Le competenze dei carabinieri di Verona nel contrasto al coronavirus sbarcano negli USA

«Su 1.000 carabinieri ne ho avuti 15 che sono risultati positivi. Fortunatamente, non abbiamo perso nessuno», ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Verona Pietro Carrozza: «Penso in giugno avremo una specie di normalità con spostamenti tra regioni»

Il comandante provinciale dei carabinieri di Verona Colonnello Pietro Carrozza

Il comando generale dell’Arma dei carabinieri ha individuato il comando provinciale di Verona per condividere l’esperienza di applicazione delle misure di mitigazione del rischio Covid-19, emanate a livello centrale dai carabinieri, con il Police Executive Research Forum (PERF) di Washington negli USA.

Il PERF, secondo quanto si apprende da una nota dei militari dell'Arma, è un'organizzazione di ricerca indipendente statunitense che dalla sua costituzione nel 1976, si è focalizzata nelle migliori pratiche di polizia. Conseguentemente, le attività scaligere sono state messe a disposizione dei Dipartimenti di polizia e degli sceriffi americani.

L'intervista al comandante provinciale dei carabinieri di Verona Colonnello Pietro Carrozza

Il direttore esecutivo del PERF Chuck Wexler ha intervistato il comandante provinciale dei carabinieri di Verona Colonnello Pietro Carrozza, intervista che è stata poi pubblicata sul sito del Police Executive Research Forum e della quale riportiamo un estratto in traduzione italiana:

Wexler: Che impatto ha avuto il virus sulla forza lavoro a sua disposizione?

Col. Carrozza: «Su 1.000 carabinieri ne ho avuti 15 che sono risultati positivi. Fortunatamente, non abbiamo perso nessuno».

Wexler: Come ha fatto a tenere il numero così basso?

Col. Carrozza: «La mia prima preoccupazione, fin dall'inizio, è stata quella di proteggere medicalmente i miei carabinieri. Se avessimo avuto molti militari infettati dal virus, non avremmo potuto svolgere i nostri compiti. Inoltre, se molti carabinieri fossero stati infettati dal virus, altri carabinieri avrebbero potuto vedere gli effetti del virus sui loro colleghi, e ci può essere quindi un problema di morale nel motivare le persone a uscire di pattuglia con la volontà di svolgere i loro compiti. Queste sono alcune delle misure che ho preso:

- ho verificato che ogni singola stazione avesse pannelli di vetro per proteggere i carabinieri dall'infezione che i cittadini avrebbero potuto portare entrando per notificare un crimine;

- ho fatto chiudere la nostra sala d'aspetto perché è un luogo dove il virus avrebbe potuto diffondersi e ora le persone aspettano fuori a due metri di distanza ed entrano una alla volta;

- ho fatto chiudere gli ascensori per lo stesso motivo e ho fatto diminuire del 50% i posti nelle mense dove ora le persone mangiano separate di due metri e al termine del pasto disinfettano i tavoli; 

- ho creato un'area isolata sotto sorveglianza CCTV dove le persone possono ottenere le armi di cui hanno bisogno per il servizio senza entrare in contatto con nessun altro;

- ho separato i turni, così il turno del mattino non si incontrava con il turno del pomeriggio, e il turno del pomeriggio non si incontrava con il turno della sera; noi pattugliamo in coppia, quindi ci sono due agenti di pattuglia per auto, ho voluto rendere queste coppie fisse in modo che non ci siano rotazioni e la coppia è formata da carabinieri che dormono nella stessa stanza così se una pattuglia risulta contaminata non diffonde comunque il virus; 

- ho chiesto che i carabinieri puliscano l'interno delle loro auto dopo ogni turno, ho interrotto ogni tipo di addestramento e infine le caserme vengono disinfettate ogni due settimane.

La mia area di responsabilità è una delle aree più colpite d'Italia. Come comandante è necessario essere molto severo nell'imporre le regole di protezione quindi ho dato gli ordini e poi ho verificato personalmente che gli ordini venissero applicati notte e giorno».

Wexler: Come riesci ad impedire che i tuoi agenti si trasmettano il virus tra di loro?

Col. Carrozza: «Quando pattugliano indossano la mascherina in ogni momento. Se sono in una macchina, indossano la mascherina in auto. Quando controllano un sospetto, indossano un casco di ordine pubblico con la visiera chiusa, per avere una protezione extra. Puliscono la macchina e tutto l'equipaggiamento dopo aver finito un turno. Per le persone in ufficio, non c'è più di una persona in ogni stanza alla volta. Ho organizzato i turni in modo che ci sia un terzo del normale numero di persone che lavorano in ufficio alla volta. Sono riuscito a ottenere i nomi delle persone positive e in quarantena dall'unità sanitaria. Quindi quando gli agenti sono fuori in strada e controllano qualcuno, chiamano la sala operativa e controllano se la persona è positiva o in quarantena».

