Calzedonia riconverte alcuni stabilimenti per la produzione di mascherine

I primi 5.000 pezzi prodotti sono stati donati agli ospedali ed al Comune di Verona. Ed oltre alle mascherine si produrranno anche camici

Foto di repertorio

Dopo aver chiuso tutti i punti vendita dei marchi del gruppo, Calzedonia ha riconvertito parte dei suoi stabilimenti per produrre camici e mascherine.
Il nuovo decreto del presidente del consiglio Giuseppe Conte, entrato in vigore da ieri 23 marzo, ha chiuso tutte le attività produttive ritenute non necessarie e tra queste ci sono anche le attività tessili, tranne quelle che producono articoli di tipo tecnico o industriale. E così, da ieri, il presidente di Calzedonia Sandro Veronesi ha promosso la trasformazione di alcuni stabilimenti per iniziare a creare mascherine e camici.

Gli stabilimenti interessati sono quelli croati e quelli italiani di Avio, in provincia di Trento, e di Gissi, in provincia di Chieti. In queste aziende sono stati installati macchinari per la creazione di una linea semi-automatica, mentre le cucitrici sono state settate per il nuovo tipo di produzione.

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La produzione che Calzedonia prevede di avere è di 10.000 mascherine al giorno nella fase iniziale, con un incremento previsto nelle prossime settimane. E le prime 5.000 mascherine prodotte sono state donate agli ospedali ed al Comune di Verona.

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