Cocaina per i giovani dell'Alto Garda portata da Brescia: tre in manette

I carabinieri hanno notato l'auto con targa bresciana uscire dall'A22 ad Affi e l'hanno seguita per eseguire il controllo previsto dalle norme anti Covid-19: ipotizzando però che si trattasse di due ladri sono rimasti in attesa e hanno assistito alla consegna

I carabinieri al casello autostradale di Affi

Due cittadini albanesi residenti a Calcinato, nel Bresciano, ed un italiano di Cavaion Veronese di origini calabresi, sono stati arrestati nel pomeriggio di venerdì dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Caprino e della stazione di Cavaion, per detenzione e spaccio di circa 25 grammi di cocaina

Una pattuglia dell'aliquota radiomobile era impegnata nei controlli al casello di Affi, quando un militare ha notato una Renault Clio che usciva dall'autostrada, a bordo della quale erano presenti un uomo ed una donna e sulla targa riportava il bollino della provincia di Brescia. Essendo ancora in vigore il divieto di spostamento fra regioni ai sensi del DPCM del 26 aprile, gli uomoni dell'Arma hanno voluto verificare il motivo della presenza dei due sul territorio veneto ed hanno deciso di raggiungerli per effettuare gli accertamenti. Tuttavia, nel tempo di salire a bordo dell'auto di servizio e di districarsi tra il traffico dei mezzi che confluiscono sulle rotonde da tangenziale e A22, la Clio si era allontanata in direzione di Cavaion. 
L'equipaggio però è riuscito a mantenere il contatto visivo e si è avvicinato al veicolo, quando ormai questo era entrato nel centro abitato del paese, dove è stato notato procedere con incertezza, come se gli occupanti non conoscessero bene le strade e stessero cercando qualcosa. Insospettiti da questo, i carabinieri hanno preferito osservare i movimenti anziché fermare subito il veicolo e contemporaneamente hanno chiesto alla centrale operativa di Caprino di accertare chi fosse l’intestatario del mezzo. Si trattava di un cittadino straniero residente nella provincia di Brescia con numerosi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, così l'equipaggio del radiomobile ha ipotizzato che potesse trattarsi di una coppia di ladri e ha chiesto il supporto dei colleghi della stazione locale, nel caso fosse stato necessario organizzare un intervento in flagranza di reato.
Nel frattempo hanno continuato a tenere d'occhio l'auto sospetta, che si spostava per il centro del paese, e quando questa si è diretta in una zona residenziale e isolata, per non essere visti e sospettando si preparassero ad un furto in uno dei residence che sorgono nel quartiere, i carabinieri si sono divisi e sono entrati nell'area da due accessi diversi per bloccare le possibili vie di fuga.

All'altezza del civico 17 di via Grandi, gli uomini del radiomobile hanno avvistato la vettura ferma in un parcheggio e all'esterno il conducente, il quale stava passando un involucro ad un altro uomo. Quest'ultimo, non appena ha scorto i milirari, avrebbe cercato di disfarsi di quanto ricevuto, lasciandolo cadere al di là di un muretto che divide la strada da un campo. Sfortunatamente per lui dalla parte opposta stava sopraggiungendo il personale della stazione di Cavaion, che avrebbe assistito alla scena e recuperato quanto gettato, ovvero due sacchetti di cellophane contenenti 10 grammi di cocaina l'uno. 

Il conducente della Renault è stato identificato in P.E., 32enne albanese, pluripregiudicato per reati di droga e per un tentato omicidio ai danni di un connazionale, al quale avrebbe sparato senza però colpirlo. L'altro uomo invece era C.G., disoccupato calabrese di 47 anni, residente a Cavaion non lontano dal luogo dell'incontro e incensurato. A bordo della macchina era rimasta invece M.D., anche lei albanese 25 anni, incensurata, che avrebbe mostrato evidenti segni di nervosismo. 
Nessuno dei due uomini si sarebbe assunto la paternità dello stupefacente ed i tre sono stati tutti sottoposto a perquisizione personale. Per l'italiano, l'unico con residenza individuata, sono scattati gli accertamenti anche nella sua abitazione, dove non sarebbe stata trovata altra droga ma tutto l'occorrente per confezionarla: buste in cellophane tagliate a rettangoli per preparare le singole dosi, un bilancino elettronico di precisione a forma di mouse da computer ed alcuni medicinali per il taglio della sostanza. Le perqusizioni personali hanno invece portato alla luce 5 grammi di cocaina che la donna nascondeva all’interno della biancheria intima in un involucro e 1300 euro in contanti che il compagno aveva nei pantaloni. 

I due albanesi sono dunque stati tratti in arresto per la cessione dei 20 grammi di cocaina in polvere all’italiano e per la detenzione di altri 5 grammi di cocaina in singole dosi. C.G., a sua volta, è finito in manette per la detenzione a fini di spaccio dei 20 grammi di cocaina di cui aveva tentato di disfarsi.
Dell’arresto è stato informato il pm di turno presso la Procura della Repubblica di Verona, la dottoressa Maria Federica Ormanni, che ha disposto di trattenere nella camera di sicurezza gli arrestati, in attesa dell’udienza con rito direttissimo, che sabato si è svolta presso il tribunale di Verona.
Il Giudice ha convalidato i provvedimenti disponendo la misura cautelare dell’obbligo di firma presso i carabinieri di Cavaion a carico dell’italiano, il divieto di dimora nella provincia di Verona per l’uomo albanese ed ha rimesso in libertà la donna, rinviando il processo alla prossima udienza.

Gli investigatori ritengono che lo stupefacente acquistato dall’italiano fosse destinato ad essere spacciato al dettaglio fra i giovani consumatori della zona di Cavaion Veronese e dell’Alto lago di Garda, in vista della progressiva riapertura delle attività commerciali e relativa ripresa delle attività sociali previste dalla cosiddetta fase 3 delle misure di contenimento dell’epidemia da Covid 19, dopo il lungo periodo di lockdown che aveva bloccato anche le attività criminali.

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I due cittadini albanesi sono stati sanzionati anche amministrativamente per la violazione delle prescrizioni imposte dal DPCM del 26 aprile scorso, per essersi spostati in regione diversa senza un giustificato motivo.

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