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Barbiere - immagine d'archivio

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Zona arancione: quando ci si può spostare tra Comuni? Confartigianato chiede «chiarezza»

È possibile andare dal proprio "parrucchiere di fiducia" in un altro Comune? Si possono raggiungere un ottico, un calzolaio, un centro estetico se nel mio Comune non ci sono?

Il Veneto in zona arancione ormai da settimane, in attesa del prossimo monitoraggio venerdì, le incertezze legate alla crisi di governo e non da ultimo quelle connesse come sempre all'interpretazione delle disposizioni contenute nell'ultimo Dpcm entrato in vigore il 15 gennaio. A distanza di cinque giorni ancora latita l'aggiornamento delle Faq sul sito del governo, e così a prendere la parola sono le associazioni di categoria che chiedono «certezze» per artigiani, professionisti del settore "servizi alla persona", ma lo stesso discorso può ben valere anche per i ristoratori. 

La domanda più ricorrente in queste ore nelle Regioni zona arancione è probabilmente questa: posso spostarmi dal mio Comune per andare dal parrucchiere, al supermercato, a prendere una pizza d'asporto, a comprare un vestito, a farmi la messa in piega, a far riparare un elettrodomestico, ecc.? In merito Roberto Iraci Sareri, presidente di Confartigianato Imprese Verona, chiede esplicitamente maggiore trasparenza: «Buon senso e chiarezza devono essere alla base delle regole sugli spostamenti all’interno della zona arancione». Roberto Iraci Sareri sottolinea che la restrizione agli spostamenti tra Comuni diversi in zona arancione è «un aspetto che sta penalizzando diversi nostri mestieri, dal benessere ai calzolai, dalle pulisecco ai sarti e agli orafi, ottici e ortopedici, fotografi e grafici sino all’autoriparazione ed ai riparatori di elettrodomestici». Lo stesso presidente di Confartigianato Imprese Verona poi aggiunge: «Da tempo, ormai, in Associazione riceviamo valanghe di telefonate, messaggi ed email di richiesta informazioni, con imprenditori preoccupati di cosa poter dire ai loro clienti, nel dubbio circa la possibilità di poter continuare ad accogliere coloro che giungono da altri Comuni limitrofi. Un’incertezza che sta minando alle fondamenta i bilanci di queste attività, strette tra cali di fatturato, anche del 70%, e costi fissi che corrono come al solito».

Misure anti-covid 16 gennaio 2021 Governo - zona arancione-2

Misure anti-covid 16 gennaio 2021 Governo - zona arancione

Ora, cerchiamo di chiarire, per quanto possibile, una prima fattispecie. Secondo il Dpcm del 14 gennaio 2021, esattamente come in precedenza, è sempre possibile in zona arancione spostarsi dal proprio Comune «per  svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili» all'interno del proprio Comune [Art. 2 comma 4 lettera b)]. Questo significa che se nel mio Comune non vi è fisicamente un centro estetico oppure un calzolaio, un parrucchiere oppure un fotografo, sono perfettamente legittimato ad uscire dal mio Comune per recarmi in un altro dove invece tali servizi non sospesi dalla normativa siano effettivamente disponibili. La preliminare condizione necessaria per compiere tale spostamento, è però che nel mio Comune il tal negozio o il tal servizio sia appunto indisponibile. A questo punto posso scegliere di andare in qualsiasi altro Comune? Sul punto specifico, presi alla lettera, tutti i Dpcm sin qui emanati non si esprimono. L'unico riferimento possibile è una passata circolare interpretativa inviata dal Viminale ai prefetti, nella quale ci si richiama alla generica necessità di limitare quanto più possibile gli spostamenti. Pertanto, qualora nel proprio Comune sia indisponibile un servizio, ci si deve recare nel Comune a noi più vicino dove sia possibile soddisfare la nostra esigenza. Così si leggeva con riferimento alla zona arancione nella citata circolare ai prefetti:

«Naturalmente, valgono anche in questo caso le regole prudenziali che suggeriscono non solo di limitare all’indispensabile gli spostamenti, ma anche di effettuarli, di massima, raggiungendo il luogo più vicino dove comunque sia possibile la soddisfazione della propria esigenza».

Uno dei temi sottolineati da Carolina Calmetta, presidente di Confartigianato Benessere Verona, è quello del rapporto di fiducia che negli anni si è instaurato tra professionisti come parrucchieri o estetiste e i relativi clienti: «Tale provvedimento - spiega Calmetta - va ad incidere sul rapporto di fiducia che si è instaurato e consolidato negli anni tra professionisti e clienti che risiedono in altri Comuni. Chiediamo quindi un chiarimento che risponda al buon senso e alla ragionevolezza che devono sempre accompagnare l’applicazione delle norme». Ad oggi, va detto, è abbastanza chiaro dalle norme che se, ad esempio, un abitante di Villafranca di Verona fosse abituato ad andare a tagliarsi i capelli in centro storico a Verona dove lavora il suo "barbiere di fiducia", non potrebbe proseguire in questa sua prassi finché il Veneto rimarrà in zona arancione. Anche dovesse essere che nel suo Comune di residenza sia assente un barbiere, essendo che, come appena visto, dovrebbe comunque accontentarsi di andare a tagliarsi i capelli in un Comune tra quelli a lui più prossimi dotati di un tale servizio.

La presidente di Confartigianato Benessere Verona Carolina Calmetta ha poi evidenziato come nella provincia di Verona «su 98 Comuni, 5 sono micro, con meno di 1.000 abitanti, 26 quelli tra 3.000 e 1.000 abitanti, mentre in generale sono 52 i Comuni con meno di 5.000 abitanti, e le nostre imprese ne sono forse uno degli ultimi patrimoni imprenditoriali da salvaguardare». Al riguardo, dunque, vale la pena ricordare l'importante deroga dei "30 km" che coinvolge appunto ai sensi del Dpcm 14 gennaio 2021 tutti gli abitanti di piccoli Comuni con una popolazione inferiore alle 5 mila persone. Dalle ore 5 alle ore 22 di ogni giorno, chi abita in un Comune con meno di 5 mila abitanti può, anche in zona arancione, circolare liberamente al di fuori del proprio confine comunale, restando però nel raggio dei 30 chilometri al massimo da esso e senza in ogni caso poter raggiungere i capoluoghi di provincia. È però ammesso lo sconfinamento in tutti gli altri Comuni (capoluoghi esclusi), anche fuori Regione, purché si resti entro i 30 chilometri di distanza dal proprio confine comunale. Questo significa, evidentemente, che chi vive ad esempio a Pastrengo (circa 3.100 abitanti) può tranquillamente andare anche a tagliarsi i capelli a Bussolengo (7 chilometri di distanza) e persino a Sirmione in Lombardia (siamo al limite con 27 chilometri di distanza), o chi vive a Roverè Veronese (circa 2.100 abitanti) può liberamente andare dal calzolaio a Bosco Chiesanuova (13 chilometri di distanza), o ancora che chi abita a Torri del Benaco (circa 3.000 abitanti) può andare dall'estetista a Peschiera del Garda (anche qui siamo al limite, ma la via più breve segna 25 chilometri di distanza). 

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