Citrobacter, l'Aoui di Verona si prende 48 ore per le controdeduzioni

La commissione ispettiva della Regione Veneto ha concluso il suo lavoro ed ha prodotto una relazione sulla vicenda del batterio killer all'ospedale della donna e del bambino. Ora l'azienda ospedaliera può replicare

L'ingresso dell'ospedale della donna e del bambino di Verona (Fermo immagine video Facebook)

Si è presa due giorni, 48 ore, la direzione dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona (Aoui) per fornire una risposta alla Regione Veneto sul caso citrobacter.
Il presidente regionale Luca Zaia aveva infatti annunciato l'invio all'Aoui scaligera della relazione prodotta dalla commissione ispettiva. Una commissione voluta dalla Regione per chiarire la vicenda del batterio killer, annidatosi nell'ospedale della donna e del bambino di Borgo Trento. Un batterio che negli ultimi due anni avrebbe infettato quasi 100 neonati, uccidendone 4 e lasciandone 9 con gravi disabilità. Zaia ha chiesto alla direzione dell'azienda ospedaliera di prendere visione della relazione e di prendere i dovuti provvedimenti.
Oggi, 3 settembre, con una nota ufficiale, la direzione dell'Aoui ha comunicato di aver ricevuto dalla Regione «una richiesta di formulazione di rilievi ritenuti necessari per consentire alla Direzione di Area di entrare in possesso di tutti gli elementi utili per ogni conseguente azione». Una richiesta a cui l'azienda ospedaliera risponderà riservandosi «come di prassi nella massima trasparenza, di presentare tali controdeduzioni entro il termine richiesto di 48 ore».

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Dunque due giorni per replicare ai contenuti della relazione. Due giorni che non passeranno tranquillamente perché, da quando ha riaperto il punto nascita, l'ospedale della donna e del bambino si trova un presidio quasi permanente davanti alla porta. Un presidio organizzato da Francesca Frezza, la madre di Nina, una delle vittime del citrobacter. Per Francesca Frezza, i neonati sono stati infettati «consapevolmente» e «per scarsa igiene», come da lei scritto su Facebook.
«Lo sapevate da anni che c'era e che era la causa di queste tragedie - ha preseguito Frezza, rivolgendosi ai vertici dell'ospedale della donna e del bambino - Lo sapevate tutti che era ovunque nelle sale mediche e che non eravate in grado di estirparlo. Era ovunque e lo sapevate. Eppure alle mamme, ai papà, alle famiglie, avete nascosto, avete mentito, avete negato, avete occultato senza un briciolo di coscienza. Per me voi siete degli assassini e per i giorni che verranno i sarò davanti ai vostri reparti». E la richiesta ribadita ancora dalla mamma di Nina è quella delle dimissioni del primario di pediatria, il dottor Paolo Biban, della direttrice sanitaria Chiara Bovo, del direttore di ostetricia e ginecologia Massimo Franchi e del dottor Francesco Cobello, direttore generale dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona.

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