Wexler: Quando un carabiniere ha sintomi riconducibili alla malattia Covid-19, che cosa fanno? E i loro compagni di pattuglia?

Col. Carrozza: «Se mostrano qualche sintomo di Covid-19, restano a casa e metto in quarantena il loro partner di pattuglia o gli agenti con cui erano in contatto. Poi velocizzo i test per scoprire se il mio agente è davvero positivo. Se il partner risulta negativo e non mostra alcun sintomo, possono tornare al lavoro».

Wexler: Si è mai dovuto confrontare con qualcosa di simile a questa vicenda nella sua carriera?

Col. Carrozza:  «No, è una cosa senza precedenti. Abbiamo avuto terremoti, abbiamo avuto inondazioni, abbiamo avuto tempeste, ma queste cose sai quando iniziano e sai quando finiscono. Il virus invece è un nemico invisibile e devi cambiare il tuo stile di vita. Devi spiegare ai tuoi compagni che le regole normali non valgono più». 

Wexler: I suoi carabinieri hanno accettato queste nuove regole?

Col. Carrozza: «Sì, perché parlo molto con il mio personale. È necessario spiegare che le regole di igiene sono importanti e che il "distanziamento sociale" è importante».

Wexler: Come il governo italiano sta allentando le norme per il mese di maggio e come cambierà l'operato delle forze dell'ordine?

Col. Carrozza: «Il governo sta permettendo alle persone di praticare sport intorno alle loro case. Le persone possono muoversi in città dove risiedono. Possono andare nei supermercati, ristoranti e pizzerie possono fare consegne e take-away. Dal 4 maggio il governo consentirà il movimento all'interno della regione in cui una persona risiede per andare a lavorare, motivi di salute, o per incontrare i parenti. Possono anche andare alla loro seconda casa per fare manutenzione, ma solo una persona alla volta e solo per il periodo di tempo necessario alla manutenzione. Questa è chiamata "Fase 2", con più libertà di movimento».

Wexler: Qual è il ruolo delle forze dell'ordine in queste situazioni?

Col. Carrozza: «In questi contesti le forze dell'ordine controllano che le persone si stiano muovendo legalmente dal posto A al posto B e fanno rispettare le restrizioni di movimento. Se qualcuno viola la legge deve pagare una multa. Se la posizione si aggrava fornendo false attestazione d'identità o informazioni false, possiamo procedere anche all'arresto. Dall'altro lato, stiamo anche aiutando le persone nella loro vita quotidiana. Ad esempio, portiamo le pensioni degli anziani dalla banca quando chiedono il nostro aiuto. Aiutiamo le scuole nel consegnare tablet e computer agli studenti. Aiutiamo le persone anziane che non sono in grado di fare la spesa. Aiutiamo gli ospedali a procurarsi l'ossigeno».

Wexler: Quale lezione ha imparato da tutta questa vicenda?

Col. Carrozza: «La prima lezione è quella di essere molto attenti nel ridurre il rischio di malattia all'interno del proprio reparto. Questo è particolarmente importante ora che passeremo dalla "Fase 1" alla "Fase 2". Durante questa transizione infatti i militari potrebbero percepire che la minaccia sia conclusa, ma questo non è affatto vero. Il pericolo è ancora qui. I dipartimenti delle forze dell'ordine dovranno poi affrontare anche problemi legati alla pressione che la popolazione sta subendo e i problemi economici. Quando le persone si sentono come se fossero in una gabbia, quando perdono il lavoro e il reddito, possono reagire. Questo sta accadendo in questo momento. Abbiamo diverse forme di protesta. In questo momento sono proteste pacifiche, ma potrebbero facilmente trasformarsi in proteste violente».

Wexler: Può prevedere quando le cose torneranno alla normalità in Italia?

Col. Carrozza: «Penso che ci muoveremo gradualmente verso una specie di normalità a giugno, il che significa che le persone saranno libere di viaggiare attraverso regioni diverse. Ma i cittadini dovranno comunque indossare ancora mascherine e guanti, o utilizzare gel igienizzanti per le loro mani».

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Leggi l'intervista integrale sul sito: www.policeforum.org

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