Senza diritti, minacciati e sottopagati 5 euro l'ora: la denuncia parte da un Cas di Nogara

L'operazione "Caporale" svolta dai carabinieri ha rivelato una complessa realtà di sfruttamento lavorativo in ambito agricolo nel territorio veronese, con coinvolti loro malgrado in larga parte cittadini "richiedenti asilo" sottoposti a turni massacranti e privi di tutele

I carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro in azione

Una lunga attività d'indagine svolta dai carabinieri di Nogara e Villafranca di Verona, unitamente al Nucleo Ispettorato del Lavoro dei militari dell'Arma di Verona e agli stessi ispettori territoriali del lavoro, ha consentito di scoperchiare una complessa situazione di sfruttamento di lavoratori in ambito agricolo. In particolare, secondo quanto riferito dai carabinieri, le investigazioni avrebbero fatto emergere la presenza di una Srl, facente capo ad una coppia, un uomo e una donna entrambi di origine marocchina, dedita al reclutamento di forza lavoro tra persone extracomunitarie, molte delle quali "richiedenti asilo" ed alloggiate presso Cas del territorio scaligero.

Nella giornata di ieri i militari spiegano infatti di aver eseguito tre misure cautelari disposte da un'ordinanza del Gip di Verona, nei confronti per l'appunto della coppia marocchina (classe '91 e '95), oltre che di un terzo soggetto di nazionalità nigeriana (classe '92). I primi due avrebbero avuto ruoli di vertice all'interno della Srl, con poteri decisionali e di gestione, mentre la terza persona, unitamente anche ad altri soggetti (ulteriori tre persone sarebbero al momento risultate irreperibili), avrebbero svolto fattivamente l'attività di reclutamento e di sovrintendenza delle attività nei campi, in qualità di "capi squadra" dei braccianti sfruttati. L'uomo marocchino si trova al momento in carcere, mentre per la donna sono stati disposti i domiciliari, infine il cittadino nigeriano è stato sottoposto all'obbligo di dimora. 

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Intervista al comandante della stazione carabinieri di Nogara

Le prime attività d'indagine risalgono, secondo quanto riportato dai carabinieri, alla fine del 2018, quando il presidente di una cooperativa che aveva in gestione un Centro di accoglienza straordinaria con sede a Nogara, si sarebbe rivolto ai militari della stazione locale per denunciare alcune situazioni di difficoltà vissute da degli ospiti del centro. In particolare, grazie anche alla fiducia riposta dagli stessi richiedenti asilo nei confronti delle forze dell'ordine, due di questi ospiti, entrambi originari del Mali, avrebbero così raccontato ai carabinieri di Nogara le vessazioni subìte in ambito lavorativo, di fatto scoperchiando la complessa situazione di sfruttamento cui anche altri cittadini extracomunitari sarebbero stati sottoposti.

I carabinieri di Nogara, unitamente agli ispettori del lavoro ed ai militari del Nil, hanno quindi potuto a quel punto avviare le indagini, ricercando testimoni, oltre che effettuando delle intercettazioni e svolgendo diversi accessi ispettivi all'interno delle aziende agricole che facevano richiesta della manodopera alla Srl in questione. Ad emergere sarebbe così stato un quadro di costante sfruttamento nei confronti di circa una trentina di lavoratori, molti dei quali già "richiedenti asilo", di età compresa tra i 20 e i 35 anni, originari del Mali, Nigeria ed altri Stati del Nordafrica. In particolare, a seguito di due accessi ispettivi del Nil, uno in un'azienda avicola nel territorio veronese ed un altro nel territorio padovano al confine con la provincia di Rovigo in un campo di coltivazione di radicchio, sarebbero stati trovati ben 16 lavoratori "in nero". 

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Indagine "Caporale" - video carabinieri

Nel complesso, i carabinieri spiegano di essersi trovati dinanzi ad un quadro piuttosto sconcertante di pressoché totale assenza di diritti riconosciuti ai lavoratori che sarebbero stati reclutati a qualsiasi ora del giorno, per svolgere qualunque tipo di mansione fosse necessaria. I vari soggetti sfruttati sarebbero dunque stati costretti a svolgere le loro attività in una sorta di costante stato di soggezione, con orari massacranti, spesse volte "in nero" ed in assenza di una qualsiasi forma previdenziale od assistenziale. Oltre a ciò sarebbe stata appurata, nel corso dell'attività investigativa, la paga oraria di 5 euro circa all'ora, vale a dire meno della metà di quanto previsto al tempo dal contratto nazionale (11 euro l'ora). Il già misero compenso, sarebbe stato anche "precario", poiché gli stessi militari dell'Arma avrebbero appurato la sussistenza di minacce di decurtazione dello stipendio nei confronti dei lavoratori, oltre che di minacce di violenza e di perdita del lavoro stesso. I braccianti, inoltre, sarebbero risultati nel complesso privi di qualunque tipo di formazione obbligatoria in tema di sicurezza sul lavoro, oltre che persino sprovvisti delle minime dotazioni antinfortunistiche, venendo così di fatto esposti a gravi rischi.

I reati contestati nei confronti dei vari soggetti coinvolti dall'attività investigativa dell'operazione "Caporale" svolta dai carabinieri, risultano quindi essere nello specifico quelli di "associazione per delinquere finalizzata all'intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro di cittadini extracomunitari e favoreggiamento della loro permanenza illegale in Italia", oltre a quello di "concorso in falsità materiale commessa da privato" e di "violazioni in materia antinfortunistica e sulla sicurezza sul lavoro". Infine, sempre nella giornata di ieri, giovedì 23 gennaio, i carabinieri hanno eseguito l'ordinanza di sequestro preventivo della somma di 15mila euro, denaro trovato nella disponibilità degli indagati. La quota sequestrata è stata stimata calcolando il "guadagno" che gli indagati avrebbero illecitamente ottenuto dallo sfruttamento dei lavoratori sottopagandoli. Si tratta, secondo quanto spiegato dai carabinieri, di una stima operata in riferimento al preciso arco temporale di quaranta giorni e che lascia dunque facilmente immaginare anche il cospicuo "guadagno" su scala annuale.

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Conferenza stampa carabinieri - 24 gennaio 2020

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