Ancora morti nelle case di riposo, le richieste di sindaci e sindacati

I primi cittadini veronesi chiedono procedure più rapide per rimpiazzare i dipendenti contagiati e quindi costretti a stare a casa. E i sindacati dei pensionati veneti vogliono la creazione di task force in ogni provincia

(Foto di repertorio)

Il coronavirus, purtroppo, è entrato anche nelle case di riposo del Veneto. Diversi sono focolai e purtroppo diverse sono le vittime. Gli ospiti di queste strutture, infatti, sono generalmente anziani che già convivono con qualche patologia e per loro è più probabile che un'infezione da coronavirus si concluda con un decesso. Nella casa di riposo di Villa Bartolomea, fino a ieri 1 aprile, si contavano 26 ospiti deceduti; a Legnago il conto dei decessi è salito a 6 ed anche a Caprino si registra un morto nella casa di riposo, oltre a quelli delle strutture di Lazise, Sommacampagna e Castelnuovo del Garda.
Su questo fronte, la Regione Veneto ha pensato ad un piano che l'Ulss 9 Scaligera è pronta ad applicare. Una strategia che si basa fondamentalmente sulla divisione degli spazi, in modo tale che gli anziani positivi al coronavirus non abbiano contatti con chi è negativo. Alcuni contatti, però, non si possono evitare e sono quelli con gli operatori delle case di riposo, ovvero coloro che si prendono cura degli ospiti. Anche molti lavoratori sono risultati positivi ai test del Covid-19 e per loro è scattato l'isolamento domiciliare. La conseguenza è che nelle case di riposo in cui ci sono anziani con il coronavirus progressivamente viene a mancare il personale che, infettandosi, è costretto a rimanere a casa.
Per questo i sindaci dei Comuni veronesi hanno scritto al prefetto e al direttore dell'Ulss 9 Scaligera, chiedendo di rimpiazzare il personale malato con volontari della Croce Rossa, o anche con militari dell'esercito, oppure di rendere più rapide le assunzioni con deroghe giustificate dall'emergenza. Ma per proteggere i dipendenti e gli ospiti sani, le case di riposo chiedono di avere un canale rapido per il rifornimento di mascherine e di altri dispositivi di protezione.

Ma le richieste per le case di riposo non si esauriscono alle lettere dei sindaci veronesi. I sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil hanno accusato la Regione Veneto di non essere tempestiva nella gestione dei focolai nelle case di riposo. «Non si può perdere più tempo - si legge in un comunicato di Spi, Fnp e Uilp del Veneto - Chiediamo la creazione di vere e proprie task force provinciali con la regia dei prefetti. Dove ci sia un effettivo coordinamento fra Ulss, centri di servizi distrettuali, conferenze dei sindaci, case di riposo e sindacati, per monitorare e affrontare la situazione nelle residenze per anziani pubbliche e private. Ma anche l’assistenza domiciliare, che è un altro fronte molto delicato».

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Dal punto di vista politico, il Movimento 5 Stelle del Veneto chiede la sospensione dei pagamenti che le case di riposo versano nelle casse regionali, mentre a Verona il consigliere comunale Michele Bertucco chiede «una fotografia certa della situazione nelle case di riposo, sul numero dei positivi e sul destino degli ospiti che devono ricorrere alle cure ospedaliere. Devono assolutamente essere evitati ulteriori focolai. E crediamo si debba intervenire con un supporto non solo di tipo medico, ma anche psicologico perché l'intensità dei livelli di assistenza sta diventando un problema. Crediamo, infine, sia utile attivare un comitato dei familiari in modo da verificare l'adeguatezza delle misure prese dalle Ulss e segnalare prontamente ogni urgenza».

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