Cronaca Centro storico / Piazza Bra

Servono medici negli ospedali? In 23 mila bloccati dalla burocrazia. La protesta in Bra

Scendono in piazza a Verona i giovani medici (quasi) vincitori di concorso pubblico, futuri "specializzandi" negli ospedali di tutta Italia, ancora però in attesa di assegnazione ufficiale

Protesta medici specializzandi Verona - Foto Facebook ASVER, Associazione degli Specializzandi di VERona

«Apprendiamo con sgomento dell'ennesimo rinvio dell'assegnazione delle borse di specializzazione per i circa 23.000 aspiranti specializzandi che hanno partecipato al concorso SSM2020». La nota a firma ASVER, Associazione degli Specializzandi di VERona, non è di un mese e mezzo fa, bensì di domenica 6 dicembre 2020. Giusto per chiarire i termini di una questione che è ai limiti del ridicolo (se non fosse che di mezzo c'è la vita di laureati sulla soglia dell'avvio di una carriera professionale importante e delicata come quella del medico), la presa in servizio nei vari ospedali d'Italia da parte dei medici, ad oggi ancora potenziali vincitori di concorso pubblico, dovrebbe avvenire entro il 31 dicembre 2020. Voi immaginatevi, dunque, una giovane dottoressa che da Firenze deve trasferirsi per prendere servizio all'ospedale di Borgo Trento a Verona, dove studierà/lavorerà per i prossimi 5 anni e, ad oggi, tuttavia ancora non sa quale sia però effettivamente la sua destinazione e dunque rimane nell'incertezza di poter essere assegnata altrove, magari a Milano dove anche ha indicato, come le veniva chiesto dalla procedura istituzionale di selezione, una sua preferenza. Oppure prendete un giovane dottore veronese, anche lui fresco (potenziale) vincitore di concorso, il quale però non sa ancora, cioè gli manca l'assegnazione ufficiale, se finirà a Bologna oppure all'ospedale di Padova (sempre per lavorare s'intende, e non in preda ad una crisi di nervi).

Lo definiscono «un lungo e tribolato percorso che vede tale assegnazione rimandata da due mesi, complici burocrazia, ricorsi ed una gestione poco lungimirante», nella loro nota colma di disappunto i membri di ASVER, Associazione degli Specializzandi di VERona che poi proseguono: «In particolare ci preme sottolineare come sia scandaloso rimandare l'inizio dell'attività lavorativa di migliaia di medici in tempi come questi, tempi in cui al Sistema Sanitario Nazionale viene richiesto il massimo sforzo. Inutili e fastidiosamente retoriche ci appaiono le chiamate alle armi dei medici in pensione quando un intero primo anno di specializzazione potrebbe iniziare a lavorare, così come appaiono insufficienti le giustificazioni del MUR, reo di aver calpestato la pazienza e la dignità di tutti i medici che da mesi aspettano di essere assegnati».

ASVer, oltre ad esprimere «piena solidarietà ai tanti colleghi e colleghe che sono scesi in piazza in questi giorni, nel rispetto delle norme anti-Covid, e che scenderanno in piazza nei giorni successivi per chiedere lo sblocco della graduatoria SSM», ha lanciato anche una campagna social rivolta a tutti i medici specializzandi di Verona: «Invitiamo inoltre tutti gli specializzandi di Verona, nella giornata di lunedì 7 dicembre, nel nome del sostegno sopracitato, ad apporre una doppia X rossa sulla propria mascherina, a postare sui propri profili una foto con hashtag "#sbloccateSSM2020" e a partecipare, compatibilmente con gli impegni di lavoro, alla manifestazione autorizzata dei "camici grigi" che si svolgerà alle ore 10 in piazza Bra, nel pieno rispetto delle norme anti-Covid».

Ebbene sì, perché anche a Verona nella giornata di lunedì è prevista in piazza Bra una manifestazione di protesta per chiedere al Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR ndr) lo sblocco della graduatoria. Sul tema non pare essere indifferente nemmeno la politica locale. Il consigliere comunale Flavio Tosi, ad esempio, scrive su Facebook: «È inaccettabile l’ennesimo rinvio da parte del Ministero della procedura di assegnazione dei candidati alle rispettive scuole di specializzazione. 23.000 medici abbandonati al loro destino, che dovranno aspettare almeno fino al 15 dicembre per sapere in quale città d’Italia potranno continuare il loro percorso formativo. E con la presa di servizio fissata al 31 dicembre, - conclude Flavio Tosi - molti di loro si troveranno anche nella situazione di dover trovare una casa, cambiare città, riorganizzare la propria vita. Questi medici, non possono rimanere in questo limbo per l’incapacità del ministro».

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