Citrobacter koseri a Borgo Trento, le precisazioni del direttore generale Cobello

Il dott. Francesco Cobello, direttore generale dell'AOUI, ha stilato un documento con le integrazioni alla relazione della Commissione ispettiva regionale sul "caso citrobacter"

Da sx il dott. Francesco Cobello direttore generale AOUI e il Prof. Massimo Franchi direttore di Ostetricia e Ginecologia

Sulla vicenda "citrobacter" che vede al centro l'Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento, l'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona ha divulgato nelle scorse ore un documento riportante le «integrazioni alla relazione della Commissione Regionale Veneto». Si tratta di fatto di una serie di precisazioni e "controdeduzioni" che l'azienda per mano del suo direttore generale, il dott. Francesco Cobello (firmatario del documento), ha ritenuto necessario mettere nero su bianco ed allegare alla relazione della Commissione Ispettiva che la Regione Veneto aveva istituito per affrontare il caso. Il tutto, dunque, ai fini di una maggiore chiarezza circa l'analisi dell'intera delicatissima vicenda.

All'interno del testo firmato dal dott. Francesco Cobello vengono anzitutto ricordate le «conclusioni della relazione della Commissione regionale ispettiva degli eventi avversi da Citrobacter koseri presso AOUI», specificando che tali conclusioni «evidenziano quattro punti critici: Deficit di comunicazione intra-aziendale fra strutture, fra AOUI e Azienda Zero, tra AOUI e familiari dei pazienti ricoverati. Iniziale sottostima e riconoscimento tardivo del problema da parte dei medici della TIN e scarso coinvolgimento del CIO. Problemi di aggiornamento dei protocolli in merito agli aspetti legati alla prevenzione delle innfezioni e alle terapie. Problemi legati all'igiene delle mani degli operatori, desunti dal consumo di gel alcolico all'interno di TIN e TIP. Mancanza di approccio  multidisciplinare clinico ed epidemiologico nei protocolli terapeutici di TIN, desunta dalla mancanza di coinvolgimento di altri specialisti nella elaborazione dei protocolli di terapia del 2017».

Al riguardo, il direttore generale dell'AOUI dott. Francesco Cobello chiarisce che il documento da lui firmato «si propone di fornire ulteriori elementi della dinamica di quanto messo in atto dalla Direzione strategica per dare risposta alle osservazioni della Commissione regionale». Il dott. Cobello ha quindi ricordato che «a partire dall'11 giugno sono stati sospesi i parti presso l'ospedale donna-bambino ad eccezione degli eventuali casi di emergenza/urrgenza non trasportabili. Durante tale chiusura, la Direzione strategica ha deciso di effettuare una ampia revisione ambientale su qualsiasi ipotesi di sorgenti ambientali di citrobacter, e cioè acqua, aria e superfici [...]. Per quanto quanto attiene alla rete idrica dell'ospedale donna-bambino nel suo complesso si è effettuato un intervento di iperclorazione e flussaggio, inserendo nei rubinetti i filtri assoluti». Il dott. Cobello precisa poi che «verranno inoltre sostituiti i rubinetti attuali con rubinetti a flussaggio automatico, filtri assoluti e lavelli in acciaio senza "troppo pieno" per evitare la formazione di biofilm in punti acqua poco utilizzati». 

Il direttore generale dell'AOUI dott. Francesco Cobello ha quindi specificato che «alla luce di quanto erroneamente riportato sulla stampa locale e nazionale si sottolinea che in AOUI viene utilizzato quasi esclusivamente latte già forniti dalle Aziende produttrici in forma liquida, per il quale non viene richiesta alcuna manipolazione da parte degli operatori, e solo occasionalmente si utilizza latte in polvere reidratato per particolari esigenze del neonato: in questo caso non viene utilizzata acqua potabile presa dal rubinetto, ma acqua minerale in bottiglia».

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Tra i passaggi più importanti del documento firmato dal dott. Francesco Cobello, vale dunque la pena riportare infine quello concernente le "Considerazioni relative all'andamento epidemiologico dei casi di Citrobacter koseri": «Una prima considerazione riguarda il confronto per le infezioni invasive fra glli anni 2018, 2019 e 2020. Nel 2018 un solo caso isolato, - scrive il direttore generale dell'AOUI dott. Francesco Cobello - nel 2019 tre casi di cui due incerti per modalità di trasmissione o per provenienza, nel 2020 cinque casi di cui uno probabile e poi chiusura del punto nascita. Tenendo comunque 5 casi come scritto nella relazione della Commissione regionale, il tasso di infezione invasiva per il 2019 è di 1,4 eventi/100 ricoverati e per il 2020 di 1,8 eventi/100 ricoverati: i due valori non sono significativamente diversi. Non è invece possibile fare confronti per i casi totali (91 pazienti) del periodo considerato, perché l'unico dato disponibile riguarda lo screening condotto in AOUI nel 2020 in TIN/TIP mentre mancano dati di confronto per gli anni precedenti e, in letteratura scientifica, non vi sono dati di prevalenza/incidenza della colonizzazione da Citrobacter koseri per altre strutture italiane o internazionali TIN/TIP, pur essendo avvenuti casi di infezione/colonizzazione negli ospedali universitari di Cleveland (U.S.A.), di Varsavia (Polonia), di Creta (Grecia) e di Nimes (Francia). Si ricorda, infatti, - conclude il dottt. Francesco Cobello - che la colonizzazione non significa malattia e non è nemmeno predittiva di futura malattia, ma soltanto indicativa di circolazione del batterio».

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