presidente di Amia. «Una decisione particolarmente rigida», è la contestazione fatta al Corriere di Verona da Nicola Galante, avvocato difensore di Miglioranzi, il quale ha sottolineato che il suo assistito non ha più alcun incarico pubblico e quindi non c'è possibilità che possa ricommetere lo stesso reato. E non c'è neanche la possibilità che possa inquinare le prove, dato che prima dell'arresto non era già più presidente di Amia.

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