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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Casaleone non brucia pi piromane dietro le sbarre

Il tenente colonnello Mason: "La sua disponibilit a collaborare era sospetta, era sempre sul luogo"

Il clima di terrore sembra finito in quel di Casaleone. Nella giornata di ieri, i carabinieri della compagnia di Legnago e della stazione di Sanguinetto, hanno portato a termine l'operazione Nerone provvedendo all’arresto di Manuel Menarbin, classe ‘79 residente Casaleone, ritenuto responsabile di danneggiamento, incendio aggravato ed altri reati commessi tra l’estate del 2010 e il dicembre del 2011 nel territorio del suo comune di residenza. Fatti di cui già si sono occupate le recenti cronache, provocando diversi casi di paura e tensione all’interno di tutto il territorio della bassa veronese.

Inizialmente sarebbe partito con un danneggiamento all’autolavaggio della zona, per poi passare agli incendi. Nella fase iniziale i suoi interventi si sono concentrati su siti aziendali artigianali, per poi dedicarsi alla manomissione dei bomboloni del gas, molto pericolosi perché di solito sono collocati a ridosso delle abitazioni. Sul conto dello stesso sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza a seguito dei quali il Gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nella sua abitazione è stato trovato un visore notturno, con il quale molte volte sarebbe riuscito ad eludere gli appostamenti notturni degli uomini dell’Arma e i sensori di allarme.

Le indagini sono state lunghe e difficili – ha dichiarato il tenente colonnello del comando provinciale Pierpaolo Mason -. Noi avevamo dei sospetti, poiché ronzava sempre nelle vicinanze quando succedeva qualcosa. Nel suo atteggiamento c’era qualcosa di particolare: una disponibilità eccessiva, troppo sospetta per passare per senso civico. Si proponeva sempre come la persona che aveva visto persone che non aveva visto nessun altro. Per sviare i sospetti era arrivato addirittura a bruciare un armadio in legno dove teneva gli attrezzi per curare il suo vivaio. I sospetti sono tornati immediatamente al mittente perché troppe cose non tornavano, troppe le prove che lo inchiodavano. Prime fra tutte, le registrazioni delle telecamere che lo ritraevano prima e dopo i suoi atti di sabotaggio”.

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