Cronaca San Michele / Via San Michele

Cambiano le norme per colloqui e chiamate: rivolta dei detenuti nel carcere di Montorio

La protesta ha avuto luogo il 26 luglio, tra le 16 e le 21, come sottolinea la segreteria regionale Triveneto di USPP, con i detenuti che si sarebbero «barricati, legando i cancelli con lenzuola e mettendo i tavolini tra le sbarre», iniziando a sbattere tra di loro le pentole

Una rivolta è scoppiata nel pomeriggio di mercoledì 27 luglio nel carcere di Montorio. Come riferisce la segreteria regionale Triveneto di USPP (Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria), a dare il via alla protesta sarebbero stati i «detenuti ubicati in quarta sezione», i quali si sarebbero «barricati, legando i cancelli con lenzuola e mettendo i tavolini tra le sbarre», iniziando a sbattere tra di loro le pentole.

I detenuti avrebbero richiesto la presenza del Magistrato di sorveglianza di Verona: solo dopo il suo intervento, e lunghi colloqui, la situazione è rientrata intorno alle ore 21. Le motivazioni alla base della protesta, emerse in questi frangenti, sarebbero relative al «cambiamento delle norme apportate dalle direzione circa i colloqui, telefonate e videochiamate per i detenuti». 
Il sindacato sottolinea che «non sono stati causati danni ai beni dell’amministrazione, i suppellettili usati occupando i corridoi sono stati riportati nelle celle dagli stessi detenuti». 

«In un periodo dell’anno che si svuota della maggior parte delle attività inframurarie per le ferie estive, in cui il caldo rende ancora più insopportabile la detenzione, con un aumento di atti autolesionistici e suicidi, Sbarre di Zucchero chiede a gran voce che venga accolto in tempi brevissimi l’appello congiunto con Ristretti Orizzonti e Conferenza Nazionale Volontariato e Giustizia “Direttore, concedimi una telefonata”, per l’aumento delle telefonate concesse ai detenuti, come durante la pandemia da covid. Appello che è stato sottoscritto da oltre 150 tra enti ed associazioni e da centinaia di singoli cittadini ed ha dato spunto per un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio». Questa la nota dell'associazione che difende i diritti dei detenuti e che prosegue: «A pochi giorni dal primo anniversario della morte di Donatela Hodo, suicidatasi nel carcere di Verona, e che ha dato il “la” alla nascita di Sbarre di Zucchero, siamo convinti che permettere ai detenuti ed alle detenute di coltivare gli affetti concedendo telefonate quotidiane – che, ricordiamo, sono a carico dei detenuti stessi - eviterebbe questi gravi fatti che, purtroppo, stanno diventando così frequenti che, tristemente, non ci si stupisce più. Una telefonata avrebbe potuto salvare Donatela, una telefonata avrebbe potuto salvare molti dei detenuti che già si sono suicidati in questo 2023».
«È per noi inconcepibile che la salute psicologica dei ristretti continui a non essere presa in carico dallo Stato che così viene meno al dettato costituzionale. Allo Stato chiediamo quindi uno scatto di civiltà, che da troppo tempo manca tra le mura dei 189 Istituti di pena italiani».

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