Citrobacter, Aoui si difende: «Relazione ministeriale contiene inesattezze»

Francesco Cobello, commissario dell'azienda ospedaliera veronese ha scritto una lettera a Regione, Ministero della salute e Procura di Verona, in cui replica alle valutazioni espresse dagli ispettori inviati da Roma

Ospedale della donna e del bambino di Verona

Per il presidente della Regione Luca Zaia, la relazione degli ispettori del Ministero della salute non ha aggiunto nulla di nuovo a quello che già si sapeva sul caso citrobacter dell'ospedale della donna e del bambino di Verona. In ogni caso, il documento ministeriale ha avuto il merito di riportare la vicenda al centro dell'attualità. Un'attualità politica, visto l'attacco della consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, ma anche civica, con i genitori dei bambini uccisi dal batterio killer che sono tornati a chiedere a gran voce le dimissioni di Francesco Cobello, direttore generale (ora commissario) dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (Aoui) di Verona. Tanto che lo stesso Cobello è dovuto passare al contrattacco con una lettera inviata a Regione Veneto, Ministero ed anche alla Procura di Verona, la quale sta indagando sui diversi casi di infezione avvenuti nella struttura di Borgo Trento.

LA LETTERA DEL COMMISSARIO COBELLO SULLA RELAZIONE DEGLI ISPETTORI MINISTERIALI

La lettera di Cobello comincia da dove la relazione del Ministero finiva. Gli ispettori, infatti, avevano consigliato delle azioni di miglioramento dell'ospedale scaligera come l'aggiornamento dei programmi di formazione del personale o la manutenzione degli impianti idrici e dei sistemi di filtrazione dell'aria. Il commissario dell'Aoui ha risposto dando conto di quanto è stato fatto proprio negli ambiti segnalati dagli ispettori. In due pagine, Cobello ha sintetizzato i miglioramenti fatti e quelli programmati.
Ma il passaggio più importante della lettera è quello in cui il commissario riporta le sue considerazioni sulla relazione del Ministero, una relazione che «contiene diverse inesattezze che non possono essere taciute», si legge. E ancora, le «valutazioni espresse dagli ispettori ministeriali» sono «non coerenti con la realtà dei fatti».
Per Cobello, non è vero che l'azienda si è occupata della vicenda citrobacter solo dal 4 febbraio 2020, perché ci sarebbe stata sul tema una commissione interna già il 14 gennaio 2020.
Gli ispettori hanno poi contestato al direttore generale dell'Aoui il fatto che già a dicembre lui fosse stato informato del caso di una neonata morta per aver contratto il citrobacter nell'ospedale della donna e del bambino. Cobello precisa che, quando era stato informato, undici professionisti (tra medici e sanitari) avevano sottoscritto un documento in cui si escludevano criticità ed una epidemia di citrobacter. Da quel documento, Cobello (che «non ha competenze di tipo medico») ha dedotto che il caso della neonata morta fosse isolato e che tutto all'interno dell'ospedale fosse sotto controllo. Il commissario sostiene che «le circostanze, nel dicembre 2019, fossero tali da rendere impossibile prevedere gli avvenimenti successivi ed adottare le iniziative opportune».
Infine, nella relazione del Ministero era stata rilevata come possibile concausa della vicenda la «mancanza di una forte governance della struttura sanitaria da parte dei vertici della direzione aziendale». Anche su questo passaggio, Cobello ha voluto specificare che «se effettivamente risultassero carenze di governance, trattandosi di profili d'ordine eminentemente sanitario, tali carenze andrebbero più correttamente attribuite al direttore sanitario e non al direttore generale».

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