Fondazione Arena, il comitato: "Come saranno usati i soldi della legge Bray?"

Opera Nostra teme che nel caso arrivassero i fondi garanti dalla legge, potrebbero non essere utilizzati per il rilancio della fondazione ma solo per coprirne i debiti

Aida in Arena (Foto Ennevi)

Sulla Fondazione Arena si resta in attesa. In attesa di conoscere i numeri reali del bilancio di esercizio 2016, ma, se le anticipazioni del mensile Classic Voice saranno confermate, avremo un'Arena e un Filarmonico con spettatori in calo in un periodo in cui invece il pubblico degli spettacoli organizzati dagli altri enti lirici italiani è cresciuto. Ma si resta in attesa anche dell'adesione di Fondazione Arena alla legge Bray, che permetterebbe all'ente lirico scaligero di ottenere soldi freschi per alleggerire la pesante situazione di bilancio.

Ed è proprio sui soldi che arriverebbero con la legge Bray che il comitato Opera Nostra continua ad esprimere un dubbio: "All’interno della tanto agognata legge Bray esistono articoli o commi che vincolino l'utilizzo del denaro al rilancio artistico delle fondazioni lirico sinfoniche e non ne permettano quindi un loro diverso impiego, ad esempio per coprire situazioni debitorie?", questo è quello che chiedono i cittadini aderenti al comitato. Una domanda che si riassume così: i soldi della legge Bray come saranno utilizzati? Per coprire i debiti o saranno investiti per rilanciare Fondazione Arena.

"Consideriamo innanzitutto il fatto che la liquidità è fondamentale per la soppravvivenza di ogni impresa. Consideriamo inoltre che il debito maggiore di Fondazione Arena è nei confronti di Unicredit, la banca che ha il monopolio della sua biglietteria, tramite la controllata Ticket One, e che i soldi inviati dai ministeri competenti, come ad esempio quelli relativi al fondo per lo spettacolo passano proprio dalle casse di Unicredit. Un legame stretto quindi, quasi soffocante, che lascia alla banca la facoltà di aprire e chiudere i cordoni della borsa a suo piacimento". Queste le considerazioni da cui parte il comitato Opera Nostra, che il suo dubbio lo ha posto durante un convegno alla senatrice Michela Montevecchi, membro della commissione cultura. La risposta della senatrice è stata negativa, quindi formalmente non esiste alcun vincolo che imponga di usare i soldi della legge Bray per il rilancio della fondazione.

"Ne deduciamo quindi che, se effettivamente quei dieci milioni saranno erogati, non è affatto detto che arrivino nelle casse di Fondazione Arena e che possano essere impiegati per quel rilancio artistico che rappresenterebbe la vera salvezza per una realtà che negli ultimi anni ha visto decadere la qualità delle sue produzioni - scrivono ancora dal comitato - Difficilmente sarebbe possibile mettere in campo nuove produzioni, che necessitano di allestimenti, costumi, scenografie, cast e che hanno costi elevati. Lo stesso riammodernamento delle ormai vetuste scenografie sarebbe impresa difficile. La situazione è quindi complessa e la nostra speranza è che vi saranno confronti tra i creditori ed i ministeri interessati per far sì che i soldi della legge Bray vengano effettivamente utilizzati per il rilancio artistico della fondazione. Per ora, come abbiamo sempre fatto, ci preme informare cittadini e lavoratori su quali possano essere i pericoli incombenti, ma, dopo le elezioni amministrative, ci riserviamo di chiedere chiarezza al nuovo sindaco e al sovrintendente al fine di capire finalmente la destinazione reale dei fondi".

E tornando alle anticipazioni di Classic Voice citate all'inizio, il mensile oltre ad evidenziare un numero di spettatori in calo agli spettacoli lirici ha ribadito che la situazione delle nove fondazioni che al momento hanno aderito alla legge Bray è ancora critica.

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