Citrobacter anche a San Bonifacio? Girardi rassicura: «Nessun caso»

Un bambino lesionato per l'infezione del batterio-killer era stato trasferito dal Fracastoro all'ospedale di Borgo Trento. Su questo e su tutti gli altri casi dovranno fare luce le commissioni ispettive all'opera a Verona

Ospedale di San Bonifacio (Foto di repertorio)

Oggi, 23 luglio, è diventata operativa la commissione ispettiva regionale che il presidente del Veneto Luca Zaia ha nominato per far luce sull'ormai ribattezzato «caso citrobacter». Oltre a questa commissione, da giorni è già al lavoro quella dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui) di Verona. Entrambe indagheranno su quanto è accaduto all'ospedale di Borgo Trento dal 2018 a oggi. In due anni, si sarebbero verificati almeno una dozzina di infezioni di un batterio molto insidioso, il citrobacter koseri. Queste infezioni avrebbero portato alla morte di tre neonati, mentre altri quattro avrebbero riportato gravi lesioni.

Intanto, per permette le ispezioni e la bonifica delle aree in cui si potrebbe annidare il citrobacter, il punto nascita di Borgo Trento è stato chiuso e le terapie intensive pediatrica e neonatale sono state spostate. Una scelta che «ha spiazzato tutti», scrive la consigliera comunale del Partito Democratico di Verona Elisa La Paglia, la quale chiede che «venga data accurata informazione e tutte le rassicurazioni del caso alle gestanti, attuali e future: qual è il livello di servizio che può assicurare questa nuova terapia intensiva nel malaugurato caso in cui un nascituro di tutta la provincia di Verona ne dovesse aver bisogno? Fino a prima dell'emergenza coronavirus sarebbe stato impensabile lo spostamento di un reparto così delicato in così poco tempo. È assicurata la presenza di personale medico e infermieristico specializzato visto la necessità di dare il tempo, al vecchio personale, di fare tutti tamponi necessari? E abbiamo notizia anche della sospensione del trasporto neonatale da parte di Verona. Il servizio veniva effettuato in alternanza con Padova che ora se ne farà carico, temporaneamente, in toto».

Ma il «caso citrobacter» rischia di non coinvolgere solo l'ospedale di Borgo Trento. Nella relazione fornita dall'Aoui alla Regione, viene riferito che un bambino rimasto disabile per il citrobacter, nel 2019, sarebbe stato trasferito dall'ospedale di San Bonifacio a quello di Verona. E il sospetto è che l'infezione del batterio fosse avvenuta già prima del trasferimento. Su questo tema, però, è giunta la rassicurazione del direttore generale dell'Ulss 9 Scaligera Pietro Girardi: «Nessun caso di infezione neonatale con positività al citrobacter è stato riscontrato all'ospedale Fracastoro».

In sostanza, il bimbo nato al Fracastoro avrebbe avuto bisogno di cure importanti, ma non per il citrobacter. Per questo sarebbe stato trasferito all'ospedale di Borgo Trento, dove invece sarebbe avvenuta l'infenzione. Comunque, anche su questo, dovranno trovare la verità le commissini ora all'opera.

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