Cronaca Porto San Pancrazio / Via Porto San Pancrazio

«Cibo scaduto nella comunità "Mamma Bambino"». Infuria la polemica

L'avvocato Francesco Miraglia ha attaccato il Comune di Verona e l'assessore Bertacco per il servizio reso nella struttura di via Ponte San Pancrazio, i quali hanno immediatamente replicato

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L’allarme cibo scaduto nelle dispense della struttura ‘Mamma Bambino’ è l’ennesima tristissima bugia sulla pelle dei più fragili. Lo conferma il sopralluogo fatto questa mattina. Nel frigorifero della casa, c’erano gli alimenti forniti dal Banco alimentare, alcuni sono oltre la data di scadenza ma, come sempre avviene, muniti della certificazione da parte del Banco che quel tipo di cibo si può mangiare 40 giorni dopo la data riportata su indicazione del produttore. L’orzo, di cui si fa menzione, invece non è fornito dalla struttura ma acquistato direttamente da qualche utente per farsi ogni tanto un caffè. Quindi, ancora una volta ci troviamo di fronte ad attacchi ignobili e pretestuosi. Si vuole gettare fango, ma a che scopo?

Il percorso educativo della struttura ‘Mamma Bambino’ prevede che siano le stesse mamme a cucinare per i propri figli, come avviene in una qualsiasi famiglia. Quindi, i pasti non vengono forniti dall’esterno, ma sono il Banco e una ditta vincitrice dell’appalto a dare le materie prime con cui le madri preparano personalmente i cibi con i bambini. L’organizzazione è rigida, secondo le leggi e nulla è fuori controllo, come invece si vorrebbe far credere.
Il percorso, rivolto alle famiglie che risiedono nella comunità, prevede che le verifiche sui cibi siano fatte, prima dai fornitori e poi da chi cucina. Le mamme, come in una qualsiasi casa, controllano il cibo, la sua qualità e la scadenza. Ripeto, è ciò che normalmente avviene in ogni famiglia, con in più una rigida filiera di controllo a monte. Ogni giorno, è presente all’interno della struttura l’operatrice cui è possibile segnalare eventuali cibi prossimi alla scadenza. In questo caso, l’operatrice butta ciò che è scaduto e fa nuova richiesta al fornitore.
A fronte di tutto questo, c’è da chiedersi perché ci sia chi vuole creare l’ennesimo caso strumentalizzando bambini e mamme. Di sicuro non per dare loro una mano.

È arrivata la replica dell'assessore ai servizi sociali del Comune di Verona, Stefano Bertacco, alle parole dell'avvocato Francesco Miraglia, apparse in un articolo di Imolaoggi.it, dove puntava il dito contro la comunità "Mamma Bambino" di via Ponte San Pancrazio, rea secondo il legale di aver fornito cibo scaduto ai nuclei familiari che ospita. 
In particolare l'avvocato Miraglia fa riferimento a sugo di pomodoro, orzo solubile e sugo con basilico bio, che non sarebbero stati commestibili, mettendo poi nel mirino lo stesso assessore: «Troppo presto ha sbandierato ai quattro venti la querela nei miei confronti, reo, a suo dire, di screditare l’ottimo operato del suo Comune in materia di assistenza all’infanzia e alle donne in difficoltà. Forse altrettanta celerità e tanta premura avrebbe dovuto impiegarla nel controllare come funzionano davvero i Servizi sociali gestiti dal Comune che lui amministra». Nell'articolo si legge che anche una ex dirigente dell’Ulss 9 Scaligera sarebbe pronta a parlare con la Procura per dissolvere alcune ombre sugli affidamenti e il legale ha incalzato: «Non c’è quindi solo il piccolo Marco, che ha dovuto trascorrere 225 giorni di immotivato allontanamento prima di riabbracciare la sua famiglia. No, assessore Bertacco, i casi sono molti di più e i suoi eccellenti Servizi sociali fanno acqua da tutte le parti». 

Da Palazzo Barbieri però hanno precisato che «i controlli sulle forniture alimentari della comunità “Mamma Bambino” vengono realizzati dal Banco Alimentare, fornitore che certifica anche l’effettiva possibilità di utilizzo dei cibi, e da una società che ha vinto la gara. Le verifiche sulle forniture sono costanti, il precedente sopralluogo nella casa era avvenuto il 10 maggio. Ogni giorno, è comunque presente nella struttura un’operatrice cui segnalare eventuali necessità o cibi non utilizzabili».

L’avvocato Miraglia non perde occasione – ha detto Maria Fiore Adami, presidente della Commissione politiche sociali – per uscire dal buio e darsi luce facendo evidentemente l’unica cosa che sa fare: attaccare e strumentalizzare una vicenda dai contorni umani delicati e umanamente toccanti come quella dell’affido dei minori. Il tutto per avere un minuto di gloria.
Tutti i servizi sono perfettibili ed è disonesta intellettualmente la posizione di chi cerca di inficiare anni di lavoro da parte di professionisti che operano nei Servizi sociali. Lavoro da due anni con loro e vedo, al di là dell’esperienza professionale e della dedizione umana, un profondo sconforto quando ci si scontra con i muri di leggi dello Stato con cui si devono misurare.
Ora il tema è lavorare assieme per portare soluzioni e interventi migliori e non per screditare le persone, cercando il fango.
Il caso di Bibbiano ha scoperto un sistema malato e le vie della giustizia dovranno fare il proprio corso. Tutti siamo pronti a combattere perché quello che è successo a Bibbiano non accada più, questo è un impegno forte e su cui stiamo lavorando. Caro avvocato, concludo con il dire che l’esempio che ha citato ci fa pensare che è troppo semplice uscire puntando il dito da parte di chi poteva fare ed ha taciuto, perché anche stare in silenzio ha le sue responsabilità.

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